APPELLO DEI PAESI ISLAMICI PER I ROHINGYA

Pubblicato il 5 settembre 2017 alle 15:09 in Asia Myanmar

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L’esodo dei musulmani Rohingya dal Myanmar al Bangladesh continua, mentre i governi dei paesi a maggioranza islamica del Sud-Est Asiatico chiedono al governo del Myanmar di intervenire per risolvere la situazione. Sono 125 mila i Rohingya ad aver cercato asilo nel vicino Bangladesh, mentre cercano di lasciare lo stato di Rakhine, nel nord del Myanmar, sotto la stretta di una campagna militare dell’esercito dal’ottobre 2016.

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte:  Forumbiodiversity.com

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.com

La crisi umanitaria della minoranza etnica musulmana Rohingya sta avendo un eco sempre maggiore tra i paesi a maggioranza islamica e la leader birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu-kyi deve affrontare la pressione dei governi dei paesi vicini, preoccupati per le sorti dei Rohingya. Il Bangladesh, l’Indonesia e il Pakistan hanno chiesto al governo birmano di intervenire per gestire la crisi umanitaria che va avanti dall’ottobre 2016. Allora, un gruppo di militanti estremisti Rohingya attaccarono alcune stazioni di polizia di confine e la reazione del governo fu inviare l’esercito che ha avviato una campagna militare ancora in essere. Nella prima metà del 2017, molti gruppi per la difesa dei diritti umani hanno denunciato l’esercito birmano e lo hanno accusato di aver condotto crimi contro l’umanità ai danni dei Rohingya. I militari sono accusati di violenze ed esecuzioni sommarie ai danni dei civili, ma finora il governo ha negato qualsiasi indagine internazionale. Nelle ultime settimane la situazione è peggiorata, quando, il 25 agosto, nuovi attacchi da parte dei militanti hanno scatenato un intervento ancora più duro da parte dell’esercito che ha causato 400 vittime e un incremento dei flussi migratori verso il Bangladesh.

I governi dei paesi a maggioranza islamica del Sud-Est Asiatico si stanno attivando a favore dei Rohingya chiedendo una risoluzione della crisi al governo del Myanmar. Il Ministro degli Esteri dell’Indonesia, Retno Marsudi, ha incontrato il capo delle forze armate del Myanmar, Min Aung Hlaing, per chiedere che venga messa fine allo spargimento di sangue nello stato di Rakhine.

“Le forze dell’ordine devono porre fine a tutte le forme di violenza e fornire assistenza umanitaria e sostegni per lo sviluppo nel breve e lungo periodo”, ha dichiarato il ministro Retno.

La gestione della minoranza etnica musulmana Rohingya è una delle sfide più delicate che il governo di Aung San Suu Kyi deve affrontare. L’esercito birmano sostiene di avere come obiettivo quello di debellare i “terroristi islamisti” di etnia Rohingya che hanno attaccato le stazioni di polizia.

È possibile che gli altri paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico si uniscano a stretto giro all’appello dell’Indonesia e che anche l’India prenda parte alle richieste. La speranza dei paesi islamici del Sud-Est Asiatico è quella che la comunità internazionale intera divenga consapevole della crisi umanitaria dei Rohingya e metta pressione al governo birmano. La Turchia ha parlato di “genocidio” riferendosi alla violenza contro i Rohingya e ha offerto il suo aiuto al Bangladesh per gestire i flussi migratori in arrivo dal Myanmar.

Ilaria Tipà

di Redazione

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