IL MALI E IL TERRORISMO

Pubblicato il 9 settembre 2017 alle 14:29 in Approfondimenti Mali

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Il Mali è un Paese dell’Africa occidentale che è teatro di scontri tra gruppi armati. La sicurezza dello Stato è peggiorata da quanto, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori a nord che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel sud del Paese. Al-Qaeda del Maghreb (AQIM) è attiva in Mali, dove ha compiuto un attentato, il 20 novembre 2015, contro un hotel di Bamako, in cui sono morte 20 persone. Da allora è stato indetto uno stato di emergenza, che è stato prolungato per sei mesi lo scorso aprile.

L’ultimo attacco è avvenuto il 15 agosto, quando uomini armati hanno assalito un quartier generale delle forze di peacekeeping della NATO nella città di Timbuctu, nel nord del Paese, uccidendo 7 persone e ferendone altre 7. L’attentato precedente era avvenuto il 17 giugno, sempre nel nord del Mali, dove 5 militari sono morti in un assalto contro un check-point della polizia locale.

Secondo il Country Report on Terrorism del 2016 del governo americano, le autorità del Mali hanno continuato ad aumentare gli sforzi nella lotta contro il terrorismo. Nonostante nel giugno 2015 sia stato firmato un accordo di pace con due coalizioni di gruppi armati, ripristinando il controllo delle forze di sicurezza maliane nel nord, le autorità di Bamako hanno continuato a chiedere l’aiuto della UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici contro tutte le parti dell’accordo. Nel corso del 2016, i soldati francesi hanno portato avanti la missione anti-terrorismo Barkhane nel Sahel e, insieme all’esercito del Mali, hanno lanciato una serie di operazioni per contrastare i gruppi estremisti violenti come al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), al-Murabitoun (AMB), il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO), il Macina Liberation Front e Ansar al-Dine (AAD).

Tutte queste organizzazioni terroristiche, nel 2016, hanno compiuto una serie di attacchi nel nord e nel centro del Mali, utilizzando mine, altri dispositivi esplosivi, razzi, assalti armati per colpire le forze di sicurezza nazionali e straniere. Nell’arco di 10 mesi, da gennaio a settembre, sono stati uccisi 12 peacekeeper, insieme a 9 civili. I principali incidenti sono stati:

  • Il 7 gennaio, un cittadino svizzero è stato rapito a Timbuctu da alcuni militanti di AQIM;
  • Il 21 marzo, militanti armati hanno cercato di attaccare i quartier generali della European Union Training Mission a Bamako;
  • Il 12 aprile, 3 soldati francesi sono stati uccisi in un attacco esplosivo a Tessalit;
  • Il 29 maggio, 5 peacekeepers sono morti in un assalto contro un convoglio vicino a Sevare, nei territori centrali del Paese.
  • Il 19 giugno, il gruppo Ansar al-Dine ha assalito una base militare a Nampala, dove hanno ucciso 19 soldati maliani.

L’attuale codice penale è stato adottato nel 2013, con l’intenzione di combattere il terrorismo e il crimine transnazionale organizzato. Nel corso dell’anno passato, le autorità giudiziarie hanno processato diversi casi di individui accusati di terrorismo. Le forze di sicurezza locali, insieme alla Malian National Guard e alla polizia sono responsabili delle operazioni anti-terrorismo e, al fine di migliorare le loro attività, hanno creato una nuova unità chiamata Forces Speciales Anti-terroristes (FORSAT). Tale organo ha collaborato a stretto contatto con il programma degli Stati Uniti, Antiterrorism Assistance Program, per la prevenzione e la risposta agli attentati. Sotto la guida del Ministero della Difesa, l’esercito maliano rimane la prima entità del Paese incaricata di gestire la sicurezza del Mali.

Le autorità di Bamako non dispongono di meccanismi di difesa e controllo efficaci ai confini del Paese, soprattutto a nord e a sud, contribuendo ad aumentare l’instabilità di tali aree. Per di più, le unità militari non ricevono gli addestramenti adeguati e non dispongono nemmeno di equipaggiamenti sufficienti a mettere in scurezza i confini del Mali. Al fine di migliorare la situazione, gli USA hanno collaborato con l’esercito locale, aumentando anche gli sforzi per prevenire attacchi contro i cittadini americani che si trovano all’interno del Paese.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Mali è un membro dell’Inter-Governmental Action Group contro il riciclaggio di denaro nell’Africa occidentale e, inoltre, l’unità di intelligence finanziaria di Bamako fa parte del gruppo Egmont of Financial Intelligence Units. In linea con la risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulle sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS, il Mali ha introdotto alcune procedure all’interno del proprio codice normativo per abilitare il congelamento degli asset legati ai terroristi che, tuttavia, sono rimaste incomplete. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha la responsabilità di fornire la lista delle sanzioni contro i gruppi terroristici previste dalle Nazioni Unite a tutte le istituzioni nazionali e finanziarie.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, a giugno 2016, il Mali ha elaborato la sua prima strategia nazionale per la prevenzione della radicalizzazione. Il Ministero degli Affari Esteri è responsabile della coordinazione e del monitoraggio di tale strategia. Il Ministero degli Affari Religiosi, invece, si occupa di collaborare con l’High Islamic Council e altri organi religiosi per promuovere l’Islam moderato e mantenere lo Stato secolare. Tuttavia, l’assenza del controllo da parte del governo centrale nel nord del Paese rende vani tutti gli sforzi per combattere tali fenomeni.

Il Mali è attivo nell’ambito della cooperazione regionale facendo parte dell’Economic Community of West Afrtican States, delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana, del Trans-Sahara Counterterrorism Partership e de Global Counterterrorism Forum.

Sofia Cecinini

di Redazione

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