HONG KONG: CORTEI CONTRO L’ARRESTO DEGLI ATTIVISTI DEMOCRATICI

Pubblicato il 21 agosto 2017 alle 15:05 in Asia Hong Kong

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Migliaia di persone hanno sfilato in corteo ad Hong Kong per opporsi alla condanna a un periodo di detenzione che va dai 6 agli 8 mesi dei tre giovani leader della Rivoluzione degli Ombrelli del 2014. La condanna è stata interpretata come un’ulteriore stretta da parte di Pechino del suo controllo sull’isola semi-autonoma di Hong Kong, a vent’anni dal suo ritorno ufficiale sotto la sovranità cinese.

Joshua Wong, Nathan Law e Alex Chow sono i tre leader dei movimenti studenteschi dell’autunno 2014 a favore del suffragio universale per l’elezione del governatore di Hong Kong e in opposizione alla riforma della legge elettorale voluta dal Partito Comunista Cinese di Pechino. I tre ragazzi sono stati condannati dalla Corte a un periodo di detenzione che varia dai 6 agli 8 mesi per il loro ruolo attivo nelle proteste di tre anni fa, giovedì 17 agosto. La popolazione di Hong Kong, incurante delle alte temperature, ha sfilato per le strade del distretto di Wan Chai fino alla sede della Corte di Cassazione, in segno di protesta delle sentenze, domenica 20 agosto.

I cartelli che hanno accompagnato il corteo chiedevano di “restituire la speranza ai giovani”. “Questi ragazzi sono la speranza per il nostro futuro, non dovremmo trattarli così”, ha dichiarato un professore in pensione che ha preso parte alla manifestazione. Sono gli studenti e le fasce più giovani della popolazione ad aver espresso il loro dissenso in modo più forte del 2014 e sono loro ad essere maggiormente insofferenti alla sempre maggiore ingerenza di Pechino negli affari interni dell’isola di Hong Kong.

Secondo i gruppi di attivisti pro-democrazia, la sentenza ai tre leader del Movimento degli Ombrelli rappresenta un esempio di “persecuzione politica” e dimostra che il governo centrale della Cina sta riuscendo ad aumentare il suo controllo sull’isola semi-autonoma di Hong Kong.

La governatrice di Hong Kong in carica, Carrie Lam, è stata eletta secondo la legge elettorale modificata su volontà della Cina ed è sostenuta dal governo centrale di Pechino. Il 1 luglio 2017, per festeggiare l’anniversario del “ritorno di Hong Kong alla patria” avvenuto nel 1997, il presidente della Cina, Xi Jinping, ha effettuato una visita ad Hong Kong e in quell’occasione, partecipato all’insediamento ufficiale di Carrie Lam. Secondo il governo dell’isola – che Pechino definisce una sua regione a statuto speciale – una sentenza che prevedesse la detenzione era necessaria per Joshua Wong, Nathan Law e Alex Chow perché le precedenti misure intraprese nei loro confronti – per lo più servizi sociali – non erano state sufficienti come deterrente per evitare che gli attivisti minacciassero la stabilità dell’isola. Gli altri studenti, schierati con i 3 condannati, ritengono che il governo sia voluto giungere alla sentenza in cassazione in un tentativo di intimidire coloro che prendono parte alla “resistenza”.

Oltre ad aver partecipato alle rivolte del 2014, Joshua Wong ha preso parte il 28 e 29 giugno scorso a un sit-in davanti alla scultura dorata a forma di fiore di bauhinia che simboleggia il ritorno di Hong Kong alla sovranità cinese e la fine del colonialismo britannico sull’isola. Gli attivisti hanno coperto la scultura con un telo nero per manifestare contro l’arrivo del presidente Xi Jinping e i festeggiamenti per il ventennale del ritorno alla Cina.

Le proteste anti-Pechino ad Hong Kong hanno registrato un’escalation negli ultimi venti anni. Secondo i dati pubblicati dal quotidiano online Xianggang01, voce vicina al popolo di Hong Kong, sebbene l’isola goda di libertà di aggregazione in pubblico e di manifestazione, dal 1997 al 2016 sono state 85 mila le occasioni in cui è intervenuta la polizia. L’uso delle forze dell’ordine per sedare manifestazioni e proteste ha registrato un crescendo significativo, scrive il quotidiano, nel corso dell’ultimo ventennio. Vent’anni in cui il malcontento per quella che viene percepita come un’ingerenza sempre più forte da parte della Cina negli affari dell’isola si è diffuso tra i giovani, soprattutto dopo le proteste del 2014.

Il 2017 è l’anno che segna il 20esimo anniversario del ritorno di Hong Kong sotto la giurisdizione di Pechino. Hong Kong, ex colonia britannica, è divenuta regione a statuto speciale della Cina nel 1997. Il passaggio di sovranità è stato condotto all’insegna del principio un Paese, due sistemi”. Un principio che garantisce all’isola le libertà liberali di cui godeva sotto il controllo del Regno Unito, un’ampia autonomia e un sistema giuridico separato. La transizione è stata delicata e gli abitanti di Hong Kong, al momento del ritorno dell’isola sotto la giurisdizione cinese, temevano la perdita delle libertà democratiche di cui godevano e un’aumentata intromissione da parte del governo centrale di Pechino negli affari locali.

Rivoluzione degli Ombrelli, Hong Kong, 2014. Fonte: Wikipedia Commons

Rivoluzione degli Ombrelli, Hong Kong, 2014. Fonte: Wikipedia Commons

Ilaria Tipà

di Redazione

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