ISIS: LA STRATEGIA DI ADATTAMENTO

Pubblicato il 15 agosto 2017 alle 2:42 in Medio Oriente Siria

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Lo Stato Islamico continua a mandare fondi a coloro che lo supportano e a motivare i propri simpatizzanti, nonostante la crescente pressione militare e il calo delle entrate, dovuto all’allontanamento dei militanti dell’ISIS dalle aree ricche di petrolio, che costituivano i principali punti di sostentamento economico dello Stato Islamico.

Secondo un report del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, circolato giovedì 10 agosto 2017, l’ISIS continuerebbe a “inviare fondi ai propri affiliati fuori dalle zone di conflitto” in Medio Oriente, nonostante la pressione militare in Iraq e in Siria. Questi trasferimenti sono spesso difficili da individuare, in quanto si tratta di piccole quantità di denaro. Le fonti di finanziamento dell’ISIS non sarebbero cambiate in maniera radicale, al contrario continuerebbero a basarsi sui proventi provenienti dallo sfruttamento del petrolio e dalle tasse imposte alla popolazione locale.

Secondo il report, il nucleo dell’ISIS si starebbe adattando alla pressione militare in Siria e Iraq, delegando la responsabilità decisionale ai comandanti locali e sfruttando le comunicazioni crittografate. “La resistenza dell’ISIS a Mosul” indicherebbe chiaramente che “la sua struttura non è stata ancora completamente colpita e che il gruppo continua a costituire una minaccia militare”, nonostante le sconfitte subite.

Alcuni Stati membri delle Nazioni Unite, inoltre, avrebbero denunciato “l’uso sempre più creativo dei droni” da parte dell’ISIS, soprattutto in Siria e Iraq. Secondo questi Stati, l’ISIS starebbe sviluppando la capacità di progettare e costruire droni più grandi, in grado di “armare i droni, incrementando in questo modo la loro capacità di colpire a distanza”.

Inoltre, l’ISIS avrebbe iniziato a inviare fondi anche in luoghi in cui non ha affiliati, nel tentativo di prepararsi per la sua eventuale sconfitta in Siria e Iraq, e continuerebbe a “incitare a compiere attacchi terroristici” fuori dal Medio Oriente, in particolare in Europa, che continua a essere “un’area prioritaria”.

Secondo gli esperti incaricati di monitorare le sanzioni contro i gruppi estremisti, il numero degli stranieri che raggiungono la Siria e l’Iraq per unirsi alle file dell’ISIS continua a diminuire, mentre la minaccia estremista sta continuando a crescere nel sud-est asiatico, dove l’ISIS starebbe cercando di stabilire la propria presenza. Ciò sarebbe testimoniato dall’assedio della città di Marawi, nelle Filippine.

La città filippina di Marawi è sotto assedio da circa due mesi e mezzo. L’assedio è iniziato il 23 maggio 2017 e ha visto contrapporsi le forze di sicurezza del governo filippino e i militanti dello Stato Islamico.

Infine, in riferimento al rapporto con Al-Qaeda, il report sottolinea che la concorrenza tra i due gruppi islamisti è ancora molto forte, ma “il cambiamento delle alleanze” tra i combattenti e “la cooperazione a livello tattico in alcune regioni gli consente di muoversi tra i vari gruppi”. Al-Qaeda è ancora molto attivo nell’Africa occidentale e orientale e nella Penisola araba.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

I paesi del Sud-Est Asiatico temono l'arrivo dei militanti dell'Isis in fuga da Iraq e Siria. Fonte: Wikipedia Commons

I paesi del Sud-Est asiatico temono l’arrivo dei militanti dell’Isis in fuga da Iraq e Siria. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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