SANTIAGO MALDONADO: L’ULTIMO DESAPARECIDO ARGENTINO

Pubblicato il 5 settembre 2017 alle 16:34 in America Latina Argentina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La sparizione di Santiago Maldonado, giovane artigiano che partecipava ad una protesta in favore della comunità mapuche in Patagonia, causa manifestazioni e proteste in tutto il paese ed è diventata un grave problema per il governo Macri.

Protesta a Buenos Aires per la sparizione di Maldonado. Fonte: lanacion

Protesta a Buenos Aires per la sparizione di Maldonado. Fonte: lanacion

Santiago Maldonado, artigiano ventottenne, è scomparso dal 1 agosto scorso mentre partecipava ad una protesta in favore della comunità Mapuche in Patagonia. La sua sparizione è stata classificata come “forzosa” dal pubblico ministero che indaga sui fatti ed ha causato manifestazioni e proteste in tutto il paese, creando gravi difficoltà al governo di Mauricio Macri. La “sparizione forzosa” è infatti il reato che la giurisprudenza argentina ha codificato per colpire i responsabili della sparizione di migliaia di persone, i desaparecidos, negli anni della dittatura militare (1976-83).

Il ministro della sicurezza nazionale, Patricia Bullrich, nega che si tratti di una sparizione forzosa, nonostante molti testimoni raccontino che il giovane sia stato prelevato da agenti della gendarmeria prima di sparire senza lasciare tracce.

“Esigiamo dal governo nazionale l’apparizione con vita di Santiago Maldonado” – è la consegna che si ripete in decine di teatri, sale cinematografiche e account twitter di tutta l’Argentina.

Silvina Ávila, la procuratrice generale che si occupa del caso, ha inviato al governo decine di testimonianze anonime, raccolte dal suo ufficio in Patagonia presso la comunità mapuche. I mapuche, indigeni della regione meridionale dell’Argentina, si rifiutano di testimoniare apertamente per timore di repressioni. L’opposizione e gli organismi che si occupano di difesa dei diritti umani hanno reclamato a Macri più determinazione nella ricerca del giovane.

Già a metà agosto una manifestazione di massa aveva chiesto a Macri l’apparizione dell’attivista, bloccando il centro di Buenos Aires. Alla manifestazione, pacifica, si erano unite le Madri di Plaza de Mayo, lo storico gruppo di donne argentine che reclamano notizie sui figli e i nipoti, desaparecidos negli anni della dittatura dei generali Videla, Viola e Galtieri. La manifestazione del 1 settembre si è conclusa invece con gravi scontri tra i dimostranti e le forze dell’ordine, che hanno causato il ferimento di 23 persone. Il fratello di Maldonado, Sergio, ha chiesto le dimissioni di Patricia Bullrich, chiedendole che “lasci il posto a qualcuno capace”.

La protesta cui partecipava Maldonado chiedeva la liberazione di Facundo Jones Huala, leader della comunità mapuche, arrestato lo scorso giugno. I mapuche, che il ministro Bullrich ha definito “terroristi” lottano contro i consorzi agropecuari e tessili, tra cui Benetton, per lo sfruttamento della Patagonia. Il giovane attivista viveva nel villaggio di El Bolsón, una comunità hippy della Patagonia.

In un paese che il tragico passato ha reso particolarmente sensibile al tema di diritti umani, il governo Macri, il primo esecutivo di destra in molti anni, teme di essere associato alle peggiori pratiche della dittatura militare e nega ogni implicazione nel caso. Le manifestazioni non si sono tenute solo a Buenos Aires, ma anche nelle principali città dell’Argentina e in molte capitali stranieri ci sono state concentrazioni di fronte alle ambasciate argentine.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.