BANGLADESH: EMERGENZA PROFUGHI ROHINGYA

Pubblicato il 24 agosto 2017 alle 14:04 in Asia Bangladesh

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Il governo del Myanmar prevede l’invio di altri soldati nello stato di Rakhine, nel nord del paese. Per questo, sono sempre di più i Rohingya che cercano una via di fuga dalle loro case, verso il vicino Bangladesh. Sono 3500 i profughi giunti in Bangladesh soltanto dalla data dell’annuncio, il 12 agosto e il 23 dello stesso mese.

Migliaia di Rohingya – minoranza etnica di fede islamica che vive nel nord del Myanmar – hanno deciso di lasciare le loro case nello stato di Rakhine e di fuggire in Bangladesh, in seguito all’annuncio di una stretta da parte dell’esercito del Myanmar, secondo quanto riferito dai leader delle comunità locali.

Nello stato di Rakhine, nel Myanmar settentrionale, è in corso una rigida campagna militare dal mese di ottobre 2016, quando alcuni militanti islamisti di etnia Rohingya hanno assaltato due posti di blocco della polizia di confine. L’attacco è stato l’inizio di una campagna di repressione dell’esercito che è stata accusata dai gruppi per i diritti umani di essere sfociata in una vera e propria operazione di pulizia etnica ai danni dei Rohingya.

Le autorità del Myanmar hanno annunciato lo stanziamento di centinaia di soldati addizionali nello stato di Rakhine per contrastare quelle che definiscono insurrezioni dei Rohingya, il 12 agosto. I leader dell’etnia minoritaria già presenti in Bangladesh hanno reso noto che sono giunti nel paese almeno 3500 profughi solo dal 12 al 23 agosto. I campi di accoglienza in Bangladesh sono sovraffollati, soprattutto nella zona del fiume Naf, confine naturale tra Bangladesh e Myanmar. I profughi sono riusciti a passare nonostante le misure di sicurezza e i pattugliamenti sul confine da parte delle forze dell’ordine del Bangladesh.

Bambini Rohingya nello stato di Rahkine. Fonte: Wikipedia Commons

Bambini Rohingya nello stato di Rahkine. Fonte: Wikipedia Commons

I racconti dei rifugiati fanno luce su cosa stIa accadendo nello stato di Rakhine. Si tratta di una zona in cui è vietato l’accesso agli osservatori per i diritti umani, anche quelli dell’Onu. Le Nazioni Unite avevano chiesto la creazione di una commissione d’inchiesta internazionale per indagare sulle accuse di violenze ed esecuzioni sommarie a carico dell’esercito birmano, ma il governo del Myanmar non ha dato il suo consenso. I profughi Rohingya hanno raccontato di non avere il permesso di lasciare le loro case nei villaggi senza aver chiesto l’autorizzazione all’esercito e di aver ricevuto pressioni perché cambiassero religione.

Secondo le stime del Bangladesh, sono circa 400 mila i rifugiati Rohingya nei campi di accoglienza nelle zone di confine. Di questi 400 mila, 87 mila sono giunti tra ottobre 2016 e agosto 2017, con alle spalle storie di violenze, stupri, omicidi ed esecuzioni sommarie che affermano siano state condotte dai soldati birmani.

Se il Myanmar a maggioranza di fede buddista non vede di buon occhio la minoranza islamica Rohingya e la ritiene non appartenente al paese, il Bangladesh a maggioranza musulmana non è da meno. Sono in molti in Bangladesh a ritenere che i Rohingya siano spesso coinvolti nella criminalità e nel narcotraffico.

Per questa ragione il governo di Dhaka ha iniziato a pensare di mandare i rifugiati Rohingya su un’isola al largo delle sue coste, ma ha incontrato la netta opposizione dei gruppi per i diritti umani.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCR) si è detto “molto preoccupato” per la situazione dei Rohingya e per un caso particolare in cui un’imbarcazione carica di migranti – tra cui donne e bambini – è stata rimandata indietro dalla polizia del Bangladesh.

Ilaria Tipà

di Redazione

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