IRAQ – ARABIA SAUDITA: L’ALLEANZA CHE PREOCCUPA L’IRAN

Pubblicato il 23 agosto 2017 alle 6:03 in Iran Medio Oriente

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani. Fonte: President of Russia.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani. Fonte: President of Russia.

Teheran è preoccupato del ruolo che avrà il suo Paese in Iraq dopo la definitiva sconfitta dell’ISIS. Le conquiste irachene procedono velocemente, il 9 luglio Mosul è stata liberata, il 20 agosto è iniziata l’offensiva contro Tal Afar, l’ultima grande roccaforte dello Stato Islamico nella provincia di Ninive.

Secondo quanto riportato da Foreign Affairs, dopo la definitiva sconfitta dello Stato Islamico in Iraq, il dialogo politico tra le varie fazioni politiche e tra i gruppi etnici e settari sulla divisione del potere potrebbe escludere l’Iran. È questa la principale preoccupazione di Teheran che teme che i propri interessi a lungo termine, sia in Iraq sia nella regione, vengano messi a rischio.

La preoccupazione di Teheran è dovuta al recente riavvicinamento tra Iraq e Arabia Saudita, che  farebbe parte di un più ampio programma di “corteggiamento” da parte di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Iraq, mirato a fermare la crescente influenza regionale del nemico comune dei due Paesi del Golfo, l’Iran.

Recentemente, l’Arabia Saudita e l’Iraq hanno riferito l’intenzione di riaprire il confine per la prima volta dopo 27 anni. Il riavvicinamento tra le due parti è iniziato il 16 dicembre 2015, quando l’Arabia Saudita aveva riaperto la propria ambasciata a Baghdad, dopo 25 anni.

In particolare, Teheran teme di dover imparare a convivere con un rinnovato nazionalismo sciita iracheno. La preoccupazione di Teheran si è accentuata dopo la visita del religioso sciita iracheno, Moqtada Al-Sadr, una personalità molto influente in Iraq, a Gedda, in Arabia Saudita, che si è tenuta il 30 giugno 2017. In questa occasione, Al-Sadr ha incontrato il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e le due parti sono giunte alla firma di un accordo che prevede lo stanziamento di 10 milioni di dollari da parte dell’Arabia Saudita per aiutare il governo iracheno.

L’ultima visita di Al-Sadr in Arabia Saudita risaliva al 2006. In seguito, il religioso iracheno aveva trascorso tre anni in esilio in Iran, per sfuggire alle minacce di arresto da parte degli Stati Uniti, che lo accusavano di aver svolto un ruolo di primo piano nell’insurrezione anti americana in Iraq. Tra il 2011 e il 2016, Al-Sadr si era scagliato frequentemente contro la politica saudita in Bahrein e in Yemen.

I rinnovati rapporti tra Arabia Saudita e Iraq e il cambiamento della posizione di Al-Sadr hanno confuso e spaventato Teheran, che non riesce a comprendere la posizione del religioso sciita nei confronti dell’Iran. La situazione è diventata ancora più complessa quando Al-Sadr, in occasione della sua visita a Gedda, ha chiesto all’Iraq di sciogliere le forze di mobilitazione popolare, milizie sciite sostenute dall’Iran.

La richiesta di Al-Sadr rappresenta una chiara opposizione nei confronti di Teheran, che vede nel suo sostegno alle forze di mobilitazione popolare il modo per continuare ad avere in ruolo di primo piano a Baghdad e, più in generale, nella regione. Si consideri anche il fatto che le forze di mobilitazione popolare hanno contribuito notevolmente a sostenere Al-Assad in Siria.

Lo scioglimento delle forze di mobilitazione popolare rappresenterebbe, quindi, una chiusura chiara nei confronti dell’espansione della presenza iraniana nella regione.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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