KUALA LUMPUR: PROTESTE DEI MUSULMANI CONTRO LE VIOLENZE IN MYANMAR

Pubblicato il 31 agosto 2017 alle 21:05 in Asia Malesia

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Centinaia di rappresentanti della minoranza etnica musulmana Rohingya hanno sfilato in protesta nella capitale della Malesia, Kuala Lumpur, per chiedere la fine di quello che definiscono un olocausto della loro gente nello stato di Rakhine, nel Myanmar settentrionale.

La Malesia è un paese a maggioranza islamica che guarda con estrema attenzione a quanto sta accadendo nello stato settentrionale di Rakhine, in Myanmar, paese dove la religione più diffusa è il buddismo.

Sono state più di mille le persone – di cui molti Rohingya – a riunirsi a Kuala Lumpur per manifestare e chiedere la fine della violenza ai danni della loro gente in Myanmar. Uno dei manifestanti ha tentato di darsi fuoco cospargendosi di benzina, ma è stato fermato dalla polizia. Il presidente del Consiglio Consultivo Malese per l’Organizzazione Islamica (MAPIM), Mohd Azmi Abdul Hamid, ha chiesto alla consigliera di stato del Myanmar e premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, di impegnarsi di più per fermare le uccisioni sommarie nello stato di Rakhine. “Consigliera Aung San Suu Kyi, lei è colpevole. Si presume lei sia una leader democratica, si presume tuteli i diritti umani. Perché si sta invece schierando dalla parte dell’esercito?”, ha chiesto il leader musulmano. “Chiediamo al Myanmar di porre fine alla violenza contro i Rohingya”, ha concluso il presidente del Consiglio Consultivo.

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte:  Forumbiodiversity.com

La minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar. Fonte: Forumbiodiversity.comku

Sono circa 60 mila i rifugiati Rohingya in Malesia, secondo le stime delle Nazioni Unite. In Malesia, i Rohingya costituiscono una parte significativa di quella forza lavoro composta da immigrati che svolge lavori di bassa lega che il popolo malese non vuole più fare. I Rohingya in Myanmar vengono considerati immigrati clandestini provenienti dal Bangladesh – a maggioranza musulmana- per questo vengono perseguitati e vengono loro negati anche i diritti più fondamentali. La situazione dei Rohingya indigna i paesi musulmani del Sud-Est Asiatico, la Malesia per prima.

Dall’ottobre 2016, nello stato di Rakhine la minoranza etnica musulmana Rohingya è oggetto di una dura campagna militare iniziata in seguito ad alcuni attacchi alle stazioni di polizia di confine da parte di un gruppo di militanti islamisti di etnia Rohingya. Le operazioni dell’esercito birmano sono state condannate dagli osservatori internazionali per i diritti umani, compreso quello delle Nazioni Unite, l’UNHCR. L’esercito è accusato di crimini contro l’umanità e di aver commesso violenze e organizzato esecuzioni sommarie ai danni dei Rohingya. Dall’inizio di agosto, la situazione nello stato di Rakhine è peggiorata e il 25 agosto c’è stato un attacco dei militanti alle stazioni di polizia di confine. L’esercito del Myanmar ha risposto agli attacchi organizzati dai militanti islamisti di etnia Rohingya con un’offensiva durissima che ha causato 104 vittime e migliaia di sfollati tra sabato 26 e domenica 27 agosto.

I musulmani di etnia Rohingya che vivono nello stato di Rakhine sono più di un milione e vivono in una situazione di isolamento e con diritti limitati, poiché vengono considerati immigrati clandestini dal vicino Bangladesh Per cercare di sfuggire alla campagna militare, circa 87 mila Rohingya hanno lasciato il Myanmar attraversando il fiume Naf, confine naturale con il Bangladesh. Il Bangladesh non accoglie i Rohingya di buon grado e cerca di rimandarli indietro. Nonostante la reticenza, sono stati 2 mila i Rohingya ad aver attraversato il confine da venerdì 26 agosto. Ulteriori 3500 persone erano riuscite a raggiungere il Bangladesh dal 12 agosto, quando l’esercito aveva annunciato un ulteriore stretta nei confronti dei militanti islamisti.

Ilaria Tipà

di Redazione

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