IL BURKINA FASO E IL TERRORISMO

Pubblicato il 20 agosto 2017 alle 6:01 in Approfondimenti Burkina Faso

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Il Burkina Faso, Paese dell’Africa occidentale senza alcuno sbocco al mare, è uno degli Stati più poveri al mondo. Il confine settentrionale con il Mali costituisce un territorio propizio per gli scontri tra i gruppi armati, i quali contribuiscono all’instabilità del Paese. Il predicatore Ibrahim Malam Dicko, che ha rivendicato alcuni attacchi contro le truppe locali e i civili del Burkina Faso, è attivo in quella zona. La sua organizzazione Ansarul Islam è stata designata come gruppo terroristico dal governo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. L’ultimo attacco terroristico nel Paese si è verificato il 13 agosto, quando uomini armati hanno attaccato un ristorante turco a Ouagadougou, uccidendo 18 persone e ferendone altre 8.

Dal gennaio 2016, il Burkina Faso è stato teatro di numerosi attacchi terroristici. A soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, il 15 gennaio alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, mettendo subito in evidenza la difficoltà della nuova amministrazione nel mettere in atto una risposta anti-terrorista efficace. Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism del governo americano, il 2015 era stato un anno in cui il Burkina Faso aveva già subito numerosi attacchi terroristici, soprattutto lungo i suoi confini.

Il Paese africano fatica a mettere in atto una legislazione efficiente che sia in grado di rispondere alla minaccia terroristica. Le riforme proposte da una commissione di sicurezza, nel dicembre 2015, non sono mai state adottate, facendo sì che la difesa del Burkina Faso non sia mai aumentata in modo proporzionale alla minaccia. Nel corso dei quattro anni passati, gli Stati Uniti hanno assistito il governo di Ouagadougou con finanziamenti del valore complessivo di circa 30 milioni di dollari, che hanno reso possibile la cooperazione regionale con i Paesi vicini in materia di anti-terrorismo. Tali risorse sono state fornite grazie al Department of State’s Africa Peacekeeping Program II (AFRICAP). Con gli aiuti ricevuti, il Paese ha messo in atto la Mission de Securitization du Nord, tutt’ora in atto, per limitare le attività terroristiche ai confini settentrionali con il Mali. Oltre a questa iniziativa, l’esercito locale mira a formare un’unità specializzata che si dedichi esclusivamente alle operazioni anti-terrorismo. Tuttavia, a causa dei pochi fondi a disposizione dell’esercito, la realizzazione di tale progetto necessiterà di un supporto internazionale. La mancanza di risorse economiche è una delle ragioni per cui il governo del Burkina Faso non riesce a mettere in atto una risposta efficiente per contrastare e prevenire gli incidenti terroristici.

Data la situazione, nel corso del 2016, gli attacchi contro le forze di sicurezza ed i rapimenti sono aumentati, contribuendo a diminuire la sicurezza del Paese. In riposta, l’esercito del Burkina Faso ha deciso di aumentare il coordinamento e la collaborazione tra gli ufficiali e i cittadini locali. Tra i principali attacchi terroristici subiti l’anno scorso, a parte quello del 15 gennaio, si ricordano:

  • Il 16 gennaio, il rapimento di una coppia a Djibo;
  • Numerosi attentati ai confini, soprattutto con il Mali, che hanno colpito le forze di sicurezza, tra cui quello del 18 maggio a Koutougou, in cui sono stati feriti due agenti; quello del 31 maggio a Intagom, che ha causato 3 vittime; quello del primo settembre a Markoye, in cui sono morte 2 persone, e quello del 16 dicembre, a Nassoumba, che ha causato la morte di 12 individui.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Burkina Faso cerca di aumentare la propria efficienza, facendo parte dell’Inter-Governmental Action Group Against Money Laundering Africa, un organo parte dell’Economic Community of Wes African States (ECOWAS). Nel 2016, inoltre, Ouagadougou ha introdotto 11 nuove leggi per contrastare le attività di finanziamento al terrorismo, in linea con le regole dettate dalla West African Economic and Monetary Union (WAEMU). Nonostante il Burkina Faso, nel 2014, avesse messo in atto una strategia triennale per combattere il crimine finanziario, a causa dell’instabilità politica ed economica, non è riuscito a completarla, lasciandola incompiuta. Avendo un’economia basata sulla circolazione di denaro liquido, il Paese africano fatica a mettere in atto strategie e politiche in grado di controllare e tracciare i soldi in circolazione. Per questo motivo, il Burkina Faso costituisce un terreno fertile per il riciclaggio di denaro e per finanziare il terrorismo.

Per quanto riguarda il contrasto alla diffusione dell’estremismo violento, nel 2016, non è stato adottato alcun programma ufficiale volto a riabilitare o reintegrare gli ex-terroristi nella società. Sono state inaugurate soltanto tre iniziative in tale direzione. La prima ha previsto l’invio di sette volontari presso alcune comunità nella regione del Sahel, per informare e far aumentare la consapevolezza riguardo alla tematica dell’estremismo violento. La seconda ha previsto la costruzione di un network per mettere in contatto le persone, affinché queste si scambiassero informazioni utili sul fenomeno. La terza, infine, ha previsto la produzione di filmati da diffondere nelle comunità rurali.

Sul piano della cooperazione regionale, il Burkina Faso ha aumentato il coordinamento con le Nazioni Unite in materia di anti-terrorismo e ha partecipato anche a GCTF’s Sahel Working Group. Il governo di Ouagadougou, inoltre, fa parte del TSCTP, dell’ECOWAQ e del G5 Sahel Group, formato da Burkina Faso, Mali, Ciad, Mauritania e Niger, creato nel febbraio 2014.

Sofia Cecinini

Bandiera Burkina Faso. Fonte: Wikimedia Commons

Bandiera Burkina Faso. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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