FILIPPINE: TUTTI I MUSULMANI CHIAMATI AL JIHAD

Pubblicato il 23 agosto 2017 alle 20:59 in Asia Filippine

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I militanti islamisti del gruppo terroristico che assedia la città di Marawi, nel Sud delle Filippine, dal 23 maggio scorso hanno diffuso un video in cui chiedono a tutti i musulmani del Sud-Est Asiatico di unirsi a loro nella guerra santa a Marawi. Il contenuto del video rappresenta un messaggio “potente quanto pericoloso”, secondo il capo dell’anti-terrorismo in Malesia.

Il video è stato diffuso dai militanti estremisti del gruppo Maute mercoledì 23 agosto e mostra un gruppo di giovani che entrano in una chiesa cattolica, distruggono un crocefisso e le statue dei santi. Si tratta di scene di distruzione che richiamano quanto accaduto al Museo di Mosul, in Iraq, nel 2015 per mano dell’Isis. I protagonisti del video vengono anche ripresi mentre strappano alcune foto ritraenti il pontefice di Roma. “Il video è potente e commovente. Infiammerà di passione e ispirerà i seguaci dell’Isis in Malesia, Indonesia e in tutto il Sud-Est Asiatico, spronandoli a recarsi nelle sud delle Filippine per abbracciare il jihad”, ha commentato il capo del nucleo speciale anti-terrorismo della Royal Malaysian Police, Ayob Khan Mydin.

La distruzione di un crocefisso è un atto simbolico molto forte per i fanatici islamici, in grado di spronare i più estremi tra i musulmani d’Asia a unirsi alla battaglia di Marawi, secondo Ayob.

L’assedio di Marawi è entrato nel suo quarto mese, da quando i militanti del gruppo Maute si sono asserragliati in alcuni quartieri della città e sono riusciti a resistere all’avanzata dell’esercito. L’esercito delle Filippine ha reso noto che a combattere al fianco dei militanti locali dell’isola di Mindanao ve ne sono molti altri che provengono dai paesi limitrofi. Nel video, uno dei militanti, Abul-Yaman, definisce i musulmani a cui chiede aiuto “Fratelli Musulmani del Sud-Est Asiatico”, guardando in particolar modo a Indonesia, Malesia, Brunei e Thailandia.

La ragione per cui i militanti del gruppo Maute hanno scelto di assediare proprio Marawi è che la città è ritenuta il centro dell’Islam nelle Filippine, come lo è tutta l’isola su cui essa sorge, Mindanao. La grande isola meridionale di Mindanao è stata attraversata per decenni da lotte intestine e da gruppi di ribelli che chiedono un governo autonomo o semi-autonomo rispetto a quello centrale di Manila.

Città d Marawi durante l'assedio del gruppo Maute, in nero le zone in mano ai guerriglieri fedeli all'Isis

Città d Marawi durante l’assedio del gruppo Maute, in nero le zone in mano ai guerriglieri fedeli all’Isis

L’assedio di Marawi ha rappresentato il concretizzarsi dei più oscuri timori dei governi del Sud-Est Asiatico che temevano la diffusione delle ideologie più estreme nei loro territori e persino una diaspora dell’Isis in ritirata da Siria e Iraq. “Da quando è iniziato l’assedio di Marawi, le attività delle cellule terroristiche in Malesia è aumentata e in molti hanno cercato di raggiungere le Filippine”, ha dichiarato il capo dell’anti-terrorismo di Kuala Lumpur.

Per questa ragione, la Malesia e l’Indonesia hanno avviato diverse operazioni di controllo dei confini e pattugliamento congiunto delle acque, sperando di evitare che flussi troppo ingenti di militanti riescano a unirsi a quelli che assediano Marawi.

Il bilancio dell’assedio al 23 agosto conta 700 vittime, di cui 578 militanti, 122 soldati e 45 civili. Il conflitto si è prolungato ben oltre le aspettative dell’esercito filippino, il quale aveva previsto una risoluzione dell’assedio nel giro di poche settimane. “Il fatto che l’assedio sia entrato nel suo quarto mese è una vittoria psicologica e di propaganda per i militanti dell’Isis”, afferma l’esperto di anti-terrorismo della Malesia.

Kuala Lumpur guarda con preoccupazione a Marawi, poiché è ben consapevole che l’assedio non è un problema del solo governo delle Filippine, ma dell’intera regione del Sud-Est Asiatico, caratterizzata da insurrezioni diffuse e ampi territori in cui il potere del governo non è saldo e che potrebbero divenire terreno fertile per l’Isis.

L’importanza di Marawi è anche simbolica, secondo il prof. Zachary Abuza, esperto di insurrezionismo e terrorismo nel Sud-Est Asiatico del National War College di Washington, “la vera forza che attira i militanti da tutto il Sud-Est Asiatico nel sud delle Filippine è che quello è l’unico punto della regione in cui i militanti hanno preso il controllo su una porzione di territorio”. Una cosa del genere non accadeva, secondo Abuza, dalla sconfitta del gruppo East Indonesia Mujahidin nell’isola indonesiana di Sulawesi. In Malesia e in Indonesia non ci sono zone fisiche sotto il controllo dei militanti e non è possibile costruire una “wilayah” – ovvero una provincia di un califfato islamico – senza un territorio fisico a disposizione.

Ilaria Tipà

di Redazione

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