IRAQ: IL KURDISTAN NON RINUNCIA AL REFERENDUM

Pubblicato il 14 agosto 2017 alle 6:27 in Iraq Medio Oriente

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Oggi, lunedì 14 agosto, una delegazione curda dovrebbe recarsi a Baghdad per discutere la questione del referendum sull’indipendenza della regione del Kurdistan dall’Iraq con il governo iracheno, guidato dal primo ministro Haydar Al-Abadi, secondo quanto riportato da Al-Jazeera in lingua araba.

L’incontro è stato stabilito dopo che, venerdì 11 agosto, il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson ha chiesto al presidente del Kurdistan iracheno, Mas’ud Barzani, di posticipare il referendum fissato per il 25 settembre e di intraprendere nuove trattative con il governo centrale di Baghdad.

Durante un colloquio telefonico, che si è tenuto venerdì 11 agosto, Tillerson avrebbe chiesto a Barzani di posticipare il referendum affermando che “sarebbe più appropriato”. Barzani avrebbe risposto con una domanda: “Posticipando la data del referendum, quali sarebbero le alternative e le garanzie del popolo per determinare la propria regione, il proprio futuro e il proprio destino?”.

Il presidente iracheno avrebbe poi ribadito che il popolo curdo procederà per la sua strada e che “la partnership e la convivenza  pacifica, che hanno rappresentato l’obiettivo principale del Kurdistan con l’Iraq nelle fasi storiche, non sono state realizzate, pertanto il popolo curdo proseguirà nel percorso di autodeterminazione”. Barzani si è anche detto disponibile a inviare una delegazione a Baghdad per risolvere i problemi politici attraverso il dialogo.

Il referendum, che non avrà un esito immediatamente operativo, interesserà sia la Regione del Kurdistan – che include i governatorati di Erbil, Dohuk e Sulaymaniyah – sia le aree curde non soggette all’autorità della Regione, ovvero le zone nel nord dell’Iraq, in particolare la provincia di Kirkuk, rivendicata  dai curdi e  dal governo federale iracheno.

Gli Stati Uniti avevano già espresso la loro preoccupazione nei confronti del referendum nella regione del Kurdistan iracheno sabato 5 agosto 2017. Washington teme che il referendum sia un “passo falso” e che possa ostacolare la lotta contro lo Stato Islamico. Gli Stati Uniti temono, in particolare, che la mossa curda abbia conseguenze negative sulla riconquista della città di Hawija, situata nella provincia irachena di Kirkuk, contesa tra curdi e governo iracheno, nella quale sono in corso scontri tra i militanti dell’ISIS e le forze della coalizione.

Inoltre, il 29 luglio 2017, il ministero degli Esteri americano aveva sottolineato che, pur ammirando “le legittime aspirazioni” del popolo curdo iracheno, avrebbe sostenuto “un Iraq unito, federale, stabile e democratico”.

Il presidente del Consiglio di sicurezza della regione del Kurdistan iracheno, Mas’ud Barzani aveva già rassicurato gli Stati Uniti garantendo l’impegno della regione nella lotta contro lo Stato Islamico “indipendentemente dalle sue relazioni politiche con Baghdad”.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Bandiera del Kurdistan. Fonte: Wikimedia Commons.

Bandiera del Kurdistan. Fonte: Wikimedia Commons.

di Redazione

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