PALESTINA: LA CRISI DIMENTICATA DI GAZA

Pubblicato il 14 agosto 2017 alle 2:39 in Medio Oriente Palestina

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Gaza sta soffrendo da almeno cinque mesi una grave crisi elettrica, causata, principalmente, dalle divisioni politiche all’interno del movimento palestinese. Recentemente, si sono acuiti gli scontri tra l’Autorità Nazionale Palestinese e Hamas, per il controllo della striscia di Gaza, che dal giugno 2007 è governata da Hamas.  L’Autorità Nazionale Palestinese ha imposto una serie di misure punitive nella striscia di Gaza per mettere alle strette il governo di Hamas. Tra queste vi sono l’aumento delle imposte sulle importazioni, quindi anche sul carburante, la riduzione degli stipendi e l’imposizione del pensionamento anticipato per i funzionari pubblici.

Tutto ciò ha costretto Hamas a ridurre la spesa dell’energia elettrica e, di conseguenza, Israele, da cui veniva acquistata l’energia, ha ridotto le importazioni elettriche nella striscia di Gaza fino al 40 per cento.

A fare le spese di questa situazione sono i due milioni di persone che abitano nella striscia di Gaza, che hanno a disposizione l’energia elettrica per poche ore al giorno. La mancanza di energia elettrica ha gravi conseguenze sulla fornitura di servizi essenziali, quali sanità e acqua. Molte case utilizzano pompe ad acqua elettriche, quindi la mancanza di elettricità comporta la mancanza di acqua. La situazione è aggravata dalle alte temperature estive.

In un comunicato emesso venerdì 11 agosto 2017, le Nazioni Unite hanno espresso la loro profonda preoccupazione per il deterioramento delle condizioni umanitarie e per la protezione dei diritti umani nella striscia di Gaza.

Nonostante le alte temperature, infatti, gli abitanti di Gaza possono usufruire dell’elettricità per non più di sei ore al giorno e, spesso, il numero delle ore si riduce a quattro. Le interruzioni di energia minacciano la vita e il benessere delle persone più vulnerabili, in particolare coloro che necessitano di cure urgenti.

Le condizioni di vita disperate, unite alla profonda crisi economica che sta colpendo la striscia di Gaza e alle continue restrizioni alle libertà di movimento ed espressione stanno causando un’escalation di violenza. Tale ondata di violenza si manifesta nell’incremento della criminalità, della violenza domestica, del numero dei femminicidi e dei tentativi di suicidio, anche se è difficile ottenere dati precisi che forniscano un quadro chiaro della situazione.

Le Nazioni Unite hanno accusato Israele, lo Stato della Palestina e le autorità di Gaza di essere responsabili di tale situazione, dal momento che non stanno rispettando gli obblighi in merito alla promozione e alla protezione dei diritti degli abitanti di Gaza.

Secondo quanto riportato nel comunicato, il blocco e la chiusura di Israele devono essere revocati, in quanto influenzano negativamente la vita dei cittadini di Gaza. Inoltre, le recenti misure adottate dal governo palestinese, mirate a diminuire la fornitura di energia elettrica, ridurre gli stipendi e imporre il pensionamento anticipato dei funzionari pubblici stanno avendo un impatto negativo sui diritti sociali ed economici dei cittadini di Gaza.

Le Nazioni Unite concludono il loro comunicato invitando urgentemente Israele, lo Stato della Palestina e le autorità di Gaza a difendere i diritti umani della popolazione di Gaza. Inoltre, le Nazioni Unite invitano la comunità internazionale a mantenere le promesse fatte per la ricostruzione e lo sviluppo della striscia di Gaza e a lavorare con tutte le parti coinvolte per risolvere la crisi in corso.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Militanti armati a Gaza. Fonte: Flickr.

Militanti armati a Gaza. Fonte: Flickr.

di Redazione

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