COLLOQUIO TELEFONICO TRA ERDOGAN E TRUMP

Pubblicato il 11 settembre 2017 alle 6:01 in Turchia USA e Canada

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Nel corso di una telefonata, il presidente americano, Donald Trump, e il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato di collaborare per rafforzare i legami tra i due Paesi, entrambi membri della NATO, e per aumentare la sicurezza regionale. I leader hanno altresì confermato di incontrarsi durante il mese di settembre, in occasione del prossimo meeting dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.

A sinistra, bandiera turca; a destra, bandiera americana. Fonte: Wikimedia Commons

A sinistra, bandiera turca; a destra, bandiera americana. Fonte: Wikimedia Commons

La telefonata, avvenuta sabato 9 settembre, si è verificata in un momento di particolare tensione tra USA e Turchia. Solo due giorni prima, il 7 settembre, un procuratore americano aveva accusato l’ex ministro dell’economia turco, Zafer Caglayan, di aver pianificato di violare le sanzioni contro l’Iran, attraverso il passaggio illegale di milioni di dollari a Teheran attraverso il sistema finanziario americano. Come è noto, l’Iran è il principale rivale degli USA in Medio Oriente.È la prima volta che un ex-ufficiale del governo turco vicino a Erdogan viene messo sotto accusa dalle autorità americane. Dall’altra parte, Ankara ha immediatamente smentito le indiscrezioni, insistendo sull’innocenza di Caglayan. “Vedo le accuse contro il nostro ex ministro dell’economia come accuse contro la Turchia stessa”, ha affermato Erdogan, chiedendo agli Stati Uniti di rivedere la questione.

Da mesi, i rapporti tra Washington e Ankara sono caratterizzati da contrasti, soprattutto in relazione all’appoggio americano alle People’s Protection Units (YPG), il braccio armato delle Syrian Democratic Forces (SDF), formato interamente da combattenti curdo-siriani. Mentre gli Stati Uniti li reputano un alleato chiave nella lotta contro l’ISIS, la Turchia considera le People’s Protection Units un gruppo terroristico al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK). Per di più, la Ankara vuole evitare che i curdi siriani riescano a creare uno Stato indipendente nel nord della Siria per impedire ai curdi, che vivono in Turchia, di aderire a un simile progetto. Nonostante Erdogan abbia chiesto tante volte alla Casa Bianca di prendere le distanze dai curdo-siriani, Donald Trump, il 9 maggio 2017, ha ordinato l’invio di armi alle People’s Protection Units, considerate indispensabili nella lotta contro l’ISIS a Raqqa, capitale de facto dei terroristi in Siria. Un altro motivo di tensione tra i due Paesi è costituito dalla questione del chierico turco, Fethullah Gulen, considerato il responsabile del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016 in Turchia. Gulen, residente in Pennsylvania dal 1999, è accusato di aver pianificato a distanza il golpe per rovesciare Erdogan. Nonostante il presidente turco abbia chiesto ripetutamente l’estradizione del chierico agli Stati Uniti, questi, fino ad ora, non si sono ancora pronunciati.

Nonostante tali contrasti vadano avanti da mesi, sembra che sia Trump, sia Erdogan, vogliano cercare di mantenere rapporti amichevoli tra i propri Paesi, senza giungere ad una rottura definitiva. Ciò è stato dimostrato anche il 16 maggio scorso, quando i due leader si sono incontrati alla Casa Bianca, dove hanno concordato di rimanere uniti nella lotta contro il terrorismo.

Sofia Cecinini

di Redazione

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