NIGER: TRA SFOLLATI INTERNI, IMMIGRAZIONE E TERRORISMO

Pubblicato il 30 agosto 2017 alle 9:49 in Immigrazione Niger

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L’ondata di piogge torrenziali in Niger ha distrutto centinaia di case nelle vicinanze della capitale Naimey, forzando i residenti a evacuare. A causa del maltempo, da giugno a fine agosto, sono morte almeno 44 persone. Il governo locale ha reso noto di assistere gli sfollati, fornendo cibo e organizzando campi di primo soccorso. A tal fine, diverse scuole dell’area sono state trasformate in centri di accoglienza immediata.

Tutto ciò si sta verificando in un quadro già abbastanza complicato. Il Niger vive da quasi sessant’anni una situazione di instabilità economica, politica e sociale. Il 3 agosto 1960, il Paese si è reso indipendente dal dominio coloniale francese e, da allora, la strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua ad essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. Le sue difficoltà sono aggravate da due fattori.

Da una parte, gli scontri tra il governo locale, con a capo il primo ministro Brigi Rafini, e il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram hanno causato una grave crisi umanitaria. La sua violenza ha forzato sempre più persone ad abbandonare il Paese per rifugiarsi nel vicino Ciad, anch’esso tuttavia colpito dalla furia dei terroristi nigeriani. Il 31 luglio, Reuters ha riportato che, nel giro di una settimana, 7,000 cittadini nigerini sono stati costretti a rifugiarsi in Ciad per sfuggire agli attacchi di Boko Haram.

Dall’altra parte, l’instabilità degli Stati vicini, quali Mali, Libia e Nigeria, sta contribuendo a peggiorare la situazione interna del Niger, già precaria di per sé. In particolare, i confini con la Libia costituiscono un territorio  vulnerabile alle attività dei trafficanti di esseri umani.

Al di là degli sfollati interni e dei cittadini costretti a scappare per sottrarsi ai terroristi, il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. Secondo quanto riportato dall’International Organization for Migration, tra il febbraio e il giugno 2016, più di 300,000 persone hanno lasciato il Niger per raggiungere i due Paesi del Nord Africa. Tali migranti erano per la maggior parte giovani uomini originari del Senegal, Nigeria, Gambia, Mali ed altri Paesi dell’Africa occidentale, che si erano spostati per ragioni economiche, utilizzando in Niger come territorio di transito.

L’International Organization for Migration ha sottolineato un aspetto positivo del fenomeno migratorio in Niger, facendo notare che l’immigrazione è diventata una risorsa per lo sviluppo economico del Paese, soprattutto nelle città che si trovano lungo le rotte migratorie. I centri di accoglienza e i servizi organizzati per i migranti sono una fonte di guadagno per i cittadini locali. Grazie alla legge anti-contrabbando adottata dal governo di Naimey nel maggio 2016, le attività di molti trafficanti di esseri umani sono state contrastate in modo abbastanza efficace, anche se sono ancora necessari ulteriori sforzi per migliorare la situazione.

Al fine di meglio gestire la crisi migratoria, l’Italia sta privilegiando i rapporti con i Paesi africani, soprattutto la Libia, dalla quale partono il maggior numero di imbarcazioni dirette verso l’Europa. In particolare, secondo il ministro dell’Interno, Marco Minniti, i confini a sud della Libia, con il Niger, sono un punto da tenere sotto controllo con attenzione. Dal momento che tale territorio è sfruttato dai trafficanti di esseri umani, potrebbe presto trasformarsi in un ambiente propizioni per i gruppi terroristici, rendendo così il confine tra Libia e Niger la nuova frontiera dell’Africa settentrionale e, quindi, anche dell’Europa.

Sofia Cecinini

di Redazione

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