IL NUOVO RUOLO DELLE DONNE DELL’ISIS

Pubblicato il 9 settembre 2017 alle 10:33 in Approfondimenti

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Lo Stato Islamico ha iniziato a impiegare le donne sul campo di battaglia. Fino a oggi, le donne non avevano mai partecipato ai combattimenti. Al contrario, il loro ruolo, considerato di vitale importanza, era quello di crescere la nuova generazione di jihadisti, secondo i principi religiosi e morali imposti dallo Stato Islamico.

L’unica eccezione era rappresentata da una brigata completamente femminile, responsabile del controllo delle donne e delle ragazze, che però non aveva il compito di sparare contro i soldati nemici. La brigata era stata creata a Raqqa nel febbraio 2014 e aveva il compito di monitorare il comportamento delle donne dello Stato Islamico, in modo che fosse sempre in linea con le regole religiose e morali professate dall’ISIS.

La situazione delle donne dell’ISIS ha cominciato a cambiare negli ultimi mesi, in particolare in seguito alla battaglia per la liberazione di Mosul. Secondo un’analisi dell’azienda di consulenza inglese IHS Markit, in questa occasione, le donne sarebbero state impiegate per la prima volta sul campo di battaglia con il compito di compiere attacchi suicidi. In base ai dati analizzati, a Mosul circa il 40% degli attacchi suicidi sarebbero stati compiuti da donne.

Secondo quanto affermato da Ludovico Carlino, analista dell’IHS Markit,  l’ISIS avrebbe adottato di recente una nuova strategia, che prevede l’impiego delle donne direttamente sul campo di battaglia. Ciò rappresenterebbe un grande cambiamento nella strategia dello Stato Islamico, dal momento che l’ISIS ha sempre avuto una visione molto rigida del ruolo delle donne.

Il motivo all’origine di tale mutamento strategico sarebbe da ricercare nell’ingente perdita di combattenti uomini negli ultimi scontri. Nella sua analisi, Carlino afferma che “nonostante l’ISIS sostenga il contrario, la necessità che le donne assumano un ruolo attivo nelle battaglie è, più probabilmente, un tentativo di ridurre l’impatto della diminuzione del numero degli uomini, a causa della decimazione dei combattenti maschi e di una crisi nel reclutamento”. Carlino ha aggiunto che “non è ancora chiaro se il picco negli attacchi suicidi delle donne sia semplicemente il risultato della fine della resistenza dell’ISIS o se le donne siano state convinte dal gruppo a eseguire tali attacchi o se questo rappresenti l’inizio di una più ampia tendenza di donne combattenti che desiderano prendere parte alle battaglie del gruppo”.

Si tenga presente, inoltre, che negli ultimi mesi lo Stato Islamico ha subito numerose sconfitte sia in Siria sia in Iraq. Il 9 luglio 2017 Mosul è stata liberata dalle forze irachene; il 27 agosto 2017 l’Iraq ha ripreso il controllo di Tal Afar. In Siria, le Syrian Democratic Forces controllano circa il 65 per cento della città di Raqqa, mentre le forze del regime di Bashar Al-Assad, supportate dall’aviazione russa, stanno avanzando sempre di più a Deir Ezzor.

Anche la rivista online dell’ISIS, Rumiyah, nel numero 11 del luglio 2017, ha trattato il tema del nuovo ruolo delle donne. Nell’articolo intitolato “Our Journey to Allah”, in particolare, l’autrice enfatizza l’importanza crescente che stanno assumendo le donne nello Stato Islamico, che si prepara ad affrontare “tempi di prove intense e difficoltà estreme e tempi di grandi battaglie tra iman e kufr”. L’autrice si rivolge direttamente alle donne dell’ISIS, affermando: “Mie amate sorelle, i nostri compiti e le nostre responsabilità non sono finite. Piuttosto, sono aumentate e hanno assunto maggiore importanza. È giunto il momento di riformare noi stesse, di svegliarci dal sonno dell’indifferenza verso la realtà dei nostri obiettivi. È giunto il momento di esaminare i nostri doveri e i nostri ruoli, di dare la priorità alle nostre preoccupazioni per l’Aldilà e non per l’Aldiquà”.

Infine, dopo aver indicato modelli di donne “giuste”, il cui comportamento costituisce un importante esempio per le seguaci dell’ISIS, l’autrice conclude: “Crescete con coraggio e sacrificio in questa guerra, come hanno fatto le donne giuste al tempo del Messaggero di Allah, non a causa del piccolo numero di uomini, ma per il loro amore per il jihad, per il loro desiderio di sacrificarsi per Allah e per il desiderio del Paradiso”.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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