USA CHIEDONO ALLE NAZIONI UNITE PROVVEDIMENTI PIU’ STRINGENTI CONTRO PYONGYANG

Pubblicato il 5 settembre 2017 alle 10:03 in USA e Canada

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In occasione di un meeting di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’ambasciatrice Americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha esortato gli altri membri a prendere misure definitive per contrastare il programma nucleare della Corea del Nord, giacché il suo leader, Kim Jong-un, sta “iniziando una guerra”.

Ad avviso della Haley, il test atomico di Pyongyang del 3 settembre ha dimostrato che “l’Onu deve smettere di adottare mezze misure”. “Quando è troppo, è troppo. Nonostante le nostre migliori intenzioni, il nostro approccio non ha funzionato”, ha riferito l’ambasciatrice, aggiungendo che gli Stati Uniti non vogliono iniziare una guerra, ma si difenderanno non appena la Corea del Nord minaccerà i territori americani con i suoi missili.

Domenica 3 settembre, Pyongyang ha effettuato un test nucleare sotterraneo, sperimentando una bomba all’idrogeno che ha provocato un sisma di grado 6,3 in tutto il Paese. Si è trattato della sesta esercitazione atomica a partire dal 2006, e la prima da quando l’amministrazione Trump ha iniziato il proprio mandato, lo scorso 20 gennaio.

In reazione, il presidente Donald Trump mira a convincere la Cina e altri membri del Consiglio di Sicurezza a tagliare tutti i rifornimenti di petrolio alla Corea del Nord. Ad avviso degli ufficiali americani, la proposta è l’ultima opzione pacifica per cercare di risolvere la questione, prima di ricorrere ai mezzi militari. Tuttavia, ieri lunedì 4 settembre, la Corea del Sud ha reso noto di aver riscontrato che Pyongyang si sta preparando a effettuare un altro test, o a lanciare un missile intercontinentale. Il New York Times riporta che non è ancora chiaro se il leader cinese, Xi Jinping, sarà d’accordo con l’imposizione di nuove sanzioni contro la Corea del Nord, dal momento che il 90% dell‘energia importata dal regime proviene dalla Cina. Probabilmente, secondo Xi Jingping una mossa del genere permetterebbe alla Corea del Sud di espandere la propria influenza su Pyongyang e, di conseguenza, anche di quella americana. Come è noto, gli alleati principali degli Stati Uniti della regione asiatica orientale sono Seoul e il Tokyo, mentre la Pechino, al contrario, è il principale alleato politico e partner militare di Pyongyang.

In un articolo pubblicato su The National Interest, Harry J. Kazianis suggerisce che, per contrastare efficacemente la Corea del Nord, Trump dovrebbe agire seguendo tre linee.

In primo luogo, l’amministrazione americana dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per restringere le risorse finanziare che confluiscono nella Corea del Nord, impedendo a Kim Jong-un di completare il proprio programma nucleare e realizzare altre bombe atomiche. Per raggiungere questo fine, Trump dovrebbe agire velocemente, sanzionando tutte le entità che finanziano il regime di Pyongyang, anche se ciò avrebbe un impatto sulle banche cinesi presenti negli Stati Uniti.

In secondo luogo, gli USA dovrebbero espandere la propria presenza militare nella regione dell’Asia pacifica, aumentando al 70% il numero delle unità navali americane nel Pacifico, accrescendo il numero di missili guidati e sottomarini per poter rispondere adeguatamente a eventuali attacchi da parte della Corea del Nord. Trump dovrebbe altresì collaborare con il Giappone per dispiegare il sistema di difesa missilistico THAAD e altre misure.

Infine, il presidente americano dovrebbe chiarire che gli USA non accetteranno mai il programma nucleare della Corea del Nord e che tutte le opzioni, anche quella militare, rimangono possibili.

Sofia Cecinini

di Redazione

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