EGITTO-USA: LE 6 CONDIZIONI PER IL RIPRISTINO DEGLI AIUTI MILITARI ED ECONOMICI

Pubblicato il 28 agosto 2017 alle 17:24 in Egitto USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno dettato alcune condizioni che l’Egitto dovrà rispettare per ottenere il ripristino degli aiuti economici e militari.

Il 25 agosto, l’amministrazione Trump ha deciso di imporre restrizioni a un pacchetto di aiuti dal valore di 96 milioni di dollari destinati al Cairo e di rinviare l’erogazione di un altro finanziamento militare da 195 milioni di dollari. Le accuse sono la violazione dei diritti umani e l’intrattenimento di relazioni controverse con la Corea del Nord. La mossa di Trump è stata una sorpresa da momento che, solo lo scorso 3 aprile, il presidente americano aveva accolto a Washington il leader egiziano, lodando le forti relazioni tra i due Paesi.

Il quotidiano The New Arab riporta che, secondo fonti diplomatiche, le principali preoccupazioni degli Stati Uniti riguardano il rispetto delle libertà civili, i diritti umani e la politica estera egiziana. Affinché gli aiuti economici e militari vengano ripristinati, il Cairo dovrà rispettare 6 condizioni dettate dal Washington.

La prima condizione dettata dall’amministrazione Trump riguarda la cancellazione di una legge ratificata a fine maggio dal presidente al-Sisi, che bandisce l’attività delle organizzazioni non governative in territorio egiziano. Tale legge, che è stata fortemente criticata, prevede multe a quegli studi condotti dagli operatori che non hanno ricevuto il permesso dallo Stato. Le fonti diplomatiche hanno rivelato che gli USA vorrebbero che le autorità egiziano emendassero la norma, per permettere alle organizzazioni non governative di operare senza restrizioni, al fine di salvaguardare il lavoro dei propri dipendenti.

La seconda condizione riguarda la concessione di maggiori libertà politiche. Washington vorrebbe che il Cairo permettesse ai partiti di opposizione e a quelli islamisti di prendere parte alla vita pubblica e politica dell’Egitto. Da quando al-Sisi è salito al potere con un colpo di Stato militare, nel luglio 2013, rovesciando il presidente islamista eletto, Mohammed Morsi, circa 60,000 oppositori politici sono stati arrestati. Ad avviso degli Stati Uniti, il leader egiziano dovrebbe rilasciare tali individui, soprattutto per ridurre il rischio di radicalizzazione che sta crescendo sempre di più nelle carceri.

La terza condizione, relativa alla politica estera egiziana, riguarda l’interruzione dei legami tra l’Egitto e la Corea del Nord.  Il Cairo intrattiene relazioni amichevoli con il regime di Pyongyang dagli anni ’70 e, nel corso del tempo, è stato accusato di fornire alla Corea del Nord missili Scud e altro equipaggiamento militare. Tale posizione è in netto contrasto con gli interessi americani, i quali stanno cercando di isolare economicamente e diplomaticamente la Corea del Nord, al fine di convincerla a sospendere le proprie attività nucleari provocatorie.

La quarta condizione, secondo le fonti, prevede che le autorità egiziane agiscano in maniera più trasparente nell’ambito della lotta contro i gruppi armati nella Penisola del Sinai, dove l’ISIS sta attaccando ripetutamente i soldati e la polizia locale. Dal momento che le forze di scurezza egiziane sono state accusate di colpire indiscriminatamente anche i civili nel corso delle operazioni contro i terroristi, Washington chiede una maggiore trasparenza per verificare che non vengano uccisi cittadini egiziani.

La quinta condizione riguarda il rispetto dei diritti umani. Gli Stati Uniti vorrebbero che l’Egitto aderisse agli standard internazionali per evitare di divenire un territorio fertile per l’estremismo violento come la Siria, l’Iraq e la Libia, dove l’assenza del rispetto dei diritti umani hanno reso tali Paesi rifugi sicuri per i terroristi. Inoltre, dal momento che l’Egitto confina con la Libia, Washington vorrebbe che il Cairo giocasse un ruolo più significativo nel processo di pace libico, e che favorisse anche i colloqui tra i palestinesi e gli israeliani.

Infine, gli USA sono disposti a ripristinare tutti gli aiuti economici e militari se l’Egitto acconsentirà ad aprire il proprio mercato agli investitori stranieri, per creare maggiori posti di lavoro.

Il Cairo è sempre stato uno degli alleati più stretti di Washington nell’area nordafricana, ricevendo circa 1,3 miliardi di dollari all’anno dagli USA. A causa dell’instabilità economica, aggravata dalla presenza di gruppi armati estremisti legati all’ISIS, soprattutto nella zona della penisola del Sinai, l’Egitto, nel corso degli anni, ha negoziato aiuti dal valore di miliardi di dollari con vari Stati e organi, come il Fondo Monetario Internazionale e la World Bank.

Sofia Cecinini

di Redazione

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