IL VENEZUELA IN 10 DOMANDE AGGIORNATE QUOTIDIANAMENTE

Pubblicato il 16 agosto 2017 alle 7:41 in America Latina Venezuela

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Proteste in venezuela. Fonte: en

Proteste in Venezuela. Fonte: en

Cosa accade in Venezuela?

In Venezuela è in corso uno scontro politico e istituzionale tra il governo del presidente Maduro e l’opposizione che, nel 2015, ha vinto le elezioni legislative e controlla dunque l’Assemblea Nazionale. Maduro è il leader del chavismo, la corrente politica fondata da Hugo Chávez, presidente del Venezuela dal 1998 fino alla morte, il 5 marzo 2013.  Lo scontro istituzionale tra chavisti e opposizione è diventato scontro di piazza quando il governo ha tentato di esautorare il parlamento grazie alla sentenza n.156 del Tribunale Supremo di Giustizia, e si sono acuiti quando, per risolvere il problema, Nicolás Maduro ha convocato le elezioni per un’Assemblea Costituente a lui fedele.

Qual è il bilancio delle proteste?

Dall’inizio delle protesta ad oggi sono rimaste uccise negli scontri 148 persone. Gli arresti si contano a migliaia ogni mese.

Da chi è composta l’opposizione venezuelana?

L’opposizione antichavista è riunita in una coalizione definita Mesa de Unidad Democrática (MUD), composta da 19 partiti di varie sensibilità politiche che vanno dalla socialdemocrazia al conservatorismo nazionalista. I principali leader sono il governatore dello stato di Miranda ed ex candidato presidenziale Enrique Capriles, il presidente dell’Assemblea Nazionale Julio Borges e il leader di Voluntad Popular, Leopoldo López. A López, in carcere dal 2014,  sono stati concessi i domiciliari lo scorso 8 luglio, poi revocati il 31 luglio e nuovamente concessi il 6 agosto.

Quali sono state le conseguenze della decisione di Maduro?

La decisione di Maduro di convocare un’Assemblea Costituente ha acuito gli scontri di piazza e provocato una scissione in seno al chavismo. La Procuratrice Generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, nominata da Hugo Chávez nel 2007, è diventata una delle principali voci contrarie al governo. Il Parlamento ha reagito convocando un referendum per bloccare l’elezione. Il referendum, tenutosi il 16 luglio scorso, ha visto la partecipazione al voto di 7,2 milioni di Venezuelani, su 19,3 milioni di aventi diritto. Dopo il referendum, in un contesto di repressione crescente, il Parlamento ha nominato un Tribunale Supremo in opposizione a quello esistente.

C’è stato un negoziato tra governo e opposizione?

Un tentativo di ricondurre la crisi per via negoziale è stato effettuato dall’ex premier spagnolo Zapatero, accusato tuttavia di essere un emissario di Maduro. Secondo indiscrezioni, Maduro avrebbe offerto alle opposizioni un rinvio della costituente ed elezioni presidenziali nel 2018. Il negoziato, tuttavia, è fallito e il 30 luglio è stata eletta l’Assemblea Costituente.

Da chi è composta l’Assemblea Costituente e cosa è successo dopo l’elezione?

La Costituente si poggia sui poteri territoriali locali e ne fanno parte la Gioventù bolivariana, i beneficiari dei programmi governativi di sostegno sociale, i pensionati, i rappresentanti delle comunità indigene; non è prevista l’elezione diretta né la partecipazione di partiti politici. La Costituente è presieduta da Delcy Rodríguez, ex ministro degli esteri, fedelissima di Maduro e astro nascente del chavismo.

Il giorno dello scrutinio si sono tenute manifestazioni contro il voto, saldatesi con 13 morti. Secondo i dati ufficiali, contestati anche da settori del chavismo, si sono recati alle urne 8,3 milioni di venezuelani. L’Assemblea Nazionale ha dichiarato fraudolenta la nuova assemblea e la procuratrice generale Ortega ha impugnato i risultati elettorali. La Costituente ha risposto dichiarando decaduta Ortega. Il 6 agosto un tentativo di sollevazione militare è stato sedato dall’esercito rimasto fedele al Presidente.

Qual è la posizione della comunità internazionale?

Tranne Cuba, Nicaragua, Bolivia, Ecuador ed El Salvador, nessun paese riconosce legittimità all’Assemblea Costituente. Cina, Russia e India, importanti partner del paese, condannano intromissioni straniere nella politica venezuelana.  Gli Stati Uniti hanno varato sanzioni economiche personali contro Maduro, che ha chiesto pubblicamente un vertice a Donald Trump, il quale per tutta risposta ha minacciato l’intervento militare nel paese latinoamericano. Il Canada e i paesi dell’America Latina, riuniti a Lima, hanno emesso una dichiarazione di condanna a Maduro e di appoggio all’Assemblea Nazionale e alla Procuratrice Ortega. La UE condanna la Costituente e valuta possibili sanzioni. Il Mercosur ha sospeso definitivamente Caracas.

Come può resistere il governo del Venezuela a pressioni interne ed esterne di tale portata?

Grazie all’esercito e al petrolio. Il primo, le Forze Armate Bolivariane, sono parte integrante del chavismo, e il ministro della difesa, il generale Vladimir Padrino López è uno degli uomini forti del paese, che controlla totalmente l’apparato di sicurezza. Il petrolio, da solo, tiene a galla l’economia e le relazioni internazionali del paese. Le piccole nazioni caraibiche e centroamericane hanno enormi debiti con Caracas per le forniture petrolifere. Inoltre, essendo gli Stati Uniti il principale acquirente di petrolio venezuelano, il governo di Caracas conta sul fatto che difficilmente la maggior fonte di introiti del paese verrà toccata da sanzioni o restrizioni.

Interverranno militarmente gli Stati Uniti?

L’11 agosto Donald Trump ha dichiarato che tra le possibili soluzioni alla crisi venezuelana c’è l’intervento militare. Il governo venezuelano si è detto pronto a difendere la sovranità del paese, definendo “follia” la minaccia militare statunitense. Se è vero che gli Stati Uniti hanno finanziato le opposizioni nel corso delle manifestazioni degli ultimi mesi, come sostiene Maduro, gli obiettivi americani sono lontani dall’essere raggiunti. La minaccia di intervento di Trump, tuttavia, ha causato una levata di scudi in America Latina. Anche i paesi più critici con Maduro, come il Perù che l’11 agosto ha espulso l’ambasciatore venezuelano, hanno condannato le dichiarazioni del Presidente americano. In visita in Colombia, Cile e Argentina il vicepresidente Pence ha smorzato i toni assicurando che gli USA cercano una soluzione pacifica.

Quale futuro per il Venezuela?

L’isolamento internazionale e le sanzioni economiche hanno spinto molti analisti a immaginare per il Venezuela un futuro “alla cubana”: un’élite al potere grazie al sostegno di Mosca e Pechino in un contesto di impoverimento sempre maggiore. Lo stesso Maduro ha dichiarato all’Assemblea Costituente di sentirsi isolato come Fidel Castro. Rispetto alla Cuba degli anni ’60, tuttavia, il Venezuela può contare sul petrolio, che però può essere un’arma a doppio taglio, spingendo gli USA, che comprano il 65% del greggio venezuelano, a intervenire.

 

Italo Cosentino

 

di Redazione

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