11 SETTEMBRE: NUOVE PROVE CONTRO L’ARABIA SAUDITA

Pubblicato il 11 settembre 2017 alle 11:46 in Arabia Saudita USA e Canada

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In occasione del sedicesimo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, il giornale americano “New York Post” ha svelato nuove prove contro l’Arabia Saudita che testimonierebbero il suo coinvolgimento nell’attentato dell’11 settembre 2001.

11 settembre 2001. Fonte: Wikimedia Commons.

11 settembre 2001. Fonte: Wikimedia Commons.

La mattina dell’11 settembre, 19 attentatori dirottarono quattro aerei diretti in California, poco dopo il loro decollo, avvenuto rispettivamente dagli aeroporti di Boston, Newark e Washington. Alle 8:46 locali, 5 dirottatori presero il controllo del primo volo decollato da Boston, facendolo schiantare contro la torre nord del World Trade Center; poco dopo, alle 9:03, il secondo aereo, anch’esso partito da Boston, si schiantò contro la torre sud. Alle 9:37, il terzo aereo, decollato dall’aeroporto internazionale di Washington, colpì il Pentagono. Infine, il quarto volo, decollato da Newark, cadde nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, alle 10:03. Nonostante non sia mai stato scoperto il quarto obiettivo dei terroristi, le autorità americane pensano che l’aereo avrebbe dovuto schiantarsi contro la Casa Bianca o Capitol Hill. Complessivamente, gli attacchi causarono la morte di 2,996 persone, inclusi i dirottatori, e il ferimento di più di 6,000 individui. Le stragi furono ricollegate ad al-Qaeda e, in particolare, le autorità americane ritengono che le menti degli attentati furono Osama Bin Laden, Khalid Sheick Mohammed e Mohammed Atef. Dei 19 attentatori, 15 erano di nazionalità saudita, 2 erano originari degli Emirati Arabi Uniti, uno del Libano e uno dell’Egitto.

Le recenti prove riportate dal giornale americano fornirebbero nuovi dettagli che dimostrerebbero il “sostegno sia finanziario sia operativo” da parte saudita nell’attentato dell’11 settembre e che il governo saudita sarebbe coinvolto nella progettazione dell’attacco sin dalle prime fasi. In particolare, sembrerebbe che l’ambasciata saudita a Washington abbia finanziato una “simulazione” di un dirottamento aereo, rafforzando l’accusa rivolta agli impiegati governativi sauditi che sono sospettati di aver gestito e aiutato nella realizzazione degli attacchi. Secondo quanto riferito dalle fonti, due anni prima degli attacchi, l’ambasciata saudita avrebbe pagato due cittadini sauditi, che vivevano negli Stati Uniti sotto copertura come studenti, per viaggiare da Phoenix a Washington “in una simulazione dell’attentato dell’11 settembre”. Il 19 novembre 1999, su un volo da Phoenix a Washington, i due avrebbero più volte cercato di entrare nella cabina di pilotaggio, nel tentativo di testarne la sicurezza prima dell’attentato dell’11 settembre. Come riportato dai documenti dell’FBI, i biglietti del volo sarebbero stati pagati dal governo saudita e i due impiegati sauditi, Mohammed Al-Qudhaeein e Hamdan Al-Shalawi, sarebbero stati membri “della rete saudita di agenti negli Stati Uniti”. Al-Qudhaeein e Al-Shalawi si sarebbero formati nel campo afghano di Al-Qaeda nello stesso momento in cui erano presenti anche i dirottatori. Nonostante vivessero in Arizona, avevano contatti regolari con uno dei dirottatori e con un leader saudita di Al-Qaeda, che ora è rinchiuso nel campo di prigionia di Guantanamo. Entrambi lavoravano e ricevevano soldi dal governo saudita; Al-Qudhaeein era impiegato nel ministero degli Affari Islamici. In merito alla questione, uno dei principali avvocati della causa, Sean Carter, ha affermato: “Da tempo riteniamo che esistessero relazioni strette e di lunga durata tra Al-Qaeda e i componenti religiosi del governo saudita”. A suo avviso, questa sarebbe “un’ulteriore prova”.

Dall’altra parte, il mese scorso, gli avvocati che rappresentano l’Arabia Saudita hanno presentato una mozione per respingere la causa, che potrebbe finalmente essere presentata alla corte, considerando che il Congresso ha eliminato gli ostacoli legati all’immunità sovrana. Il 28 settembre 2016, è entrata in vigore la legge Justice Against Sponsors of Terorrism Act (JASTA), che erode il concetto di immunità sovrana, permettendo ai civili di citare in giudizio Stati Terzi per danni subiti da atti di terrorismo internazionale. La legge è stata adottata, nonostante l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avesse imposto un veto. In seguito, il 21 marzo 2017, le famiglie di 800 vittime degli attacchi dell’11 settembre hanno fatto causa all’Arabia Saudita, accusandola di complicità nell’attentato. In caso di loro vittoria, l’Arabia Saudita sarà costretta a risarcire le famiglie delle vittime.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera in lingua araba, l’Arabia Saudita ha sempre negato ogni responsabilità per l’attacco dell’11 settembre e ha rigettato 25 cause legali che accusano il Regno di aver supportato la pianificazione dell’attentato dell’11 settembre.

Nei documenti presentati alla corte distrettuale di Manhattan, Riad ha affermato l’impossibilità di dimostrare il coinvolgimento dell’Arabia Saudita o delle sue organizzazioni umanitarie nell’attentato e ha affermato di essersi meritata l’immunità sovrana.

Sofia Cecinini e Laura Cianciarelli, che ha tradotto i testi arabi

di Redazione

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