MYANMAR: I ROHINGYA ATTACCANO LA POLIZIA DI CONFINE

Pubblicato il 27 agosto 2017 alle 15:05 in Asia Myanmar

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I militanti di etnia Rohingya hanno attaccato alle stazioni della polizia di confine dello stato di Rakhine, nel nord del Myanmar. Sono 89 le vittime dello scontro tra militanti e forze dell’ordine, quest’ultime avrebbero perso 12 uomini. L’attacco è destinato ad esasperare ulteriormente l’esodo di massa dei Rohingya dal Myanmar verso il Bangladesh.

Gli scontri hanno avuto luogo venerdì 25 agosto, in una zona vicina alla cittadina di Rathedaung, fortificata recentemente dalle truppe birmane. Sono state 20 le stazioni di polizia prese in assalto nella mattina di venerdì da circa 150 insurrezionisti armati di esplosivi di fortuna, secondo quanto è stato riferito dall’esercito.

Lo stato di Rakhine è blindato dall’ottobre 2016, quando il governo birmano ha avviato una campagna militare in risposta a una serie di attacchi alle stazioni della polizia di confine condotti dai militanti islamisti di etnia Rohingya. I Rohingya sono una minoranza etnica di fede musulmana che vive in Myanmar, dove la maggioranza della popolazione è buddista. I musulmani di etnia Rohingya che vivono nello stato di Rakhine sono più di un milione e vivono in una situazione di isolamento e con diritti limitati, poiché vengono considerati immigrati clandestini dal vicino Bangladesh. Secondo le stime del Bangladesh, sono circa 400 mila i rifugiati Rohingya nei campi di accoglienza nelle zone di confine. Di questi 400 mila, 87 mila sono giunti tra ottobre 2016 e agosto 2017, con alle spalle storie di violenze, stupri, omicidi ed esecuzioni sommarie che affermano siano state condotte dai soldati birmani.

Tra i Rohingya vi sono numerosi gruppi di militanti islamisti radicali. A condurre gli attacchi di ottobre 2016 è stato il gruppo Arakan Rohingya Salvation Armi (ARSA) che dichiara di essere alla guida delle insurrezioni e di avere la sua base nel monte May Yu, nella zona di confine con il Bangladesh. Il governo del Myanmar non riesce a stimare con precisione quanti membri contino questi gruppi, ma sa che la leadership è in mano a jihadisti che hanno ricevuto addestramento all’estero.

Gli scontri di venerdì 25 agosto hanno spaventato ulteriormente la popolazione Rohingya che ha tentato di attraversare il confine con il Bangladesh in cerca di salvezza, ma è stata fermata dalla polizia.

Le Nazioni Unite, che seguono con attenzione la crisi umanitaria dei Rohingya, hanno chiesto all’esercito e ai militanti di astenersi dall’esasperare ulteriormente la situazione, ma hanno ottenuto scarso successo. L’esercito birmano è accusato dall’Alto Commisariato Onu sui Diritti Umani (UNHCR) e dagli altri osservatori per i diritti umani di atroci crimini contro l’umanità che i soldati avrebbero commesso durante i mesi di assedio ai danni dei Rohingya. Il governo del premio Nobel per la Pace Aung San Suu-kyi ha negato le accuse e non ha permesso all’Onu di organizzare una commissione d’inchiesta internazionale.

Ilaria Tipà

di Redazione

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