L’AMERICA LATINA CONTRO LA MINACCIA DI INTERVENTO USA IN VENEZUELA

Pubblicato il 14 agosto 2017 alle 13:35 in America Latina Venezuela

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I paesi latinoamericani, che in accordo con il Canada avevano emesso una dichiarazione di condanna che isolava il Venezuela di Maduro dopo il voto per la Costituente, insorgono contro la minaccia di intervento militare statunitense paventata da Trump.

Scontri a Caracas, Venezuela. Fonte: abc.es

Scontri a Caracas, Venezuela. Fonte: abc.es

“Il Venezuela non è poi così lontano, lì la gente soffre e muore” – aveva dichiarato Donald Trump, assicurando che gli Stati Uniti hanno molte opzioni per risolvere la crisi venezuelana, inclusa la soluzione militare. L’intervento armato statunitense, tuttavia, è un fantasma che i paesi latinoamericani temono molto più della deriva autoritaria di Caracas.

I principali paesi dell’America Latina, inclusi quelli più critici nei confronti del Venezuela di Nicolás Maduro, respingono un intervento militare nel paese, come minacciato lo scorso 11 agosto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

“La Colombia rifiuta misure militari e l’uso della forza nel sistema internazionale, tutte le misure devono essere pacifiche e rispettose della sovranità del Venezuela” – ha reso noto il Ministero degli Esteri della Colombia, il primo paese a reagire alle dichiarazioni di Trump. Bogotà, molto critica nei confronti di Caracas, teme che la destabilizzazione della regione faccia saltare il delicato processo di pace tra governo e gruppi di guerriglia.

“L’America è un continente di pace, manteniamolo così” – ha ribadito il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ricevendo a Cartagena de la Indias il vicepresidente USA Mike Pence. Il vice di Trump, che dalla Colombia si recherà a Panama, Santiago del Cile e Buenos Aires, ha cercato di moderare i toni, assicurando di essere in America Latina alla ricerca di una soluzione “pacifica e condivisa” per il Venezuela.

Anche il Messico respinge l’intervento militare, Luis Videgaray, capo della diplomazia messicana condanna “l’uso o la minaccia di uso della forze nelle relazioni internazionali” aggiungendo che la situazione in Venezuela deve essere risolta senza ricorrere alle armi.

Contro la dichiarazione di Donald Trump anche il Mercosur, che lo scorso 5 agosto aveva sospeso definitivamente Caracas dall’organizzazione. I governi di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay segnalano che “gli unici strumenti accettabili per la promozione della diplomazia sono la diplomazia e il dialogo”. “Il ripudio della violenza e di qualunque opzione implichi l’uso della forza – continua il comunicato del Mercosur – è irrinunciabile e costituisce la base fondamentale della convivenza democratica, tanto sul piano interno che su quello internazionale”.

Persino il Perù, che venerdì 11 agosto ha espulso l’ambasciatore venezuelano, si schiera contro l’opzione militare di Washington. “La dichiarazione di Lima è la reazione regionale per difendere l’unico organismo costituzionale esistente in Venezuela: l’Assemblea Nazionale eletta liberamente – comunica il Ministero degli Esteri peruviano – ogni tentativo interno o esterno di ricorrere alla forza allontana l’obiettivo di restaurare la legalità costituzionale in Venezuela”.

Condanna delle intenzioni belliciste di Trump anche da parte dei governi alleati di Caracas: Cuba, Nicaragua, Ecuador, Bolivia ed El Salvador.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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