COREA DEL NORD: LA POSIZIONE DELLA CINA IN CASO DI GUERRA

Pubblicato il 12 agosto 2017 alle 6:06 in Approfondimenti Cina

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Corea del Nord e Stati Uniti continuano a scambiarsi minacce. La possibilità di un conflitto armato è ritenuta ancora piuttosto remota da molti analisti, ma se davvero si giungesse al conflitto armato, la Cina che cosa farebbe? Resterebbe a guardare o interverrebbe a fianco del suo alleato storico e vicino di casa, Pyongyang? Dipende dai casi e soprattutto, da chi sarà ad agire per primo, secondo l’analisi di Yang Yang, editorialista del Huanqiu Shibao, il tabloid per la politica estera del Quotidiano del Popolo, giornale del Partito Comunista Cinese. Se Pyongyang colpirà gli Stati Uniti, la Cina rimarrà neutrale. Se gli Usa tenteranno di rovesciare il regime di Kim Jong-un, Pechino interverrà.

La situazione della penisola coreana continua a peggiorare. Kim Jong-un e Donald Trump si scambiano minacce, in un botta e risposta costante che occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Si tratta di uno scambio di minacce senza precedenti nella lunga storia della questione nordcoreana. Il clima generale, argomenta l’analista Yang Yang, ricorda quello della Guerra Fredda.

Si arriverà davvero alla guerra? Sono in molti gli analisti a ritenere che la possibilità di un conflitto aperto sia ancora trascurabile, scrive l’autore dell’editoriale sul Huanqiu Shibao. Il vero problema non è tanto la fattibilità o meno del conflitto armato, quanto la differenza di obiettivi tra Washington e Pyongyang.

Da un lato, Pyongyang, con le minacce, vorrebbe forzare gli Stati Uniti a negoziare seriamente la pace rimasta in sospeso dal 1953. Dall’altro, Washington vorrebbe “conquistare” la Corea del Nord, o meglio vorrebbe rovesciare l’attuale regime comunista e instaurarvi un governo filo-americano. Entrambe le parti sono consapevoli di quanto i  loro obiettivi siano di difficile realizzazione, per questo cercheranno di esasperarsi reciprocamente. Né Washington, né Pyongyang, però, prenderanno l’iniziativa e faranno un primo passo concreto.

La situazione che si è creata tra Usa e Corea del Nord è quella di un gioco di provocazioni reciproche senza regole chiare. Il vero pericolo, secondo il punto di vista della Cina, è che la tensione attuale possa arrivare a un punto critico e che in quel momento né Donald Trump, né Kim Jong-un sapranno come fermarsi. In tal caso, si assisterà a una serie di reazioni a catena basate su fraintendimenti e interpretazioni alterate dell’altro che diverranno la miccia invisibile di un incendio che divamperà in modo quasi spontaneo.

Secondo Yang Yang, se si arrivasse davvero alla guerra, essa difficilmente sarebbe frutto di considerazioni strategiche attente da parte di uno o dell’altro leader, ma sarebbe il risultato della cattiva gestione di questo gioco che mira all’esasperazione reciproca. La guerra sarebbe la trasformazione di un gioco fittizio in una realtà drammatica.

Se si dovesse arrivare al conflitto aperto, cosa farebbe la Cina?

Le cose sono molto cambiate dal 1950, quando nella Guerra di Corea, le forze armate cinesi si schierarono al fianco di quelle della Corea del Nord, contro gli Stati Uniti. La Cina è molto cambiata da allora. Un paese che aveva appena fondato la Repubblica Popolare – nel 1949 – guidato dal Grande Timoniere Mao Zedong, guida idealista della rivoluzione socialista, chiuso nei confronti del resto del mondo, è diventato una potenza globale guidata da Xi Jinping, un leader moderno e lungimirante, che ha elaborato il grande progetto che mira a collegare l’Asia all’Europa e all’Africa: un progetto basato sul “socialismo con caratteristiche cinesi” e su un’economia sempre più di mercato. Pechino non prenderà decisioni senza tenere presente il suo nuovo, importante, ruolo di potenza globale.

Nel gioco di forza attuale tra Washington e Pyongyang, qual è, dunque, la posizione di Pechino? L’editoriale di Yang Yang afferma che essa è molto chiara: “La Cina in questo momento è impotente e non può fornire consigli né agli Usa né alla Corea del Nord, ciò che possiamo fare è mantenere la nostra dignità e chiarire la posizione della Cina”, si legge sull’editoriale del Huanqiu Shibao.

Washington e Pyongyang devono aver ben chiaro che, quando le loro azioni lederanno gli interessi della Cina, la Cina non sarà un’arma a cui una o l’altra parte potrà ricorrere per avere aiuto, ma sarà un muro.

Se la Corea del Nord attaccherà per prima e lancerà i suoi missili contro il suolo statunitense e scatenerà la vendetta degli Usa, la Cina rimarrà neutrale.

Se saranno gli Stati Uniti o i loro alleati a colpire per primi Pyongyang, tentando di rovesciare il governo della Corea del Nord o di modificarne l’assetto politico, la Cina non resterà a guardare e interverrà per fermarli.

Si tratta di opzioni estreme, secondo Pechino, che continua ad auspicare il pacifico ottenimento della denuclearizzazione della penisola coreana. La Cina condanna le violazioni delle risoluzioni Onu da parte di Pyongyan e le ha più volte chiesto di interrompere i test missilistici, ma ha anche chiesto a Corea del Sud e Stati Uniti di porre fine alle esercitazioni militari congiunte per non esasperare ulteriormente la situazione. La Cina auspica questo “doppio stop” unito alla creazione di un “doppio binario” – dialogo e negoziato, con eventuale ricorso a sanzioni economiche per riportare pace e stabilità – per ottenere la denuclearizzazione della penisola coreana.

La Cina intende anche rafforzare il suo fronte comune con la Russia, anch’essa schierata a favore di una risoluzione non armata della questione nordcoreana. Se la tensione nella penisola coreana dovesse giungere a ledere gli interessi o a minacciare la sicurezza di Cina e Russia, i due paesi non rimarranno a guardare, scrive Yang Yang.

La Corea del Nord è consapevole che Mosca e Pechino non vogliono il conflitto armato vicino ai loro confini nazionali ed è convinta che continueranno a proteggerla, per questo non mette fine alle provocazioni, secondo Zheng Jiyong, direttore del Centro per gli Studi sulla Corea della Fudan University di Shanghai.

A prescindere dalle reali possibilità di colpire gli Stati Uniti da parte dei missili di Pyongyang, le continue provocazioni e i progetti di nuovi lanci non aiutano la ripresa dei negoziati di pace, secondo Lu Chao, esperto di Corea dell’Accademia delle Scienze Sociali della provincia cinese del Liaoning. Le esercitazioni militari tra Usa e Corea del Sud non riusciranno a far desistere Pyongyang dal realizzare nuovi test missilistici e i continui test di Pyongyang non aiuteranno a convincere gli Usa a tornare al tavolo negoziale. La situazione attuale è dunque un’impasse. “La Cina dovrebbe far capire alla Corea del Nord che non vuole la guerra nella penisola, ma che non la teme e che, se qualcuno dovesse far esplodere il conflitto, Pechino sarebbe perfettamente in grado di gestire la situazione. A dover affrontare una vera e propria distruzione sarebbe la stessa Corea del Nord, per questo, per il suo bene, Pyongyang dovrebbe smettere di creare problemi”, secondo il prof. Zheng.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Fonte: Flickr

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Fonte: Flickr

di Redazione

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