IMMIGRAZIONE: IL PUNTO DI VISTA DELLA LIBIA

Pubblicato il 13 agosto 2017 alle 13:39 in Immigrazione Libia

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La Marina militare libica, fedele al governo di Tripoli, ha annunciato la creazione, nelle acque territoriali libiche, di un’area attraverso la quale impedire alle navi straniere, in particolare legate alle organizzazioni non governative, di salvare i migranti nei casi in cui non vi sia un’esplicita richiesta da parte delle autorità libiche.

Tale provvedimento rappresenta un chiaro segnale da parte della Libia, che mira a limitare le ingerenze esterne nel Paese, mettendo al primo posto il principio della sovranità nazionale.

Durante una conferenza stampa, il portavoce della Marina militare libica, il generale Ayoub Qassem, ha affermato che la decisione si riferisce chiaramente alle “organizzazioni internazionali non governative che sostengono di lavorare per salvare i migranti irregolari, in favore dei diritti umani”.

Qassem ha aggiunto che si tratta di “un messaggio chiaro per coloro che tentano di manomettere la sovranità della Libia e di non rispettare la Guardia Costiera e la Marina militare libiche… a partire da questa dichiarazione il rispetto della sovranità, della Guardia Costiera e della Marina militare libiche diviene inevitabile”. Infine, ha affermato “tutti coloro che vogliono lavorare nelle acque territoriali libiche devono sottostare alla nostra volontà”.

In merito all’accordo stretto con l’Italia, Qassem ha riferito che questo avrà un impatto positivo sulle forze marittime, dopo un periodo di fermo durato alcuni anni, e ha aggiunto “questo è ciò che abbiamo tentato di riscuotere in termini di diritti dalla parte italiana, ciò che abbiamo chiesto loro ripetutamente nei colloqui bilaterali, e ciò che abbiamo mostrato al governo di accordo nazionale, che rappresenta la nostra facciata politica, riconosciuta a livello internazionale e che si è meritata il nostro sostegno”.

Il 26 luglio, Serraj, presidente del governo di unità nazionale libico, riconosciuto dalla comunità internazionale, aveva incontrato a Roma il primo ministro italiano, Paolo Gentiloni. In occasione di questo incontro, Serraj aveva chiesto all’Italia di assistere le autorità di Tripoli  nella gestione dei flussi migratori illegali, per combattere il traffico di migranti clandestini che partono dalle coste libiche. Due giorni dopo, Gentiloni aveva adottato una risoluzione che prevede l’organizzazione di una missione di supporto per la Guardia Costiera libica, ratificata il 2 agosto dal Parlamento italiano. Numerosi attivisti libici vicini al governo di Tobruk si sono opposti a questo accordo, che hanno definito “una violazione della sovranità libica”. Allo stesso modo, il 30 luglio, il colonnello Ahmed Al-Mismari, portavoce dell’esercito nazionale libico legato al governo di Tobruk, ha definito l’intervento dell’Italia in Libia come “un’ingerenza italiana nelle coste libiche”.

In merito al provvedimento della Libia, le organizzazioni internazionali non governative che pattugliano le acque libiche per salvare i migranti irregolari hanno accusato la Guardia Costiera libica di impedire loro di svolgere le missioni di salvataggio.

Lunedì 7 agosto, la Marina militare libica avrebbe lanciato due spari di avvertimento contro la nave di una ONG spagnola, ProActiva, mentre questa si trovava ancora fuori dalle acque territoriali libiche. La Marina avrebbe chiesto alla nave di andarsene, di fronte al suo rifiuto avrebbe aperto il fuoco.

Il giorno seguente, martedì 8 agosto, in riferimento al lavoro delle ONG nelle acque libiche, il generale Ayoub Qassem ha riferito all’emittente televisiva statunitense CNN: “Siamo in grado di condurre i lavori di salvataggio. La nostra presenza annulla la loro presenza”. E ha aggiunto: “Siamo stufi di queste organizzazioni. Hanno aumentato il numero di immigrati e potenziato i trafficanti. Nel frattempo, ci accusano di non rispettare i diritti umani”.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

Migranti a bordo di un barcone nel Mediterraneo. Fonte: Wikipedia

Migranti a bordo di un barcone nel Mediterraneo. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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