ISRAELE TEME IL RUOLO DELLA TURCHIA NELLA REGIONE

Pubblicato il 25 agosto 2017 alle 6:03 in Israele Medio Oriente

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Benjamin Netanyahu. Fonte: President of Russia.

Benjamin Netanyahu. Fonte: President of Russia.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è recato in visita in Giordania per incontrare il re Abd Allah II.

Quest’anno, Turchia e Giordania celebrano 70 anni di rapporti diplomatici. Nonostante le due parti abbiano spesso assunto  posizioni contrastanti in numerosi affari regionali, in particolare il conflitto siriano, la crisi in Egitto e la guerra contro lo Stato Islamico, Ankara ed Amman si sono sempre impegnate a mantenere forti rapporti economici e culturali.

In occasione della visita, che si è svolta lunedì 21 agosto 2017, il presidente Erdogan e il re Abd Allah II hanno discusso varie questioni di interesse comune, in particolare la situazione della Siria.

Il futuro della Siria è un tema di grande interesse per entrambe le parti. Turchia e Giordania sono preoccupate per la protezione dei propri confini al confine con la Siria, considerando l’evoluzione della situazione nel Paese e il tentativo dell’Iran di espandere la propria influenza nel territorio. Altra questione di comune interesse per i due Paesi è la gestione dei profughi, dal momento che entrambi ospitano grandi comunità di profughi siriani fuggiti dalla guerra.

Secondo un’analisi del sito d’informazione israeliano NRG, scritta dall’esperto israeliano di affari arabi, Asaf Ghibour, e riportata da Al-Jazeera in lingua araba, Israele sarebbe molto preoccupato per l’incontro tra il presidente Erdogan e il re Abd Allah II. In particolare, Tel Aviv è preoccupato che la Turchia possa ampliare la propria influenza negli affari della regione per due motivi principali.

Il primo motivo è il recente riavvicinamento della Turchia con l’Iran. Durante una visita del capo di stato maggiore dell’esercito iraniano, il generale Mohammad Bagheri, che si è conclusa il 21 agosto, Ankara e Teheran hanno raggiunto un accordo di cooperazione in materia di sicurezza dei confini e hanno rafforzato la cooperazione militare congiunta, in particolare contro il PKK, un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia.

Il secondo motivo è rappresentato dalle recenti tensioni tra la Giordania e Israele, che hanno favorito il riavvicinamento tra Amman e Ankara.

L’uccisione di due cittadini giordani da parte di un israeliano, avvenuta domenica 23 luglio, ha reso ancora più complesse le relazioni, già molto tese, tra Israele e Giordania. L’attacco all’ambasciata israeliana ha provocato uno scontro diplomatico tra Israele e Giordania che non si è ancora risolto e che ha complicato i rapporti già tesi tra i due Paesi, mentre questi erano impegnati in negoziati regionali per risolvere la crisi di Gerusalemme. In seguito all’episodio, i funzionari dell’ambasciata israeliana ad Amman sono rientrati a Tel Aviv.

In merito alla questione della moschea di Al-Aqsa, Erdogan si è più volte espresso a favore del ruolo svolto dalla Giordania e ha sottolineato che le misure adottate da Israele nella spianata delle moschee, con il pretesto di combattere il terrorismo, non sono altro che misure mirate a sottrarre l’area ai musulmani. Proprio prima della sua visita ad Amman, inoltre, Erdogan aveva invitato tutti i Paesi arabi ad unirsi per difendere Gerusalemme, che ha definito la “città santa dei musulmani”.

La posizione della Turchia, inoltre, è molto vicina anche a quella del primo ministro iracheno, Haydar Al-Abadi. Entrambe le parti, infatti, sono contrarie alla formazione di un’entità statale curda in Iraq e si oppongono al referendum sull’indipendenza del Kurdistan dall’Iraq, che dovrebbe tenersi il 25 settembre.

Per tutti questi motivi, Israele temerebbe il rafforzamento della posizione della Turchia nella regione, che potrebbe avere come conseguenza un cambiamento degli equilibri nelle questioni mediorientali.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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