INDONESIA: LE PRIGIONI SONO TEATRI PER LA RADICALIZZAZIONE

Pubblicato il 12 settembre 2017 alle 20:30 in Asia Indonesia

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Il più importante ideologo dell’Isis in Indonesia, Aman Abdurrahman, è in carcere da 15 anni, ma questo non gli impedisce di diffondere i suoi insegnamenti e di accrescere la sua influenza nel mondo. Questo mette in luce un problema serio per il governo dell’Indonesia, quello del degrado delle infrastrutture detentive e della crescente radicalizzazione tra i prigionieri.

Il governo dell’Indonesia è sempre più preoccupato perché non riesce a impedire la diffusione dell’ideologia radicalista islamica filo-Isis, pur avendo imprigionato da tempo il suo principale fautore. Aman Abdurrahman è riuscito, dal carcere, a pubblicare diversi libri sull’ideologia dell’Isis e a diffondere i suoi predicamenti attraverso il telefono cellulare, così come a benedire tutti coloro che volessero unirsi alle fila dell’Isis in Siria. L’uomo è stato trovato in possesso di molti telefoni cellulari che gli erano stati consegnati di nascosto dai suoi sostenitori negli orari di visita, secondo quanto riferito dalla polizia.

“Aman Abdurrahman è riuscito a predicare durante tutto il suo tempo di prigionia utilizzando un telefono tramite il quale diffondeva i suoi discorsi in streaming”, ha dichiarato un ufficiale della squadra anti-terrorismo.

La capacità del leader islamico di esercitare la sua influenza durante la prigionia mette in evidenza chiaramente come i militanti e i terroristi detenuti riescano a sfruttare a loro favore le falle nel sistema di detenzione dell’Indonesia per continuare la loro opera di diffusione ideologica e di reclutamento di nuove leve per i loro piani.

“Le prigioni sono l’anello debole dell’anti-terrorismo in Indonesia. Ci sono gruppi di sostenitori dell’Isis che hanno studiato gli insegnamenti di Aman per anni furi dal carcere”, ha dichiarato Noor Huda Ismail, esperto di anti-terrorismo e fondatore dell’Istituto per la Pace Internazionale di Jakarta.

L’influenza e gli insegnamenti del predicatore detenuto non si limitano a essere diffusi in Indonesia, ma raggiungono anche la Malesia. Secondo la polizia di Kuala Lumpur, alcuni sospettati di collaborazionismo con l’Isis avevano con sé materiali jihadisti di Aman.

Aman Abdurrahman è il fondatore del gruppo Jamaah Ansharut Daulah (JAD) legato all’Isis e classificato come organizzazione terroristica dal Dipatimento di Stato degli Stati Uniti nel gennaio 2017. L’organizzazione è nata nel 2015 ed è costituita da circa 24 gruppi estremisti indonesiani che hanno giurato fedeltà al leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi.

Il predicatore Aman Abdurrahman è stato arrestato per la prima volta nel 2004 con una condanna a sette anni per aver tentato di pianificare un attentato terroristico a Cimanggis, Depok nell’isola di West Java. Subito dopo il suo rilascio, Aman si è alleato con il gruppo Jemaah Islamiyah (JI), organizzatore degli attentati a Bali nel 2002. Le due organizzazioni hanno collaborato per creare un campo di addestramento per terroristi nella città di Aceh, realizzato nel 2010. Il campo è stato poi smantellato dalla polizia e Aman di nuovo arrestato e condannato a 9 anni di detenzione. Durante la prigionia, oltre a utilizzare gli smartphone che riceveva illecitamente, Aman consegnava i suoi scritti a coloro che gli facevano visita perché li diffondessero sul web. I siti virtuali contenenti i suoi insegnamenti vengono oscurati dalle autorità frequentemente, ma i sostenitori del predicatore sono sempre pronti a trasferirli su nuove piattaforme, in modo che le sue opere rimangano sempre accessibili e che le persone possano sempre ascoltare i suoi discorsi online.

In seguito agli attentati che hanno colpito la capitale dell’Indonesia, Jakarta, il 14 gennaio 2016, in cui Aman era coinvolto, il predicatore e altri 4 militanti detenuti sono stati posti in stato di isolamento. Il 14 gennaio 2016 due attentati sono stati realizzati in contemporanea presso il centro commerciale Sarinah, al centro di Jakarta e hanno causato 20 feriti e gravi e 4 vittime. “Isolare i leader dei militanti aiuta a diffondere il virus dell’estremismo violento e impedisce che si diffonda ulteriormente tra i detenuti”, sostiene Kumar Ramakrishna, professore associato ed esperto di terrorismo della Rajaratnam School of International Studies. L’isolamento aiuta, ma non è sufficiente, poiché vengono allontanati dagli altri prigionieri solo i leader più importanti, mentre i loro sottoposti rimangono liberi di socializzare e di diffondere le loro ideologie.

L’Istituto per l’Analisi Politica del Conflitto (IPAC) nel suo rapporto del mese di dicembre 2016 riporta che lo stato di degrado delle infrastrutture carcerarie e il loro sovraffollamento facilitano i processi di radicalizzazione tra i detenuti.

I militanti arrestati vengono considerati come difensori dell’Islam da parte degli altri prigionieri, per questo Aman durante la sua reclusione ha potuto persino migliorare la sua immagine e accrescere la sua influenza.

Ilaria Tipà

di Redazione

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