L’ISIS SI PREPARA ECONOMICAMENTE ALLA SCONFITTA

Pubblicato il 26 agosto 2017 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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Bandiera dell'ISIS. Fonte: Wikipedia Commons

Bandiera dell’ISIS. Fonte: Wikipedia Commons

Lo Stato Islamico continua a perdere terreno sia in Siria sia in Iraq. In Siria, le Syrian Democratic Forces stanno avanzando a Raqqa, con il supporto degli Stati Uniti, mentre le forze del regime di Bashar Al-Assad stanno circondando Deir Ezzor, con il sostegno dei raid aerei russi. In Iraq, Mosul è stata riconquistata il 9 giugno 2017 e il 20 agosto le forze irachene hanno lanciato un’offensiva contro Tal Afar, l’ultima grande roccaforte dell’ISIS nella provincia di Ninive. Nel frattempo, anche le milizie sciite di Hezbollah e l’esercito libanese stanno combattendo l’ISIS dal loro confine con la Siria.

Lo Stato Islamico è stato molto abile nello sfruttare l’instabilità della Siria e dell’Iraq per espandersi in un territorio molto ricco di risorse naturali, in particolare petrolio e gas. Ciò lo ha aiutato a diventare, in pochi mesi, un’organizzazione molto ricca.

Tuttavia, alla luce dell’intensificarsi degli scontri e delle recenti sconfitte che ha subito sia in Siria sia in Iraq, la preoccupazione dello Stato Islamico è quella di ottenere il maggior bottino possibile prima di essere costretto ad abbandonare il territorio.

Secondo un report della società inglese IHS Markit riportato da Al-Arabiya in lingua araba, attualmente, l’ISIS possiederebbe solo il 20% delle entrate di cui disponeva prima dell’inizio della duplice campagna contro lo Stato Islamico in Siria e Iraq.

Il report riferisce che, nel periodo aprile-giugno 2017, le entrate mensili dello Stato Islamico si sarebbero assestate intorno ai 16 milioni di dollari, un calo dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2015, quando il guadagno era di 81 milioni di dollari al mese.

Il calo sarebbe dovuto, in particolare, alla diminuzione delle entrate provenienti dal petrolio e dal sistema di tassazione. I proventi derivanti dalla vendita del petrolio dei giacimenti siriani e iracheni, che costituiscono le principali risorse dello Stato Islamico, sarebbero diminuiti del 90%, mentre i proventi derivanti dalle tasse imposte agli abitanti locali e dalle operazioni di espropriazione sarebbero diminuiti dell’80% rispetto alle stime del 2015.

Secondo quanto riferito al giornale Financial Times da fonti locali, per far fronte a questa situazione, l’ISIS sarebbe impegnato in una corsa frenetica per produrre il petrolio al fine di raccogliere fondi. I guadagni verrebbero poi trasferiti all’estero attraverso canali segreti o investiti per garantire un flusso di fondi continuo anche dopo la sconfitta dell’organizzazione sia in Siria sia in Iraq.

Sempre secondo il report della IHS Markit, l’Occidente sarebbe molto preoccupato per le attività di contrabbando di denaro dello Stato Islamico, dal momento che queste sono difficilmente rintracciabili e controllabili per almeno quattro motivi.

Il primo motivo è che l’ISIS aveva imposto la propria valuta nelle aree sotto il suo controllo, imponendo alla popolazione locale di utilizzare la nuova moneta, non regolamentata da nessun principio economico. Ciò ha permesso allo Stato Islamico di entrare in possesso di una grande liquidità di denaro, sia in dollari sia in valuta siriana. Inoltre, il dinaro – questo é il nome della valuta dell’ISIS – sarebbe stato venduto a un prezzo che supera il valore effettivo dell’oro. Secondo fonti locali, lo Stato Islamico sarebbe stato in grado di vendere più di 100mila dinari, guadagnando centinaia di migliaia di dollari.

Il secondo motivo che ostacola il monitoraggio da parte dell’Occidente è che le operazioni di trasferimento dei soldi che sta attuando lo Stato Islamico si basano su metodi non regolari.

Il terzo motivo è il fatto che la maggior parte della popolazione siriana dipende dalle rimesse dei propri familiari all’estero e ciò ha accresciuto le attività di trasferimento di denaro che non si basano su un sistema specifico, ma su relazioni personali. Lo Stato Islamico starebbe sfruttando questa rete per contrabbandare il denaro dell’organizzazione.

Il quarto motivo è che l’ISIS avrebbe riciclato il denaro attraverso l’acquisto di uffici di cambio, aziende farmaceutiche e alberghi privati in Iraq.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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