COREA DEL SUD: NESSUNA AZIONE MILITARE A CASA NOSTRA

Pubblicato il 15 agosto 2017 alle 9:05 in Asia Corea del Sud

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Nessuna azione militare contro la Corea del Nord è possibile senza il consenso e l’approvazione del governo della Corea del Sud, quest’ultimo farà tutto quanto in suo potere per evitare la guerra. Queste le dichiarazioni del presidente di Seoul, Moon Jae-in, che invia un messaggio chiaro  di opposizione alla prospettiva di un possibile intervento militare contro il regime di Pyongyang minacciato da Donald Trump.

Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, durante il suo discorso per la celebrazione del 72esimo anniversario della liberazione dal controllo del Giappone sulla Corea – durato dal 1910 al 1945 – ha affermato che “soltanto la Corea del Sud può decidere un’eventuale intervento militare sulla penisola e nessun altro può intraprendere un’azione militare senza aver ricevuto il consenso della Corea del Sud”. Il governo di Seoul farà di tutto per “impedire la guerra a tutti i costi”, ha affermato Moon Jae-in, appellandosi, poi, al governo di Pyongyang e chiedendogli di tornare al tavolo negoziale e di interrompere i test missilistici.

“Chiedo al governo della Corea del Nord di comprendere che senza la cooperazione internazionale e la coesistenza economica non può esserci sviluppo. Se continuate su questa strada, il futuro sarà oscuro e caratterizzato dall’isolamento”, ha spiegato Moon Jae-in.

Secondo il presidente Moon Jae-in, le nuove sanzioni contro la Corea del Nord, approvate all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’8 agosto, avrebbero allontanato ancora di più la speranza che Kim Jong-un, il leader massimo di Pyongyang, torni al dialogo. Le sanzioni da sole non possono risolvere la crisi dovuta allo sviluppo del programma nucleare e missilistico di Pyongyang, secondo Moon Jae-in. “L’obiettivo di sanzioni rafforzate era quello di mettere la Corea del Nord sotto pressione e di riportarla al tavolo negoziale, non quello di esasperare la tensione militare”, ha affermato il leader di Seoul.

La tensione e le minacce tra Washington e Pyongyang sono aumentate a dismisura nelle prime due settimane di agosto. Il presidente Donald Trump e leader nordcoreano Kim Jong-un si sono scambiati botta e risposta di minacce di intervento militare da un lato e di un attacco missilistico dall’altro. Trump ha minacciato di mettere la Corea del Nord a “fuoco e fiamme”, mentre Kim Jong-un ha affermato di voler colpire la base Usa nel Pacifico sull’isola di Guam.

Su questo sfondo, la Corea del Sud e la Cina hanno tentato di mitigare la situazione chiedendo a Stati Uniti e Corea del Nord di non perdere il controllo e manifestando la loro ferma opposizione a un conflitto armato sulla penisola coreana. Le dichiarazioni di Moon Jae-in del 14 agosto rappresentano un messaggio chiaro a Donald Trump. La Corea del Sud disapprova l’opzione militare che invece Washington sembra tenere in considerazione. Nonostante le minacce di Donald Trump, i membri del suo Staff, tra cui il Joint Chief of Staff – capo supremo delle forze armate – generale Dunford, hanno ribadito che quella militare rappresenta l’ultima possibilità, da considerare solo in caso di fallimento della via diplomatica e delle sanzioni.

Secondo il tabloid per la politica estera del giornale del Partito Comunista Cinese, se davvero Moon Jae-in vuole evitare la guerra e tornare al diaologo con Pyongyang, dovrebbe cancellare o ridurre al minimo possibile l’esercitazione militare congiunta tra Corea del Sud e Stati Uniti prevista per la fine di agosto. Questo sarebbe un segnale importante per Pyongyang che considera le esercitazioni come prove di invasione ai suoi danni. Un altro passo importante da parte di Seoul dovrebbe essere la rimozione dello scudo anti-missile statunitense THAAD (Terminal High Altitude Air Defense) a cui la Cina si è opposta fin da principio.

Ilaria Tipà

Moon Jae-in, candidato del Partito Democratico è il nuovo presidente della Corea del Sud

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di Redazione

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