MEDICI SENZA FRONTIERE DENUNCIA I CENTRI DI DETENZIONE LIBICI

Pubblicato il 4 settembre 2017 alle 14:30 in Immigrazione Libia

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Il gruppo umanitario Medici Senza Frontiere ha lanciato un appello alle autorità libiche, chiedendo la sospensione immediata della detenzione arbitraria dei rifugiati, dei migranti e dei richiedenti asilo presenti in Libia, i quali sono costretti a vivere in condizioni “atroci e malsane”.

Nel comunicato pubblicato sul sito di Medici senza Frontiere si legge che “più di mille individui detenuti rischiano di contrarre infezioni respiratorie, scabbia, malattie intestinali e altri morbi” per via delle squallide condizioni in cui versano i centri di detenzione. Queste strutture sono gestite dai trafficanti di esseri umani locali, i quali sfruttano i rifugiati e i migranti rubando i loro soldi e trattenendoli per lunghi periodi di tempo prima di farli imbarcare illegalmente alla volta dell’Europa. La maggior parte delle strutture di detenzione è sovraffollata, non ha illuminazione ed è poco ventilata, tanto che “lo spazio per ogni detenuto è così limitato che non possono nemmeno sdraiarsi per dormire”, inoltre le riserve di cibo sono talmente razionate che molti individui soffrono di malnutrizione.

Dal momento che la Libia non ha un sistema normativo funzionante e omogeneo, i centri di detenzione sono difficili da eliminare. Attualmente, nel Paese nordafricano sono presenti due governi rivali, uno a Tobruk e l’altro a Tripoli, sostenuto dall’Onu e guidato dal primo ministro Fayez Serraj. Entrambi si rifiutano di riconoscere l’autorità dell’altro. Questa situazione di instabilità ha reso la Libia un terreno fertile al traffico degli esseri umani. Molti migranti che sono stati assistiti da Medici Senza Frontiere hanno rivelato di essere stati internati nelle strutture dagli ufficiali della Guardia Costiera Libica, dopo che erano stati colti in procinto di imbarcarsi per raggiungere l’Italia.

L’Unione Europea ha dedicato decine di milioni di euro per migliorare le condizioni dei migranti detenuti in Libia, tuttavia, ad avviso di Medici Senza Frontiere, i finanziamenti internazionali non sono sufficienti a risolvere la situazione, dal momento che se gli aiuti si concentreranno solo sul miglioramento dei centri di detenzione, rischieranno soltanto di legittimare tale sistema.

La questione delle condizioni dei migranti nei centri di detenzione era già stata sollevata il 9 maggio scorso dal procuratore della Corte Penale Internazionale (ICC), Fotua Bensouda, il quale aveva denunciato gli abusi contro i rifugiati che transitano in Libia, comprati e venduti come schiavi, e poi costretti ai lavori forzati.

Il capo della Guardia Costiera del Ministero degli Interni, il colonnello Tariq Shanbour, ha riferito che, dall’inizio del 2017, più di 46 mila migranti irregolari hanno raggiunto l’Italia, partendo dalle coste libiche. Durante un incontro del comitato misto libico-italiano per la lotta all’immigrazione irregolare e al traffico di esseri umani, che si è svolto domenica 3 settembre a Tripoli, il colonnello ha riferito che, quest’anno, la Guardia Costiera libica ha salvato 16 mila migranti, che sarebbero stati messi in salvo e poi trasferiti grazie alla collaborazione tra gli agenti della Guerdia Costiera libica e le rispettive ambasciate di appartenenza. Shanbour ha sottolineato che tali operazioni sono costate al Tesoro libico più di 30 milioni di dinari all’anno. Durante l’incontro, la parte libica ha presentato le difficoltà che la Guardia di Frontiera si trova ad affrontare nelle aree del sud della Libia, a causa dei flussi di migranti irregolari. Da parte sua, il 30 agosto, l’Italia si è offerta di addestrare e formare 1,000 membri della marina libica, per fornire servizi di controllo anti-immigrazione illegale e di indagini criminali.

Sofia Cecinini e Laura Cianciarelli, che ha tradotto i testi arabi

di Redazione

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