L’ALGERIA E IL TERRORISMO

Pubblicato il 13 agosto 2017 alle 6:01 in Algeria Approfondimenti

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L’Algeria è un Paese del Nord Africa che confina con sei Paesi – Tunisia, Libia, Niger, Mali, Mauritania e Marocco – e un’ulteriore entità territoriale, il Sahara Occidentale, che è contesa tra il Marocco e il movimento locale Fronte Polisaro, appoggiato dal governo di Algeri.

Data la sua posizione geografica, che la espone a continue minacce dall’esterno, l’Algeria sta portando avanti una rigida campagna di sicurezza lungo i suoi confini, soprattutto con la Libia, il Mali e il Niger, per eliminare le attività terroristiche di diversi gruppi islamisti. Nel Paese nordafricano operano numerose organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaeda in the Islamic Maghreb (AQIM), gruppi a lei affiliati, ed entità che hanno giurato fedeltà all’ISIS, tra cui la branca algerina dello Stato Islamico, nota con il nome di Jund al-Khalifah in Algeria (JAK-A). Tali gruppi mirano a stabilire un’interpretazione fondamentalista della sharia nella regione e attaccare le forze di sicurezza e il governo locali, insieme agli interessi occidentali nell’area.

Nel corso del 2017 si sono verificati alcuni attacchi rivendicati dall’ISIS, di cui si ricorda quello del primo giugno, in cui un militante armato ha aggredito una pattuglia della polizia algerina in un’area a sud di Algeri, ferendo 4 ufficiali. Precedentemente, il 28 febbraio, un agente algerino era riuscito a sventare un attentato suicida, sparando a un kamikaze intenzionato a farsi esplodere presso la stazione di Costantine, nell’est del Paese. L’ISIS aveva rivendicato l’attentato, riferendo che l’assalitore era riuscito a uccidere diverse persone. Al contrario, la polizia algerina ha confermato che non ci sono state vittime.

Per quanto riguarda il 2016, il Country Report on Terrorism del governo americano ha reso noto che diversi network terroristici nel Sahel hanno tentato di operare in territorio algerino, giungendo ad essere attivi a circa 4,000 miglia dai suoi confini. Inoltre, l’instabilità della Libia, la presenza di organizzazioni terroristiche in Tunisia e il fragile accordo di pace tra i gruppi ribelli in Mali, hanno contribuito a mantenere alta l’allerta.

L’Algeria non è un membro della coalizione internazionale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq, ma ha comunque supportato gli sforzi per contrastare lo Stato Islamico, attraverso la messa in atto di misure anti-propaganda, cooperazione con gli Stati vicini e il finanziamento del Sahel Region-Building Working Group (SWG). Nel corso del 2016, sono stati riportati casi di rapimenti da parte di gruppi terroristici, i quali hanno chiesto rifornimenti e risorse di cibo in cambio. A tale riguardo, il governo algerino ha mantenuto una politica di “non concessione”. Algeri è un membro attivo dell’Unione Africana (AU), dell’Organization of Islamic Cooperation e dell’Arab League. A livello di cooperazione internazionale e inter-regionale anti-terrorismo, l’Algeria ha preso parte a diversi progetti dell’Onu, partecipando anche al Comitato di Stato Maggiore per le Operazioni Congiunte con il Mali, la Mauritania e il Niger, per promuovere la sicurezza nella regione.

Nel 2016, si sono verificati numerosi attacchi terroristici. In particolare, il gruppo JAK-A, affiliato all’ISIS, ha rivendicato diversi attentati contro le forze di sicurezza locali, tra cui due mortali. Per contrastare le loro attività, le autorità di Algeri hanno continuato a compiere raid contro i terroristi. Per quanto riguarda al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), sono stati effettuati diverse azioni attraverso il posizionamento di device esplosivi e di imboscate e assalti.

Tra gli incidenti terroristici si ricorda:

  • quello del 18 marzo, in cui AQIM ha colpito un giacimento petrolifero della Statoil and BP Krechba, nel sud del deserto algerino. Fortunatamente, non ci sono state vittime;
  • quello del 15 aprile, quando 4 soldati algerini sono stati uccisi nel corso di un raid anti-terrorismo nella provincia di Costantine;
  • quello del 29 ottobre, in cui un poliziotto è morto a Costantine per mano dell’ISIS, il quale ha rivendicato l’operazione.

Secondo le informazioni raccolte dal governo americano, il mese di novembre è stato quello in cui si è verificato il maggior numero di attacchi, pari a 36.

Per quanto riguarda la legislazione anti-terrorismo, il 19 giugno 2016, il presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, ha approvato una nuova legge che ha aggiunto alcuni articoli al codice penale algerino e ha allargato la responsabilità penale verso i foreign fighters, i finanziatori di terrorismo e l’uso di informazioni e della tecnologia ai fini del reclutamento e del supporto terroristico. Tale legislazione è stata adottata in linea con le due risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU: la 2178 del 2014, sui foreign fighters, e la 2199 del 2015 contro l’ISIS e le sanzioni contro al-Qaeda.

I controlli e la difesa dei confini è rimasta una delle principali priorità dell’Algeria. Il governo, infatti, ha messo in atto misure preventive per contrastare l’infiltrazione di terroristi dai Paesi vicini, tra cui aree militari di blocco, nuovi sistemi di controllo, maggiore difesa delle installazioni energetiche e nuove tecniche di monitoraggio aereo, unite a tecnologie di comunicazione avanzate.

Nonostante gli sforzi effettuati nel corso dell’anno passato in materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, con l’adozione della legge del 19 giugno, la quale ha introdotto nuovi articoli nel codice penale algerino, il sistema bancario algerino è rimasto sottosviluppato e poco monitorato dalle autorità di Algeri. Tutti i processi al suo interno sono troppo burocratici e richiedono numerosi controlli in varie fasi del processo di trasferimento di denaro. Data la natura informale del sistema bancario, la polizia presenta non poche difficoltà nella sua gestione.

Infine, dal punto di vista della lotta all’estremismo violento, il governo algerino ha messo in atto diverse iniziative volte a contrastarlo efficacemente. Gli imam ricevono training specializzati e monitorati adeguatamente dalle forze di sicurezza locali, le quali si assicurano che nessuno inciti alla violenza e promuova l’intolleranza. Per quegli imam designati dal governo che iniziano a diffondere l’estremismo, la legge algerine prevede multe e, nei casi più gravi, l’arresto. Il Ministero degli Affari Religiosi algerino ha messo in guardia i cittadini contro l’estremismo violento, soprattutto con riferimento all’ISIS, annunciando di voler fondare un osservatorio che monitori ulteriormente l’attività degli imam stranieri.

Sofia Cecinini

Bandiera dell'Algeria. Fonte: SVG (27 Settembre 2005)

Bandiera dell’Algeria. Fonte: SVG (27 Settembre 2005)

di Redazione

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