L’ALBANIA AUMENTA GLI SFORZI PER COMBATTERE IL TERRORISMO

Pubblicato il 9 settembre 2017 alle 9:23 in Balcani

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L’Albania metterà in atto nuove misure di sicurezza volte a ridurre i rischi di radicalizzazione tra i propri cittadini.

Bandiera albanese. Fonte: Pixabay

Bandiera albanese. Fonte: Pixabay

L’annuncio da parte delle autorità di Tirana, oltre ad essere avvenuto in seguito all’attacco di Barcellona del 17 agosto, che ha fatto salire l’allerta in tutta l’Europa e nei Balcani, mira ad aumentare gli sforzi dell’Albania nella lotta contro il terrorismo. In base alle nuove misure, la polizia albanese rafforzerà i canali di coordinazione con il pubblico, chiedendo ai cittadini di segnalare qualsiasi caso sospetto. “D’ora in poi aumenteremo il numero degli agenti sul campo insieme ai controlli nei luoghi delle città più frequentati dai cittadini”, ha reso noto la polizia locale. Al contempo, gli agenti lavoreranno a stretto contatto con le strutture anti-terrorismo per monitorare da vicino i soggetti considerati a rischio di radicalizzazione.

Da anni, l’Albania è impegnata nella lotta contro il terrorismo.

Dal punto di vista della cooperazione internazionale, Tirana è stata uno dei primi Stati ad unirsi alla coalizione globale contro l’ISIS, formatasi nel settembre 2014 sotto la guida degli USA, e di cui fanno attualmente parte 68 paesi. Sotto il profilo della politica interna, nel 2014, l’Albania ha aggiunto tre statuti al proprio codice penale per prevenire e punire “la partecipazione dei cittadini albanesi alle attività di organizzazioni militari o paramilitari in Paesi stranieri”, vietando le operazioni di reclutamento e di sostegno a tali gruppi e imponendo pene dai 3 ai 15 anni.

Le progressive sconfitte e perdite di territori in Siria e in Iraq, oltre a causare il rientro in patria di centinaia di combattenti, stanno costringendo i jihadisti a spostare le proprie zone operative in aree diverse. Il timore è che i Balcani e, nello specifico l’Albania, possano diventare un’area particolarmente propizia per le cellule dell’ISIS. Nel corso del 2016 e all’inizio del 2017, è stata segnalata la presenza di nuclei jihadisti fedeli allo Stato Islamico sia in Bosnia, sia in Albania. L’agenzia europea contro la lotta al crimine EUROPOL, il 18 gennaio 2016, ha pubblicato un report in cui si legge che “esistono piccoli campi di addestramento nell’Unione Europea stessa e nei Balcani”, dove aspiranti combattenti vengono allenati attraverso attività sportive e simulazioni di guerra. E ancora, il 22 luglio 2016, Sputnik International ha reso noto che, secondo una fonte vicina alle autorità di intelligence albanesi, ci sarebbero almeno 5 campi di addestramento dell’ISIS localizzati in aree remote presso i confini tra Kosovo, Albania e Macedonia. I più grandi sono stati edificati in aree adiacenti alle province kosovare di Urosevac, Djakovica e Decani, mentre i centri più piccoli si trovano nelle regioni di Prizren e Pec.

I timori di infiltrazioni di militanti dell’ISIS sono stati confermati dall’arresto, nel novembre 2016, di 19 persone tra l’Albania e il Kosovo, sospettate di pianificare un attacco contro la squadra di calcio israeliana che avrebbe giocato una partita nella città albanese di Shkodra. Secondo i dati del ministero dell’Interno albanese, circa 100 cittadini locali hanno raggiunto la Siria e l’Iraq tra il 2012 e il 2014, unendosi all’ISIS. In 30 dovrebbero essere tornati in Albania ma, ad avviso delle autorità, nel 2015 e nel 2016 nuovi combattenti sono partiti per il Medio Oriente.

Data la situazione, nel corso del 2017, l’Albania si è impegnata nell’apertura di un centro di eccellenza della NATO per condurre studi sui foreign fighters, in modo da elaborare una strategia che permetta di portare avanti una campagna di contrasto all’estremismo violento più efficace.

Sofia Cecinini

di Redazione

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