LA DIETROLOGIA CINESE DELLA CRISI NORDCOREANA

Pubblicato il 6 settembre 2017 alle 10:23 in Approfondimenti Asia

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La Corea del Nord ha effettuato una serie di test di lancio missilistici e nucleari in concomitanza con lo svolgersi di grandi eventi a Pechino. Si tratta di una coincidenza fortuita? No, secondo molti analisti cinesi, soprattutto basati all’estero, i quali ritengono vi sia una pianificazione precisa dietro la tempistica dei test, vi proponiamo la loro lettura dei fatti.

Il sesto test nucleare della Corea del Nord dal 2006, realizzato domenica 3 settembre, non ha cambiato la posizione della Cina che continua a chiedere il ritorno al dialogo, condannando le azioni di Pyongyang che violano le risoluzioni delle Nazioni Unite, ma non ritenendo possibile il ricorso all’opzione militare. Questo è quanto è emerso dalle dichiarazioni di Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, rilasciate durante la conferenza stampa del 4 settembre. Hua Chunying ha anche affermato che il fatto che il test nucleare sia stato condotto mentre a Pechino si aprivano i lavori del vertice annuale delle economie emergenti BRICS non ha aggravato la provocazione della Corea del Nord. Qualsiasi momento avessero scelto, ha sottolineato Hua Chunying, sarebbe stato sbagliato, perché è sbagliato che la Corea del Nord violi le risoluzioni e le sanzioni Onu.

Non tutti gli analisti concordano con le affermazioni della portavoce del governo di Pechino e diversi studiosi ritengono che se la Corea del Nord ha scelto proprio il giorno in cui il presidente della Cina, Xi Jinping, inaugurava il vertice delle economie emergenti a Xiamen, non si tratta di un caso.

La ragione per cui questa convinzione si è diffusa tra gli analisti cinesi – soprattutto tra quelli basati al di fuori dei confini della Cina stessa – è di base storica. Non è la prima volta che la Corea del Nord sceglie una data in cui a Pechino avviene qualcosa di speciale per organizzare i suoi test. Nel corso del solo 2017 è già successo altre due volte. Il 4 luglio, la Corea del Nord ha testato il suo primo missile balistico intercontinentale proprio mentre il presidente Xi Jinping era in visita ufficiale a Mosca. In seguito al test, i leader supremi di Russia e Cina hanno rilasciato una dichiarazione congiunta di condanna e di richiesta di ritorno al dialogo. Il 14 maggio 2017, mentre a Pechino Xi Jinping inaugurava il Belt & Road Forum – incontro internazionale volto a sancire il successo del suo grande progetto di collegamento tra Asia, Europa e Africa – Pyongyang ha effettuato un test di lancio missilistico a medio raggio. Potrebbe ancora trattarsi di casi fortuiti, se non fosse che le coincidenze proseguono andando a ritroso nel tempo.

Il 12 febbraio 2013, la Corea del Nord ha effettuato il suo terzo test nucleare proprio mentre il presidente Xi Jinping promuoveva il suo primo grande progetto – divenuto poi lo slogan della prima parte della sua presidenza – “il sogno cinese”. Di chiara ispirazione americana, il sogno cinese mira a creare uno stato minimo di benessere diffuso nella popolazione e a permettere al popolo cinese di realizzarsi a pieno. Il 6 gennaio 2016, Pyongyang ha condotto il suo quarto test nucleare, mentre all’interno del Partito Comunista Cinese si svolgeva uno scontro forte tra la fazione guidata dall’ex presidente Jiang Zemin e quella di Xi Jinping. Il 9 settembre 2016, la Corea del Nord ha condotto il suo quinto test nucleare, mentre Xi Jinping istituiva il caso dell’imprenditrice del Liaoning coinvolta nello sviluppo del nucleare in Corea del Nord.

