MYANMAR: CONTINUA L’ESODO DEI ROHINGYA

Pubblicato il 28 agosto 2017 alle 10:56 in Asia Myanmar

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L’esercito del Myanmar ha risposto agli attacchi organizzati dai militanti islamisti di etnia Rohingya con un’offensiva durissima che ha causato 104 vittime e migliaia di sfollati tra sabato 26 e domenica 27 agosto. Le Nazioni Unite e gli altri gruppi per gli aiuti umanitari sono stati costretti a lasciare lo stato di Rakhine, nel nord del Myanmar.

I militanti islamisti appartenenti all’etnia minoritaria Rohingya hanno attaccato alcune stazioni di polizia di confine, venerdì 25 agosto e nel weekend l’esercito ha risposto scatenando l’offensiva più dura degli ultimi cinque anni. Gli scontri degli ultimi tre giorni rappresentano il picco massimo della tensione nello stato di Rakhine, iniziata nell’ottobre 2016. In seguito ad attacchi simili a quelli di venerdì 25 agosto, ad ottobre il governo a deciso di inviare l’esercito per riportare l’ordine nel nord del Myanmar, una zona dove la minoranza musulmana Rohingya è quella maggioritaria, con 1,1 milioni di persone. L’esercito è accusato dai gruppi per gli aiuti umanitari e dall’Osservatorio per i Diritti Umani dell’Onu di violenze e crimini contro l’umanità. Si tratta di accuse che il governo del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi rifiuta.

Per cercare di sfuggire alla campagna militare, circa 87 mila Rohingya hanno lasciato il Myanmar attraversando il fiume Naf, confine naturale con il Bangladesh. Il Bangladesh non accoglie i Rohingya di buon grado e cerca di rimandarli indietro. Nonostante la reticenza, sono stati 2 mila i Rohingya ad aver attraversato il confine da venerdì 26 agosto. Ulteriori 3500 persone erano riuscite a raggiungere il Bangladesh dal 12 agosto, quando l’esercito aveva annunciato un ulteriore stretta nei confronti dei militanti islamisti.

Tra sabato 26 e domenica 27 agosto sono stati molteplici gli scontri tra esercito e militanti. Secondo i media ufficiali del Myanmar, i militanti avrebbero attaccato l’esercito con ordigni di fortuna e messo a ferro e fuoco diversi villaggi. Il bilancio degli scontri è di 104 vittime, di cui 12 membri delle forze dell’ordine, secondo quanto dichiarato dal governo birmano.

Rohingya, fonte: FlickrIl Myanmar ha chiesto ai civili Rohingya di collaborare con l’esercito e ha assicurato protezione a coloro che non hanno legami con i militanti. Il gruppo estremista Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA) è il fautore degli attentati di ottobre 2016 e ha rivendicato la paternità di quelli del 25 agosto. Si tratta di un’organizzazione terroristica che dichiara di agire per la difesa dei diritti della minoranza etnica Rohingya.

I Rohingya che vivono nello stato di Rakhine vivono una situazione di isolamento con diritti limitati, una condizione che secondo gli osservatori internazionali è assimilabile a quella dell’Apartheid. La ragione di questa situazione è che i Rohingya vengono considerati immigrati clandestini dal vicino Bangladesh. La minoranza etnica Rohingya è di fede musulmana in un paese, il Myanmar, a maggioranza buddista.

di Redazione

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