COREA DEL NORD: USA VALUTANO SANZIONI ALLE BANCHE CINESI

Pubblicato il 31 agosto 2017 alle 10:41 in Corea del Nord USA e Canada

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I nuovi test missilistici della Corea del Nord – effettuati il 26 e 29 agosto – dimostrano che le sanzioni Onu non hanno alcun effetto su Pyongyang, nemmeno quello di rallentare lo sviluppo dei suoi programmi nucleare e missilistico. Questa è la considerazione di coloro che a Washington chiedono agli Stati Uniti di intraprendere un’azione unilaterale nei confronti degli istituti finanziari che continuano a fare affari con Pyongyang. Ciò significherebbe un confronto aperto con la Cina, dal momento che la maggior parte delle banche in oggetto sono cinesi.

Subito dopo il test di un missile balistico a raggio intermedio che ha sorvolato il Giappone il 29 agosto, le principali potenze mondiali hanno condannato all’unanimità la nuova provocazione da parte della Corea del Nord in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il comunicato congiunto diffuso dalle Nazioni Unite non contiene riferimenti a nuove sanzioni, né a nuove risoluzioni ai danni di Pyongyang. La ragione di questa mancanza di dichiarazione di intenzioni è che la Cina e la Russia – alleate di storiche della Corea del Nord – sono reticenti a intraprendere azioni che ritengono troppo drastiche e continuano a chiedere lo stop dei lanci di Pyongyang e delle esercitazioni militari di Washington e Seoul per agevolare il ritorno al tavolo negoziale.

L’approccio cauto sulle contromisure del comunicato del Consiglio di Sicurezza non è il risultato che gli Stati Uniti speravano di ottenere. Dopo la riunione straordinaria del Consiglio organizzata su richiesta del Giappone tra il 29 e il 30 agosto, il presidente Usa, Donald Trump, ha scritto in un tweet: “gli Stati Uniti hanno parlato con Corea del Nord e hanno pagato a Pyongyang molti soldi per l’estorsione, per 25 anni. Continuare a parlare non è la risposta!”. Secondo alcuni analisti, le parole del presidente potrebbero racchiudere un avvertimento a Pyongyang in merito alla pianificazione di un’azione militare preventiva contro le basi militari e le centrali nucleari della Corea del Nord.

Gli strateghi degli Stati Uniti non sono d’accordo con questa ipotesi e ritengono che sia ormai troppo tardi per sperare che in un sol colpo si possano annientare i programmi nucleari e missilistici di Kim Jong-un, riporta ChannelNewsAsia. Un attacco preventivo, secondo gli ufficiali della difesa Usa, comporterebbe un rischio troppo grande per le forze degli Stati Uniti stanziate nel Pacifico e per i paesi alleati della regione, Corea del Sud in primis.

La strada che molti analisti reputano la migliore è quella di inasprire le sanzioni degli Stati Uniti nei confronti degli istituti bancari e le imprese straniere che fanno affari con Pyongyang – affari i cui introiti contribuiscono a finanziare i missili nucleari della Corea del Nord.

Le precedenti amministrazioni degli Stati Uniti non hanno osato attuare queste misure perché erano consapevoli che una tale operazione avrebbe provocato la Cina e avrebbe portato Pechino a interrompere i suoi sforzi per risolvere la questione nordcoreana. Sforzi che Washington ha finora ritenuto non sufficienti. Il governo Trump ha già intrapreso la strada delle sanzioni nei confronti di un elenco ristretto di aziende e individui cinesi, ma non ha toccato direttamente le grandi banche cinesi. Di fronte ai nuovi test di Pyongyang, gli analisti e gli ufficiali Usa presagiscono l’arrivo di nuove e più dure sanzioni che potrebbero riportare il gelo tra Pechino e Washington, dopo l’allentamento delle tensioni generato da Donald Trump e Xi Jinping durante il loro incontro in Florida, il 6 aprile scorso.

Eventuali sanzioni degli Usa alle banche cinesi mirerebbero a spingere Pechino a interrompere ogni forma di commercio con Pyongyang, una scelta che la Cina reputa fuori discussione, poiché, afferma, la maggior parte dell’interscambio ancora attivo è a scopo umanitario. “Non si devono tagliare tutti i legami commerciali e le comunicazioni tra la Corea del Nord e la Cina, perché è il sostegno cinese che può permettere, nel lungo periodo, al popolo nordcoreano di cambiare il paese”, ha affermato l’ex segretario di stato per i diritti umani statunitense Tom Malinowski.

Se gli Usa approvassero un pacchetto di sanzioni mirate alle banche cinesi, questo comporterebbe anche la perdita di un risultato diplomatico importante costruito attraverso mesi di duro lavoro in seno alle Nazioni Unite dai rappresentanti di Washington: il fronte unito del Consiglio di Sicurezza contro la Corea del Nord. Una Cina infuriata con gli Stati Uniti tornerebbe alla politica di veto dei provvedimenti contro Pyongyang che ha portato avanti in passato. Agli occhi di Kim Jong-un, la condanna dei suoi programmi missilistico e nucleare da parte di Pechino e il sostegno della Cina alle sanzioni e ai comunicati Onu a suo danno sono probabilmente segnali più forti delle semplici ritorsioni economiche.

Ilaria Tipà

di Redazione

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