Secondo l’analista cinese Chen Minhui, sebbene a livello superficiale i test di Pyongyang rappresentino un problema internazionale, in realtà nascondono la lotta di potere interna al Partito Comunista Cinese. Si tratta di una lotta che ha come protagonisti da un lato la fazione guidata dall’attuale leadership del paese, il presidente Xi Jinping e il primo ministro Li Keqiang, e dall’altro la fazione dell’ex presidente Jiang Zemin.

Li Tianxiao, politologo cinese della Columbia University, è d’accordo con Chen Minhui e spinge oltre l’analisi affermando che “la Corea del Nord è una succursale del gruppo di Jiang Zemin. Se guardiamo a Liu Yunshan,, a Zeng Hongqing o a Zhang Dejiang, [i tre membri della fazione di Jiang Zemin al termine della loro carica all’interno del Comitato Permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese] tutti hanno affari aperti in Corea del Nord. Tutti loro mirano a sfruttare la questione nordcoreana e per ostacolare in qualche misura Xi Jinping”.
Li Tianxiao è convinto che la Cina possa risolvere pacificamente la questione nordcoreana aumentando la pressione sull’economia e interrompendo totalmente la fornitura di petrolio alla Corea del Nord, ma attualmente il regime di Pyongyang è controllato da dietro le quinte dalla fazione di Jiang Zemin e viene strumentalizzato per destabilizzare il governo di Xi Jinping.
“Se scoppiasse la guerra in Corea del Nord, a prescindere da cosa deciderebbe di fare o di non fare Xi Jinping, aprirebbe uno spiraglio per la fazione di Jiang Zemin. Per questo, Xi Jinping non intende intervenire sulla Corea del Nord, non prima di aver annientato la fazione avversa. Jiang Zemin e Kim Jong-un hanno ben compreso questa dinamica, per questo la Corea del Nord ha continuato con i suoi test nucleari e missilistici”, afferma Li Tianxiao.

Il presidente della Cina, Xi Jinping. Fonte: Flickr.

Il presidente della Cina, Xi Jinping. Fonte: Flickr.

Secondo l’analisi di Li Tianxiao, è altamente probabile che Xi Jinping sfrutti l’occasione del grande Congresso Generale del Partito Comunista Cinese che si aprirà il 18 ottobre prossimo per annientare la fazione di Jiang Zemin e solo in seguito, decida di intervenire per risolvere la questione nordcoreana.

In seno al Partito Comunista Cinese esistono due correnti in merito alla questione nordcoreana. La prima è quella di Xi Jinping e dei suoi più stretti collaboratori che chiedono la denuclearizzazione della penisola e il ritorno al dialogo. La seconda è quella della fazione capitanata dall’ex presidente Jiang Zemin che vuole cercare di utilizzare la crisi nordcoreana per destabilizzare il governo attuale, soprattutto nel mese che separa la Cina dall’apertura del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese che segnerà le sorti della leadership del paese per i prossimi cinque anni. Ciò che sarà in gioco al Congresso sono i seggi al Comitato Permanente del Politburo del PCC dei tre maggiori esponenti della fazione di Jiang Zemin: Zhang Dejiang, Liu Yunshan e Zhang Gaoli. Per questa ragione, la “fazione Jiang” – come viene definita dai quotidiani cinesi – ha tutto l’interesse che il Congresso non si svolga in modo fluido e non si realizzi un netto spostamento di potere verso la “fazione Xi Jinping”.

Nella lettura dell’analista Shi Shi, Xi Jinping è ben consapevole dei tentativi di destabilizzarlo da parte della “fazione Jiang”, per questo è molto attento a non raccogliere alcuna provocazione. Ciò è dimostrato dalla volontà che ha espresso di dialogare con gli Stati Uniti per risolvere la questione nordcoreana e dagli appelli della Cina per una risoluzione pacifica fondata sul “doppio stop” dei test e delle esercitazioni tra Usa e Corea del Sud.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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