ATTENTATO ALLA MARATONA DI BOSTON: I FRATELLI TSARNAEV

Pubblicato il 12 agosto 2017 alle 10:01 in Approfondimenti

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Dzochar e Tamerlan Tsarnaev sono i due fratelli di origine cecena responsabili dell’attacco alla maratona di Boston, avvenuto il 15 aprile 2013. Quel giorno, due ordigni piazzati nei pressi del traguardo, a circa 170 metri l’uno dall’altro su Boylstone Street, esplosero a distanza di 12 secondi, causando la morte di 3 persone e il ferimento di altre 260.

Il 18 aprile, l’FBI rese noti i nomi e le foto dei due fratelli, dando inizio a una feroce caccia all’uomo. Lo stesso giorno, Dzochar e Tamerlan Tsarnaev rapinarono un negozio, uccisero un ufficiale di polizia presso il Mit (Massachussets Institute of Tecnology) e, dopo avere rubato un SUV, si rifugiarono nella cittadina di Watertown, a pochi chilometri da Boston, dove Tamerlan Tsarnaev rimase ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia. Il fratello minire, Dzochar Tsarnaev, nonostante fosse rimasto ferito, riuscì a sfuggire agli agenti, rifugiandosi in una barca in disuso che si trovava nel cortile di una villa poco lontano dal luogo della sparatoria. La sera del 19 aprile venne catturato dalle forze di sicurezza e trasferito in ospedale per le gravi ferite.

Per meglio comprendere le dinamiche e le motivazioni che portarono Tamerlan e Dzochar a compiere l’attentato è necessario far luce sulla loro storia.

Chi erano Dzokar e Tamerlav Tsarnaev?

Dzochar e Tamerlav Tsarnaev nacquero in Kirghizistan, rispettivamente nel 1993 e nel 1984, da padre ceceno e madre di etnia avara, entrambi musulmani. Dopo aver vissuto in Daghestan per un anno, nel 2002, Dzochar si trasferì negli Stati Uniti insieme ai genitori. La famiglia ottenne asilo politico e si stabilì a Cambridge, in Massachussets, dove Tamerlan giunse nel 2004. Dopo aver frequentato l’università per qualche anno, il ragazzo decise di abbandonarla per dedicarsi alla boxe. Il fratello minore, Dzochar, nel 2011, si iscrisse alla University of Massacussets Dortmouth, con l’intento di diventare un infermiere. I suoi compagni universitari lo hanno descritto come un ragazzo normale e abbastanza popolare. Ogni tanto fumava marjuana, ascoltava l’hip hop, non era interessato alla politica e spesso prendeva parte a programmi di volontariato.  Molti stentarono a credere che fosse uno dei due attentatori della maratona di Boston. Intorno al 2010, Tamerlan riferì di voler ottenere la cittadinanza americana per poter essere selezionato alle olimpiadi di boxe degli Stati Uniti, senza tuttavia raggiungere la meta tanto agognata. L’11 settembre 2012 Dzochar, invece, ottenne la cittadinanza statunitense. Entrambi i fratelli erano molto attivi sui social netwoks. La polizia scoprì che Tamerlan utilizzava un sito in lingua russa, dove postava video sulla guerra in Siria e sull’indipendenza della Cecenia. Dzochar, invece, era più attivo su Twitter, dove postava materiale relativo allo sport. Tuttavia, le indagini rivelarono che, il giorno della maratona di Boston del 2012, Dzochar aveva pubblicato una citazione coranica che veniva spesso utilizzata dai predicatori radicali, un indizio importante del suo avvicinamento a una visione estremista dell’Islam.

Le informazioni relative alle motivazioni che spinsero i fratelli a compiere l’attentato, e che indicano il modo in cui avvenne il loro processo di radicalizzazione, sono emerse sia dalle interviste fatte ad alcuni parenti, sia dagli interrogatori di Dzochar.

