LA TUNISIA E IL TERRORISMO

Pubblicato il 27 agosto 2017 alle 10:07 in Approfondimenti Tunisia

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La Tunisia sta portando avanti una rigida campagna anti-terrorismo al fine di innalzare i livelli di sicurezza in tutto il Paese. L’ultima operazione ha avuto luogo il 14 agosto, quando la polizia ha sventato un attacco terroristico nel sud della Tunisia.

Nonostante i numerosi arresti effettuati nel corso dell’ultimo anno, le autorità tunisine confermano che la minaccia nel Paese continua a essere alta, soprattutto al confine con la Libia. Per rafforzare la sicurezza, è previsto che, all’inizio del 2018, la Tunisia installi un sofisticato sistema elettronico al confine libico che impedirà l’infiltrazione dei terroristi dalla Libia e limiterà le attività di contrabbando. Già il 4 febbraio 2016, la Tunisia aveva completato la costruzione di una barriera alla frontiera libica, composta da fossati, muri di sabbia e filo spinato per contrastare le attività terroristiche e il contrabbando di armi.

Per quanto riguarda il 2016, secondo il Country Report on Terrorism del governo americano, gli sforzi delle autorità tunisine per combattere il terrorismo si sono intensificati significativamente rispetto all’anno precedente, riuscendo a ottenere diversi risultati positivi. Ciò ha reso la Tunisia il principale partner regionale di sicurezza degli Stati Uniti, i quali hanno supportato Tunisi nella trasformazione del proprio apparato di difesa in un sistema anti-terroristico completo e funzionale. L’assistenza americana è aumentata molto nel corso dell’anno passato, anche se, ad avviso di Washington, la Tunisia necessita di un supporto maggiore a livello internazionale per raggiungere l’efficienza nel proprio sistema di difesa.

L’attuale legislazione anti-terrorismo è stata adottata nel 2015 per migliorare la difesa dei diritti umani e la lotta contro l’estremismo violento, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 2178, e il regime di sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS. La Tunisia ha anche rafforzato il proprio sistema penale, promuovendo nuove leggi per affrontare in maniera più efficace la minaccia posta dalla radicalizzazione. Il Ministero della Difesa (MOD) e il Ministero degli Interni (MOI) sono entrambi impegnati nella difesa del Paese. Mentre il primo guida le forze di sicurezza nelle operazioni militari, soprattutto nei pressi dei confini con l’Algeria e la Libia, il secondo rappresenta l’agenzia nazionale anti-terrorismo, che si dedica soprattutto alla salvaguardia delle aree urbane. Al fine di proteggere le zone turistiche, la Tunisia collabora con partner internazionale per salvaguardare le aree più frequentate, offrendo anche training di preparazione agli staff degli hotel per gestire eventuali attacchi terroristici. Nel novembre 2016, il Ministero degli Interni tunisino ha adottato la National Counterterrorism Strategy, volta ad adottare un approccio più sofisticato contro il terrorismo. Il 6 dicembre, il Ministro degli Interni tunisino ha riferito che le autorità, nei primi 10 mesi del 2016, hanno smantellato 160 cellule terroristiche, con il conseguente arresto di 850 terroristi, segnando un aumento di almeno 300 sospettati trattenuti rispetto ai 547 tunisini incarcerati nel corso dell’anno precedente. Tuttavia, anche durante tutto il 2016, la minaccia principale è stata rappresentata dai confini con la Libia. L’instabilità del Paese nordafricano ha permesso a numerosi gruppi estremisti, tra cui l’ISIS, di continuare indisturbati le proprie operazioni, forzando il governo tunisino ad adottare nuove tattiche per aumentare i controlli alle frontiere e anche all’interno delle aree urbane, dove i militanti cercando di colpire i civili. Allo stesso modo, i confini con l’Algeria sono un territorio particolarmente controllato, dal momento che vengono utilizzati dai trafficanti di armi e dai combattenti per destabilizzare la regione.

Il ritorno dei foreign fighters tunisini che negli ultimi anni sono partiti alla volta della Siria e dell’Iraq continua ad essere un fattore di rischio. Secondo le stime del Soufan Group, nell’ottobre del 2015, 6,000 combattenti tunisini erano presenti in Medio Oriente, costituendo il gruppo di foreign fighters più numeroso rispetto a tutti gli altri Paesi. Due dei recenti attacchi terroristici che si sono verificati in Europa, rivendicati dall’ISIS, sono stati compiuti da cittadini tunisini. Il primo si è verificato Il 14 luglio 2016, ed è stato commesso dal 31enne Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, tunisino residente a Parigi, che ha falciato la folla presente sulla promenade di Nizza, uccidendo 86 persone e ferendone 458. Il secondo attentato, invece, si è verificato il 19 dicembre a Berlino, per mano del giovane 24enne tunisino Anis Amri, che ha causato la morte di 12 persone e il ferimento di altre 48, travolgendo i mercatini di Natale presenti nella capitale tedesca.

In Tunisia i principali gruppi terroristici attivi durante il 2016 sono stati Ansar al-Sharia in Tunisia (AAS-T) e al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), i quali hanno continuato a operare soprattutto nelle montagne nell’ovest del Paese, colpendo ripetutamente i civili e le forze di sicurezza. Le cellule affiliate all’ISIS, invece, sono state più attive ai confini libici, soprattutto nella città di Ben Guerdan. I principali incidenti del 2016 sono stati:

  • Il 7 marzo, militanti legati allo Stato Islamico hanno attaccato le forze di sicurezza locali nella città frontaliera di Ben Guerdan, dove sono morti 49 terroristi, 13 agenti e 7 civili. Gli assalitori erano combattenti tunisini addestrati in Libia;
  • L’11 maggio, 4 guardie nazionali sono state uccise nel corso di un raid per scovare alcuni jihadisti nel governatorato di Tataouine, per mano di un kamikaze che si è fatto saltare in aria;
  • Il 29 agosto, un convoglio militare è esploso a causa di una mina, presso Kasserine, ed è poi stato assaltato da un gruppo di militanti che hanno ucciso 3 agenti;
  • Infine, il 7 novembre, un caporale dell’esercito tunisino è morto nel corso di un assalto da parte di 20 terroristi che hanno assalito la sua abitazione.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Tunisia fa parte del Middle East and North Africa Financial Action Task Force (MEAFATF), che è un organo regionale volto a contrastare tali attività. Nel corso dei tre anni passati, la Tunisia ha cercato di aumentare gli sforzi per limitare il riciclaggio di soldi, obbligando le banche a comunicare le proprie transazioni regolarmente. In particolare, la legge anti-terrorismo del 2015 ha creato un’unità di giudici e figure specializzate nei casi di terrorismo.

Dal momento che il fenomeno della radicalizzazione ha costituito una delle principali sfide per le autorità di Tunisi, il Paese nordafricano ha cercato di migliorare le proprie condizioni socio-economiche, promuovendo lo sviluppo economico e il miglioramento dell’istruzione. Il governo tunisino, inoltre, nel tentativo di limitare l’esposizione dei giovani al messaggio radicale, ha rimosso tutti gli imam che erano stati segnalati essere estremisti.

Infine, la Tunisia è stata particolarmente attiva nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, appoggiando l’Onu, l’Arab League e il Global Counterterrorism Forum (GCTF) e l’Unione Africana (AU). Tunisi è anche un membro attivo della Trans-Sahara Counterterrorism Partnership, un programma pluri-annuale promosso dagli USA, volto ad assistere i governi del Maghreb e del Sahel nell’affrontare le minacce terroristiche.

Sofia Cecinini

di Redazione

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