MADURO VOLA A CUBA MENTRE AUMENTA LA REPRESSIONE

Pubblicato il 17 agosto 2017 alle 15:04 in Cuba Venezuela

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Mentre in Venezuela aumenta la repressione ai danni dell’opposizione e il paese si trova sempre più isolato internazionalmente, Nicolás Maduro si è recato in visita a Cuba, dove assieme a Raúl Castro ha reso omaggio a Fidel.

Maduro e Raúl Castro sulla tomba di Fidel. Fonte:estudiosrevolucion

Maduro e Raúl Castro sulla tomba di Fidel. Fonte:estudiosrevolucion

Il Presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha reso omaggio a Fidel Castro, recandosi a visitarne la tomba nel cimitero di Santa Ifigenía a Santiago de Cuba, assieme al presidente cubano Raúl Castro. Lo hanno reso noto i media cubani nel corso della giornata di mercoledì 16 agosto.

Cuba ha celebrato ufficialmente il leader rivoluzionario, scomparso il 25 novembre scorso, il 13 agosto, giorno in cui Fidel Castro avrebbe compiuto 91 anni. Il capo dello stato venezuelano non ha potuto prendere parte alle cerimonie a causa della crisi che attraversa il paese, ma “non poteva mancare il tributo del Presidente del Venezuela a chi è sempre stato dalla parte della Rivoluzione Bolivariana”. Così Maduro si è recato a Santiago de Cuba il 15 agosto scorso dove è stato ricevuto dal presidente cubano Raúl Castro, uno dei principali alleati del Venezuela. I due leader hanno reso omaggio anche al padre dell’indipendenza cubana José Martí e ai caduti della rivoluzione contro la dittatura di Batista, che portò al potere Fidel Castro nel 1959.

Parlando all’Assemblea Costituente la scorsa settimana, Maduro aveva confessato di sentirsi proprio come Fidel Castro, isolato sul piano internazionale, minacciato dagli Stati Uniti e abbandonato dal resto dell’America Latina. I continui riferimenti a Fidel Castro da parte del Presidente veneuzelano si spiegano con il tentativo di conquistare sostegni negli ambienti, latinoamericani e mondiali, in cui gli anni e le vicissitudini politiche non hanno scalfito il prestigio rivoluzionario del Líder Máximo cubano.

Aumenta frattanto la repressione in Venezuela. Il 16 agosto è stata perquisita la casa della procuratrice generale Luisa Ortega e una dipendente è stata detenuta. La procuratrice e il marito non si trovavano nell’abitazione. La perquisizione segue un mandato d’arresto emesso dal procuratore Saab contro il marito della Ortega. Saab è stato nominato al posto di Luisa Ortega dall’Assemblea Costituente, ma né il parlamento venezuelano, né la comunità internazionale riconoscono la sua nomina.

Il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence ha intanto cercato di rassicurare i paesi latinoamericani, garantendo che ogni mossa nei confronti di Caracas sarà concordata con i paesi del continente e che Washington non ha intenzione di rompere l’unità latinoamericana. Ricevuto a Buenos Aires dal presidente argentino Macri, Pence deve far fronte alla levata di scudi suscitata nel continente dalle minacce di intervento militare statunitense in Venezuela, paventato dal presidente Trump.

Le dichiarazioni di Trump, respinte da tutti i paesi del continente, inclusi i più stretti alleati degli USA, sono state utili a Nicolás Maduro per ribassare la pressione internazionale su Caracas e cercare di rompere l’isolamento in cui si trova il paese.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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