Secondo quanto riferito da alcuni zii del Daghestan, Tamerlan, aveva iniziato ad interessarsi all’Islam radicale intorno al 2009, seguendo gli insegnamenti dell’imam yemenita-americano Anwar al-Awlaki. Questo personaggio era noto alla polizia perché effettuava attività di reclutamento, spingendo i giovani ad unirsi a diversi gruppi islamisti, tra cui al-Qaeda. Fu il primo cittadino americano ad essere ucciso da un drone, mentre si trovava in Yemen, il 30 settembre 2011, per ordine dell’allora presidente americano, Barack Obama.

Sempre nel 2011, le autorità russe segnalarono ai servizi segreti americani che Tamerlan era divenuto un soggetto radicale, giacché il ragazzo, secondo loro, era in procinto di unirsi a militanti islamisti in Daghestan. Tuttavia, in seguito ad alcuni interrogatori, l’FBI dichiarò che il ragazzo non era pericoloso, chiedendo però informazioni più dettagliate alle autorità russe. Dal momento che il Cremlino si rifiutò di rivelare ulteriori indizi, il caso venne chiuso. Nel gennaio 2012, Tamerlan tornò davvero in Russia, spostandosi tra la Cecenia e il Daghestan, dove, secondo quanto emerso dalle indagini, frequentò la moschea islamista Makhachkala, fondata dall’attuale leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri. Quando rientrò negli USA, il 17 luglio 2012, Tamerlan era diverso. Si era fatto crescere la barba in segno di devozione e iniziò a pubblicare video di militanti islamisti del Daghestan su Youtube. Dal momento che i suoi comportamenti si erano fatti sempre più rigidi e puritani, i familiari cominciarono a sospettare che fosse diventato un estremista.

Per quanto riguarda le informazioni rivelate da Dzochar successivamente all’arresto, il ragazzo spiegò alla polizia di essersi radicalizzato seguendo gli insegnamenti di Anwar al-Awlaki, su indicazione del fratello, il quale lo aveva convinto definitivamente ad unirsi a lui nel compimento di un atto di terrorismo in nome della religione. Dzochar disse alla polizia americana che lui e Tamerlan “erano molto arrabbiati per via della guerra che gli americani avevano scatenato in Afghanistan e in Iraq”, e che avrebbero voluto commettere un secondo attentato a Time Square, a New York. Nonostante i due fratelli abbiano commesso l’attentato spinti da motivazioni religiose, l’intelligence americana non ha mai riscontrato alcun collegamento diretto tra i due fratelli ed una precisa organizzazione terroristica. Tamerlan e Dzochar avevano costruito i due ordigni con due pentole a pressione seguendo alcune istruzioni pubblicate su una rivista online curata dalla branca di al-Qaeda in Yemen.

Secondo quanto emerso dalle indagini e dai ripetuti interrogatori, gli ufficiali americani sostengono che, tra i due fratelli, Tamerlan fu il primo a interessarsi all’Islam radicale, compiendo il viaggio in Daghestan, e che fu lui a convincere Dzochar ad assumere la sua stessa visione. Ad avviso degli agenti, Tamerlan è stato la mente dell’operazione. Dzochar, che considerava suo fratello maggiore una guida, si sarebbe lasciato convincere, pensando di fare la cosa giusta. È quindi chiaro che, mentre Tamerlan si è radicalizzato attraverso video propagandistici online e attraverso il contatto con altri jihadisti nel Daghestan, Dzochar è stato plasmato dal fratello, il quale lo ha convinto a compiere con lui la strage.

Il 24 giugno 2015, Dzochar parlò per la prima volta davanti alla Corte federale americana, amettendo la propria colpa chiedendo scusa per le vittime dell’attacco: “Mi dispiace per le vite che ho preso, per le sofferenze che ho causato, per i danni che ho inflitto. Ho fatto cose irreparabili. Sono musulmano, la mia religione è l’Islam, e prego Allah di avere pietà di me”. Poco dopo, il giudice George O’Toole diede lettura della sentenza con la quale Dzochar fu formalmente condannato a morte. La decisione, presa il 15 maggio 2016, fu adottata all’unanimità dalla giuria popolare, che si è espressa in favore della pena capitale.

Sofia Cecinini

Dzochar Tsaraev. Fonte: Wikimedia Commons

Dzochar Tsarnaev. Fonte: Wikimedia Commons

di Redazione

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