FILIPPINE: ANCORA DUE MESI PER LIBERARE MARAWI

Pubblicato il 11 agosto 2017 alle 6:08 in Asia Filippine

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L’assedio della città di Marawi, sull’isola meridionale delle Filippine di Mindanao, da parte dei militanti islamisti fedeli all’Isis prosegue da 2 mesi e mezzo. Non doveva andare per le lunghe, l’esercito stimava a inizio luglio una settimana, massimo un mese per risolvere la situazione, mentre ora il segretario alla difesa di Manila, Delfin Lorenzana, stima che saranno necessari ancora uno o due mesi. La ragione per la dilatazione dei tempi è nella preparazione bellica dei militanti che ha colto alla sprovvista l’esercito.

Sarà un compito complesso, ma Marawi verrà liberata, ha dichiarato il capo della difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, aggiungendo che le operazioni militari sono entrate nella loro ultima fase. Già un mese fa il Segretario alla Difesa aveva fornito delle stime di tempistiche per la fine dell’assedio, parlando di una settimana, massimo di un mese. Un mese dopo, stima che ne servirà un altro, forse due.

L’assedio da parte del gruppo Maute e dei suoi alleati estremisti – si tratta di gruppi terroristici locali che hanno giurato lealtà all’Isis – va avanti dal 23 maggio scorso. Dallo stesso giorno, tutta l’isola di Mindanao è sotto la legge marziale emanata dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte.

Qual è la ragione per cui i tempi previsti un mese fa dal Segretario Lorenzana si sono dilatati? È lo stesso capo della difesa a rispondere in un’intervista rilasciata a Channel News Asia. La ragione principale è dovuta alle difficoltà che l’esercito filippino ha incontrato nel fronteggiare i militanti. L’esercito è stato colto di sorpresa dalla forza dei ribelli. Infatti, ai militanti locali del gruppo Maute si sono aggiunti molteplici guerriglieri giunti da tutti i paesi vicini, soprattutto dall’Indonesia e dalla Malesia. Si tratta di persone che hanno già combattuto in altre battaglie, alcuni di ritorno dalla Siria e dall’Iraq, molto ben addestrati nel condurre operazioni di guerriglia urbana e nella giungla, modalità di combattimento estranee all’esperienza dell’esercito filippino, secondo Lorenzana. Inoltre, i ribelli dispongono di ottimi cecchini che avrebbero causato quasi la metà delle vittime tra le fila dell’esercito filippino nelle prime due settimane di scontri e ne avrebbero impedito l’avanzata.

Un altro fattore che ha aumentato la difficoltà d’azione dell’esercito è stata la morte del numero uno dell’intelligence di Marawi. L’uomo aveva contatti all’interno dei gruppi di ribelli e riusciva a essere informato su ogni loro mossa, dopo la sua scomparsa, riferisce Lorenzana, l’esercito si è ritrovato “quasi cieco”.

La principale preoccupazione attuale di Lorenzana, oltre a mettere fine all’assedio di Marawi è quella di evitare che simili situazioni si verifichino a macchia d’olio in altre città delle Filippine. L’arcipelago filippino è a maggioranza di fede cattolica, ma vi sono delle importanti comunità islamiche soprattutto nel sud del paese. In tutte le Filippine le misure di sicurezza sono state intensificate ed è stata aumentata l’attenzione sulle informazioni di intelligence e i controlli su eventuali movimenti dei militanti dal sud.

Il timore della diffusione di assedi come quello di Marawi si è diffuso anche oltre i confini nazionali delle Filippine e tutti gli altri paesi del Sud-Est Asiatico, soprattutto Indonesia e Malesia, stanno aumentando i controlli e organizzando pattugliamenti congiunti delle acque vicine alle loro coste. Tutti i paesi, oltre a temere la crescita dei gruppi estremisti già presenti sui loro territori nazionali, sono preoccupati che i militanti dell’Isis in ritirata da Iraq e Siria possano spostarsi verso il Sud-Est Asiatico per creare lì una nuova roccaforte.

Ilaria Tipà

Delfin Lorenzana, segretario alla difesa delle Filippine. Fonte: Wikipedia Commons

Delfin Lorenzana, segretario alla difesa delle Filippine. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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