PALESTINA: IL DESTINO DEGLI AVAMPOSTI ISRAELIANI NEI TERRITORI OCCUPATI

Pubblicato il 27 agosto 2017 alle 6:03 in Medio Oriente Palestina

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In Cisgiordania, almeno 3500 strutture israeliane sono state costruite su terreni palestinesi privati e sono a rischio di essere retroattivamente legalizzate. Si tratta di edifici edificati illegalmente su terreni di proprietà palestinesi, a cui, in alcuni casi specifici, lo Stato dovrebbe versare, a titolo di indennizzo, un valore più alto di quello di mercato per regolarizzarne la posizione.

Secondo i dati dell’Amministrazione civile israeliana, riportati da The New Arab, in Cisgiordania, 3455 case ed edifici israeliani sarebbero stati costruiti su territori palestinesi privati, di conseguenza la loro costruzione sarebbe illegale sia secondo la legge israeliana sia secondo quella internazionale.

Secondo quanto riportato dal giornale israeliano Haaretz, circa il 45% delle strutture costruite su territori privati palestinesi sono state costruite su “terreni privati regolarizzati”, cioè registrati formalmente dal proprietario, mentre le restanti si trovano su terreni di cui non si conosce in modo certo il proprietario.

Il 13 novembre 2016, il comitato ministeriale di Israele per la legislazione aveva approvato all’unanimità la cosiddetta “legge di formalizzazione”, una legge che mira a legalizzare retroattivamente gli avamposti nella Cisgiordania occupata, costruiti su terreni palestinesi privati. Il 17 agosto 2017, la Corte Suprema israeliana ha rimandato di due mesi l’implementazione della legge.

La legge permette al governo israeliano di espropriare i territori palestinesi privati dove le case degli avamposti illegali sono state costruite ex post facto, a condizione che gli avamposti siano stati costruiti in buona fede o con il supporto del governo. In cambio, la legislazione afferma che i proprietari palestinesi otterranno un compenso finanziario o un altro terreno.

Secondo quanto riferito da The Times of Israel, la legge aprirà la strada al governo per riconoscere circa 4000 case israeliane costruite illegalmente.

La decisione provvisoria della Corte Suprema ha congelato la legge, in questo modo nessuna terra sarà espropriata e gli avamposti costruiti in buona fede o con l’appoggio del governo non verranno demoliti prima che venga adottata una decisione definitiva.

Si tratta di una legge controversa. Secondo i palestinesi, l’approvazione di tale legge comporterebbe l’impossibilità di risolvere il conflitto israelo-palestinese attraverso la soluzione a due Stati. Da parte sua, invece, il governo israeliano avrebbe difeso la legge, affermando che l’espropriazione dei terreni porterebbe un vantaggio ai palestinesi che riceverebbero in cambio un compenso economico.

Secondo quanto riportato da The New Arab, dal 1967, anno dell’occupazione della Cisgiordania, circa 600000 israeliani si sono trasferiti in insediamenti ebraici nei territori palestinesi occupati. La comunità internazionale condanna tale attività accusandola di costituire il principale impedimento alla realizzazione della pace nella regione.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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