IL NIGER E IL TERRORISMO

Pubblicato il 10 settembre 2017 alle 10:01 in Approfondimenti Niger

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Il Niger sta diventando un Paese sempre più importante per l’Italia, giacché il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha reso noto che i confini meridionali della Libia con il Niger e il Ciad stanno divenendo aree da tenere sotto controllo con particolare attenzione. Dal momento che la Libia è dilaniata dall’instabilità politica, la difesa e il monitoraggio delle proprie frontiere sono problemi sempre più urgenti. Di conseguenza, i confini tra Europa e Africa, ad avviso di Minniti, non sarebbero più le coste libiche nordafricane, ma si sarebbero spostati più a sud, alle porte del Niger e del Ciad.

Il Niger vive da quasi sessant’anni una situazione di instabilità economica, politica e sociale. Il 3 agosto 1960, il Paese si è reso indipendente dal dominio coloniale francese e, da allora, la strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua a essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. Le sue difficoltà sono aggravate dagli scontri tra il governo locale, con a capo il primo ministro Brigi Rafini, in carica dall’aprile 2011, e il gruppo terroristico Boko Haram, che ha la sua base in Nigeria, Paese confinante con il Niger. Dal momento che il governo del Niger fa parte di una coalizione di Stati che combatte contro Boko Haram dal gennaio 2015, subisce la vendetta di questa organizzazione terroristica, una delle più potenti del mondo. La violenza di Boko Haram ha causato una grave crisi umanitaria. L’ultimo attacco si è verificato il 2 luglio scorso, quando alcuni jihadisti hanno ucciso 9 persone, e ne hanno rapite almeno 40 nel sud-est del Paese.

Tuttavia, Boko Haram non è l’unico gruppo terroristico attivo in Niger. Secondo il Country Report on Terrorism del governo americano relativo al 2016, nel Paese sono presenti anche al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), l’ISIS, il Movement for Unity and Jihad in West Africa, Ansar al Dine e Macina Liberation Front. I militanti di Boko Haram e dell’ISIS sono giunti in Niger attraverso il confine nigeriano, con l’obiettivo di compiere attacchi contro i civili e le forze di sicurezza locali nella zona di Diffa. Gli attentati che hanno colpito le regioni di Tillabery e Tahoua, invece, sono stati commessi da terroristi che hanno attraversato le frontiere con il Mali. I confini con l’Algeria, il Ciad e la Libia sono stati territori particolarmente propizi per i jihadisti di AQIM.

Grazie al sostegno straniero, l’esercito del Niger ha continuato ad aumentare le proprie capacità di controllo e di prevenzione degli attacchi terroristici. Nel corso di tutto il 2016, il governo di Niamey è stato uno dei principali oppositori dell’estremismo violento nella regione. Le autorità nigerine hanno collaborato a stretto contatto con partner internazionali, tra cui gli Stati Uniti, soprattutto in materia di anti-terrorismo.

Gli incidenti terroristici più significativi dell’anno passato sono stati:

  • Il 3 giugno 2016, i militanti di Boko Haram hanno assalito la città di Bosso, nella regione di Diffa, uccidendo 32 soldati;
  • Il 16 giugno, i jihadisti nigeriani hanno nuovamente colpito Diffa, nel villaggio di Ngagam, uccidendo 7 gendarmi e distruggendo gran parte delle riserve di grano locali;
  • Il 10 settembre, militanti armati hanno attaccato un campo di rifugiati nella regione di Tillabery, uccidendo una rifugiata di 18 anni e un bambino di 5 anni;
  • Il 6 ottobre, jihadisti hanno colpito un check-point della sicurezza fuori dal campo dei rifugiati di Tazalit, nella regione di Tahoua,  causando la morte di 22 soldati;
  • Il 14 ottobre, un cittadino americano è stato rapito da assalitori non identificati.

L’organo anti-terrorismo del Niger è il Central Service for the Fight Against Terrorism (SCLCT), il quale comprende una cellula separata nella regione strategica di Diffa, teatro principale degli attacchi. Le forze di sicurezza nigerine si sono impegnate durante tutto il 2016 nel contrasto, nel monitoraggio e nella gestione delle attività terroristiche nel territorio nazionale. Tuttavia, ad avviso del governo americano, tali forze dispongono di un potere insufficiente ad assicurare una copertura completa ed efficace. I confini con l’Algeria, la Libia, il Mali e la Nigeria sono aree particolarmente turbolente e difficili da controllare; per questo motivo sono sfruttate dai trafficanti di esseri umani, di armi e di droga. Al fine di migliorare la propria difesa, il Niger ha chiesto l’aiuto di partner stranieri. Il governo di Niamey, in particolare, ha collaborato con gli Stati Uniti per controllare i viaggiatori, utilizzando lo US-provided Personal Identification Secure Comparison and Evaluation System, (PISCES). Assistenza anti-terrorismo è stata offerta anche dalla Francia, dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite. In particolare, i soldati francesi sono presenti a Niamey e in altri luoghi del Paese per effettuare operazioni speciali e per assistere gli agenti locali nelle attività di sorveglianza. Lo scambio di informazioni tra le autorità del Niger e i propri alleati è un’attività che riscontra diverse difficoltà, poiché le autorità nigerine dispongono di scarso equipaggiamento tecnologico.

Nel corso dell’anno passato, le forze di sicurezza nigerine hanno arrestato diversi sospettati accusati di pianificare attacchi, di far parte di gruppi estremisti, di fare attività di reclutamento e di finanziare le organizzazioni terroristiche. Entro dicembre 2016, circa 1,400 individui sono stati incarcerati in attesa di venire processati, di cui almeno 70 erano minori. In Niger le torture e i trattamenti violenti contro i prigionieri sono proibiti, tuttavia, sono stati registrati casi in cui la polizia ha commesso violazioni infliggendo pene ai detenuti.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Niger fa parte dell’Inter-Governmental Action Group contro il riciclaggio di soldi nell’Africa occidentale, della Financial Action Task Force regionale, del West African Economic and Monetary Unione e, infine, dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Per di più, il Niger ha adottato una regolamentazione volta a congelare i conti bancari di tutti gli individui sospettati di avere legami con il terrorismo internazionale. Nonostante gli sforzi, Niamey continua a dover affrontare diverse sfide, dal momento che la circolazione di denaro è difficile da controllare.

Il Niger non ha elaborato un piano nazionale per limitare e contrastare l’estremismo violento, ma fa appello alla Sahel-Sahara Development and Security Strategy (SDSS), che mira a rafforzare la sicurezza attraverso l’accesso a nuove opportunità economiche e di occupazione, soprattutto per i giovani.

Infine, dal punto di vista della cooperazione internazionale e regionale, il Niger collabora con l’Algeria, il Mali e la Mauretania per compiere una serie di attività multi-dimensionali dedicate alla sicurezza locale. In particolare il Paese africano partecipa alle attività di controllo con il Ciad e la Nigeria, al fine di combattere più efficacemente i terroristi di Boko Haram.

Sofia Cecinini

di Redazione

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