MEDICI SENZA FROTNERE SI SCAGLIA CONTRO L’UNIONE EUROPEA PER LE CONDIZIONI DEI MIGRANTI IN LIBIA

Pubblicato il 8 settembre 2017 alle 14:01 in Immigrazione Libia

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Medici Senza Frontiere (MSF) ha condannato duramente la grave situazione in cui versano i migranti in Libia.

Joanne Liu. Fonte: Youtube

Joanne Liu. Fonte: Youtube

La presidentessa internazionale dell’organizzazione umanitaria, Joanne Liu, ha scritto una lettera aperta alle autorità europee, accusandole di essere complici dei trattamenti disumani a cui sono sottoposti gli individui stranieri che si trovano nel Paese nordafricano. “La vita che stanno facendo i rifugiati e i migranti in Libia dovrebbe scioccare la coscienza collettiva dei leader e dei cittadini dell’Unione Europea (UE). Accecati dall’obiettivo di tenere le persone fuori dall’Europa, gli europei stanno cercando di fermare i barconi che partono dalla Libia, alimentando così questo sistema criminale di abusi”, ha scritto Joanne Liu nella lettera. Nelle conclusioni, viene fatto riferimento all’accordo con la Turchia che l’UE ha firmato il 18 marzo 2016, in base al quale la rotta balcanica è stata chiusa per bloccare i flussi migratori diretti in Europa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani in favore dell’immigrazione legale e per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. Tale patto è stato criticato a livello internazionale, tanto che la confederazione no-profit Oxfam International, il 17 marzo 2017, ha pubblicato un rapporto in cui denuncia le violazioni dei diritti umani e dei rifugiati, spesso costretti a tornare in Turchia dalla Grecia. A tale proposito, Joanne Liu scrive che “la Libia è soltanto l’esempio più recente delle politiche migratorie dell’UE, volte a respingere i migranti, esattamente come è stato l’accordo con la Turchia”. Allo stesso modo, il consigliere operazionale di Medici Senza Frontiere, Jan-Peter Stellema, ha riferito che “i migranti non dovrebbero essere obbligati a scegliere tra una morte in Libia e una morte in mare nel corso della traversata verso l’Europa”.

Già il 3 settembre, Medici Senza Frontiere aveva lanciato un appello alle autorità libiche, chiedendo la sospensione immediata della detenzione arbitraria dei rifugiati, dei migranti e dei richiedenti asilo presenti in Libia, i quali sono costretti a vivere in condizioni “atroci e malsane”. Come è emerso da un report pubblicato lo scorso 3 luglio dalla UN Refugee Agency, la maggior parte dei migranti giunge in Libia con la speranza di trovare lavoro ma poi decide di partire per l’Europa a causa della grave situazione di instabilità del Paese nordafricano.

Da anni, la costituisce il principale porto dal quale partono le imbarcazioni cariche di migranti dirette in Europa. I trafficanti di esseri umani stanno approfittando del caos politico in cui versa il Paese per portare avanti le loro attività illegali indisturbati. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Attualmente, lo Stato è diviso in due governi: il primo a Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto e appoggiato dal capo della Libyan National Army, Khalifa Haftar.

Sofia Cecinini

di Redazione

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