CATALOGNA: PROVA DI FORZA DELL’INDIPENDENTISMO

Pubblicato il 13 settembre 2017 alle 5:53 in Europa Spagna

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Per il sesto anno consecutivo centinaia di migliaia di indipendentisti hanno sfilato a Barcellona in occasione della diada, festa nazionale catalana, chiedendo a gran voce il voto per l’indipendenza dalla Spagna il 1 ottobre prossimo.

La manifestazione per la Diada a Barcellona. Fonte: lasexta

La manifestazione per la Diada a Barcellona. Fonte: lasexta

Lo strappo del parlamento catalano nei confronti della Spagna con l’approvazione delle leggi sul referendum e sulla transizione giuridica lo scorso 6 settembre ha creato tensione e aspettativa nella regione. Le leggi sono state sospese dal Tribunale Costituzionale spagnolo e il referendum, convocato per il 1 ottobre, è stato dichiarato illegale non solo dal governo di Madrid, ma anche dai tribunali.

La Guardia Civil ha impedito che venissero stampate le schede elettorali tanto che il presidente della Generalitat Carles Puigdemont ha invitato la popolazione a stampare la scheda a casa propria. Inoltre, nonostante l’appoggio di molti sindaci della Catalogna dell’interno, le amministrazioni comunali delle principali città (Barcellona, Tarragona, Lleida, L’Hospitalet de Llobregat e altre) hanno negato al governo regionale gli spazi pubblici per tenere la consultazione e dal governo centrale è stato ordinato alla polizia e alla guardia civile di aumentare la propria presenza in Catalogna. Mariano Rajoy ha assicurato agli spagnoli che il governo “non si preclude alcuna possibilità” per risolvere la questione.

Di fronte a queste difficoltà la Generalitat e la galassia indipendentista in genere hanno optato per la prova di forza l’11 settembre scorso. La diada, festa nazionale catalana che commemora l’ingresso delle truppe borboniche in città che pose fine nel 1714 alla guerra di successione spagnola e ai privilegi di cui godeva la Catalogna risalenti al regno d’Aragona, è ormai da sei anni la celebrazione per eccellenza dell’indipendentismo.

Un milione di persone è sceso in piazza a Barcellona secondo i dati della polizia urbana, 125.000 persone in più rispetto allo scorso anno, 800.000 in meno rispetto al 2014, anno della massima partecipazione popolare.

“Né i tribunali né la guardia civile potranno fermare tutto questo” – ha affermato Carles Puigdemont parlando alla folla. Il governo regionale, infatti, spera che l’imponenza della manifestazione rappresenti la continua mobilizzazione dell’indipendentismo e impressioni le istituzioni di Madrid. “Le decisioni del Tribunale non ci vincolano, dipendiamo solo dal nostro parlamento e dal nostro governo” – ha affermato Jordi Sánchez, presidente dell’Assemblea Nazionale di Catalogna, la principale organizzazione indipendentista non partitica.

“Le schede ci saranno e le urne ne saranno piene” – promette Puigdemont, ma l’esito dello scontro con il governo centrale, da oggi fino al 1 ottobre, è tutto da decidere.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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