HONG KONG: LA DEMOCRAZIA SEMPRE PIU’ LONTANA

Pubblicato il 17 agosto 2017 alle 21:06 in Asia Hong Kong

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Gli studenti protagonisti del Movimento degli Ombrelli di Hong Kong hanno ricevuto condanne dai 6 agli 8 mesi di detenzione per le proteste pacifiche a favore delle elezioni democratiche del 2014. Secondo i tre sostenitori della democrazia per Hong Kong, si tratta di un chiaro segnale dell’irrigidimento sociale filo-Cina Continentale del governo dell’isola.

Joshua Wong, Alex Chow e Nathan Law, i tre allora studenti protagonisti delle proteste che hanno preso il nome di Movimento degli Ombrelli – ispirato all’utilizzo degli ombrelli da parte dei manifestanti per proteggersi dai gas utilizzati dalle forze dell’ordine per disperderli -, sono stati condannati alla detenzione il 17 agosto 2017. L’accusa è quella di associazione illecita, e le condanne ammontano a sei mesi per Joshua, sette per Alex Chow e otto per Nathan Law.

Dopo la pubblicazione della sentenza, Joshua Wong ha scritto in un tweet: “Mettere noi in prigione non porrà fine al desiderio di ottenere il suffragio universale dei cittadini di Hong Kong. Vogliamo la democrazia per Hong Kong e non ci arrenderemo. A presto”. Nathan Law, ora ventiquattrenne, è stato il legislatore più giovane mai eletto democraticamente. Nel mese di luglio, è stato espulso dalla sua carica poiché il tribunale ha stabilito che il suo giuramento fosse da invalidare per via del tono utilizzato dal ragazzo che mostrava “mancanza di rispetto” nei confronti della sovranità della Cina su Hong Kong e per via delle “parole aggiunte” al giuramento stesso.

Secondo Joshua Wong, la durata delle condanne a loro riservate va ben oltre i tre mesi di base previsti per “associazione illecita” ed è un segnale dell’irrigidimento del sistema sociale di Hong Kong sempre più controllato dalla Cina continentale. “In un momento come questo, si può contare solo sugli abitanti di Hong Kong e spero che di fronte a questa situazione, in cui noi studenti anche in prigione non siamo disposti ad abbandonare Hong Kong, non lo facciano neanche loro, non abbassino la testa e si diano per vinti”, ha dichiarato Joshua Wong prima di conoscere l’esito definitivo della sentenza, aggiungendo di essersi già preparato al carcere.

I tre ragazzi, poco più che ventenni, sono diventati gli emblemi delle proteste che hanno occupato le strade e le piazze di Hong Kong da settembre a novembre 2014. Le proteste erano dovute alla modifica della legge elettorale voluta da Pechino e alla mancata concessione del suffragio universale per l’elezione del governatore provinciale, prevista invece dalla Legge Base di Hong Kong negoziata da Cina e Regno Unito al passaggio della sovranità dell’isola, nel 1997. A votare il nuovo Chief Executive di Hong Kong non sarebbe stata l’intera popolazione dall’isola, ma solo un comitato composto da 1200 persone, per lo più pro-Pechino. La fine delle rivolte ha visto le forze governative cinesi ripulire le strade dai manifestanti e non concedere nulla ai manifestanti. Le elezioni del nuovo governatore – il Chief Executive – si sono svolte il 26 marzo 2017 secondo le nuove modalità previste dalla legge elettorale e a vincere è stata la candidata sostenuta da Pechino, Carrie Lam.

Ilaria Tipà

Joshua Wong, leader delle proteste studentesche del Movimento degli Ombrelli, Hong Kong, 2014. Fonte: Wikipedia Commons

Joshua Wong, leader delle proteste studentesche del Movimento degli Ombrelli, Hong Kong, 2014. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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