CATALOGNA: REFERENDUM INDIPENDENTISTA IL 1 OTTOBRE

Pubblicato il 7 settembre 2017 alle 14:58 in Europa Spagna

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Il referendum indipendentista catalano è stato convocato per il 1 ottobre prossimo dopo l’approvazione della legge sul referendum e della legge sulla transitorietà giuridica, che sganciano Barcellona dalla legge spagnola. Madrid assicura che farà rispettare la legge.

Carles Puigdemont. Fonte:gencat

Carles Puigdemont. Fonte:gencat

Il parlamento catalano ha approvato in sessione plenaria la legge sul referendum e la legge sulla transitorietà giuridica, che rompono con la legalità dello stato spagnolo. Immediatamente dopo il governo di Carles Puigdemont potrà convocare il referendum unilaterale per l’indipendenza della Catalogna per il 1 ottobre prossimo.

Il voto sarà convocato prima che il Tribunale Costituzionale e il Governo centrale annullino le norme che lo rendono possibile. La probabile sospensione dell’applicazione delle norme, in attesa che il Tribunale Costituzionale possa valutare il ricorso del Governo Rajoy, “non sarà rispettata” – annunciano fonti dell’esecutivo catalano.

Il conflitto aperto tra l’autorità centrale e quella regionale è dunque iniziato, dopo mesi di dichiarazioni, controdichiarazioni e scaramucce politiche e legali.

La legge sul referendum rende possibile la convocazione dei catalani alle urne, come ancora non si sa visto che le scuole, dove normalmente si svolgono le consultazioni elettorali in Spagna, appartengono allo stato, che ne ha vietato l’uso.

La legge sulla transitorietà giuridica regola l’esistenza di una Catalogna indipendente dall’ipotetica separazione da Madrid fino alla stesura di una nuova costituzione.

Su entrambi i testi l’ufficio legale del parlamento catalano aveva espresso parere negativo, in quanto dichiaratamente anticostituzionali.

A favore delle leggi si sono espressi Junts pel Sí, la coalizione che unisce i nazionalisti di destra del Partit Democrátic de Catalunya (l’antica Convergéncia, che ha governato la regione con una breve interruzione dal 1980 a oggi) e la Sinistra Repubblicana di Catalogna, e la CUP, l’estrema sinistra antisistema indipendentista.

La sessione parlamentare è stata ripetutamente interrotta per le proteste dell’opposizione “costituzionale”: Partito Popolare, Partito Socialista e i centristi di Ciudadanos. Contro le leggi ha votato anche la filiale catalana di Podemos, Catalunya sí que es pot.

La reazione di Madrid non si è fatta attendere. Mariano Rajoy ha convocato immediatamente il consiglio dei ministri che ha impugnato le norme del parlamento autonomico. Il governo ha già presentato diversi ricorsi al Tribunale Costituzionale e basterebbe modificare uno dei ricorsi già presentati in funzione delle decisioni del parlamento e del governo di Barcellona per far scattare in automatico la sospensione cautelativa delle norme approvate, come ufficialmente chiesto dal premier Rajoy all’avvocatura dello stato.

Rajoy ha chiesto inoltre all’avvocatura dello stato di indagare la presidente del parlamento catalano, Carme Forcadell, per disobbedienza e prevaricazione.

La vicepresidente del governo Soraya Sáenz de Santamaría ha condannato quanto avvenuto nel parlamento catalano, e assicurato che il governo farà di tutto per mantenere la legalità e l’ordine costituzionale in vigore in Catalogna e nel resto del paese. “È un calcio alla democrazia – ha accusato la vicepresidente – uno spettacolo vergognoso e stucchevole”.

Della stessa opinione il leader di Ciutadanos, il barcellonese Albert Rivera, che ha definito “indecente golpe contro la democrazia” quanto accaduto al parlamento catalano.

Il Partito Socialista in un comunicato ha reso noto il proprio appoggio al governo “in difesa della legalità costituzionale”.

Per lasciare una porta aperta che consenta di rispondere alle iniziative prese a Madrid, il Parlamento catalano è stato a sorpresa convocato per una nuova sessione plenaria il prossimo venerdì 8 settembre.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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