ISRAELE TEME LE MIRE DELL’IRAN SULLA SIRIA

Pubblicato il 4 settembre 2017 alle 6:03 in Iran Medio Oriente

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Israele teme le mire dell’Iran sulla Siria, in particolare il formarsi di una presenza stabile di Teheran nel territorio siriano. Così facendo, l’Iran andrebbe a potenziare le capacità militari di Hezbollah ed estenderebbe il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan.

Non solo: qualora l’Iran riuscisse nel suo intento di stabilirsi in maniera permanente in Siria, ci sarebbero conseguenze per tutta la regione e implicazioni positive per i gruppi sciiti legati a Teheran.

Uno studio condotto dall’Institute for National Security Studies dell’università di Tel Aviv, dal titolo “Iranian Military Intervention in Syria: A New Approach”, ha svelato come sta cambiando l’approccio dell’Iran in Siria.

L’Iran è intervenuto per la prima volta in Siria alla fine del 2011, poco dopo lo scoppio delle proteste contro il regime di Al-Assad. Inizialmente, la strategia di Teheran si è mantenuta su un profilo basso. L’Iran si limitava, infatti, a fornire ad Al-Assad il proprio sostegno finanziario e ad inviargli armi e strumenti militari.

Nel 2012, l’approccio di Teheran è cambiato. La Repubblica Islamica ha iniziato a dispiegare milizie delle Quds Force nel Paese, insieme a membri del corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana e a militanti di Hezbollah. Inizialmente, le forze iraniane venivano impiegate per sostenere il presidente siriano, Bashar Al-Assad, attraverso attività di formazione militare e di supporto. Solo in seguito, avrebbero assunto un ruolo attivo nel conflitto.

A partire dal 2014, in seguito all’indebolimento della posizione di Al-Assad nel conflitto siriano  e all’intervento dei militanti dello Stato Islamico nel Paese, Teheran ha inviato in Siria migliaia di combattenti appartenenti a varie organizzazioni per combattere a fianco di Al-Assad, sempre sotto la leadership iraniana. Secondo quanto riferito da tale studio, l’Iran continuerebbe a negare il coinvolgimento diretto delle proprie milizie a fianco di Al-Assad.

L’approccio adottato dall’Iran in Siria è molto diverso rispetto a quello che lo contraddistingue in altri conflitti, ad esempio a Gaza, in Libano o in Yemen, nei quali si è limitato a sostenere una guerra per procura. Sempre secondo lo studio, infatti, è la prima volta in cui l’Iran invia truppe di terra per combattere in un altro Paese, oltretutto in un Paese del quale non condivide i confini.

L’approccio di Teheran in Siria nasconderebbe dunque la volontà di creare due corridoi di transito che consentano all’Iran di raggiungere il mar Mediterraneo.

Nella prospettiva iraniana, il primo corridoio dovrebbe collegare l’area di Baghdad a quella di Damasco, attraverso la città di Al-Tanf, al confine con Iraq, Siria e Giordania. Nella stessa area, è in corso la costruzione di una base militare delle forze speciali americane e britanniche. Il secondo corridoio, invece, dovrebbe collegare la regione di Mosul, in Iraq, con Raqqa, in Siria.

In tal modo, l’Iran riuscirebbe a realizzare due obiettivi. Il primo obiettivo è costituito all’accesso diretto dell’Iran ai suoi proxies nelle alture del Golan, estendendo il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan, fino a Yarmouk. Il secondo obiettivo è quello di acquisire basi navali sulla costa siriana. Già nel 2016 il capo di stato maggiore iraniano aveva affermato pubblicamente che l’Iran avrebbe costruito basi navali in Siria e Yemen.

Israele teme la crescente influenza iraniana in Siria. Il 23 agosto scorso, il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante un incontro con il presidente russo, Vladimir Putin, ha sottolineato che Israele non tollererà una presenza iraniana permanente in Siria, che potrebbe includere basi militari e per il lancio di missili.

Il 28 agosto 2017, Netanyahu è tornato ad accusare l’Iran di voler costruire alcuni siti destinati alla produzione di missili guidati in Siria, al fine di trasformare il Paese in una fortezza militare. Secondo il Primo Ministro israeliano, l’obiettivo di Teheran sarebbe quello di utilizzarli contro Israele, per cancellarne definitivamente l’esistenza.

Secondo quanto riferito dal giornale israeliano The Jerusalem Post, due fattori renderebbero difficile il ritiro dell’Iran dalla Siria. Il primo fattore è l’accordo nucleare del 2016 tra l’Iran e il gruppo 5+1. L’accordo ha reso più difficile agire contro l’Iran dal momento che, con la sua firma, i Paesi coinvolti hanno attribuito all’Iran un riconoscimento internazionale. Il secondo fattore è costituito dai legami, a vari livelli, che uniscono l’Iran con numerosi Paesi.

L’Iran è consapevole della propria posizione e ha un forte interesse nel mantenere una  presenza stabile in Siria. In questo modo, infatti, potrebbe espandere la propria presenza nella regione e trarre vantaggio dall’essere dalla parte dei vincitori nel conflitto siriano.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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