YEMEN: STRAGE DI MIGRANTI AFFOGATI DA UNO SCAFISTA

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 12:20 in Immigrazione Yemen

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L’immigrazione è un fenomeno che non riguarda soltanto l’Italia, l’Europa e la Libia. Dal marzo 2015, lo Yemen è dilaniato da un conflitto civile che lo ha reso terreno fertile per i trafficanti di esseri umani.

Il 9 agosto, più di 50 rifugiati somali ed etiopi sono stati “deliberatamente affogati” da uno scafista, di fronte alle coste dello Yemen.

La UN Migration Agency ha definito l’accaduto “scioccante e inumano”. Secondo quanto riportato dall’International Organization for Migration, la maggior parte dei migranti erano adolescenti. Sulla spiaggia di Shabwa, sono stati ritrovati 29 cadaveri, ma almeno 22 persone sono ancora disperse. La mattina del 9 agosto, un trafficante di esseri umani ha forzato circa 120 migranti a buttarsi in acqua in prossimità delle coste yemenite. “I sopravvissuti hanno detto al nostro staff che lo scafista li ha costretti a gettarsi in mare non appena ha visto in lontananza una nave delle autorità”, ha spiegato il capo della missione dell’International Organization for Migration in Yemen, il quale ha aggiunto che, secondo quanto riferito dai testimoni, il trafficante ha già fatto ritorno in Somalia per continuare il suo business e portare altri migranti verso lo Yemen. Lo staff dell’International Organization for Migration ha fornito assistenza ai 27 sopravvissuti sulla spiaggia.

Le acque tra il Corno d’Africa e lo Yemen costituiscono una tratta molto utilizzata dai trafficanti, i quali si approfittano del caos del conflitto yemenita per portare avanti le loro attività indisturbati. Dall’altra parte, i rifugiati vogliono andare in Yemen per poi cercare di raggiungere gli altri Paesi del Golfo per trovare lavoro.

La guerra civile in Yemen è scaturita da un conflitto tra i ribelli sciiti Houthi, alleati con le forze fedeli all’ex Presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, ed i sostenitori dell’attuale presidente MansourHadi. Dal marzo 2015, gli Houthi controllano la capitale Sana’a, mentre il governo di Hadi, riconosciuto come presidente legittimo dalla comunità internazionale, ha sede ad Aden, nel sud del Paese. Sempre nel 2015, l’Arabia Saudita ha assemblato una coalizione internazionale per rimuovere gli Houthi e rimettere al suo posto il presidente Hadi, iniziando a bombardare le roccaforti dei ribelli nel Paese. Il conflitto ha così assunto una dimensione regionale, diventando terreno di scontro tra i principali attori esterni, quali Arabia Saudita e Iran, il quale è accusato di sostenere i ribelli sciiti attraverso l’invio di armi e consiglieri militari.

Tale situazione di caos e instabilità ha reso il Paese un terreno fertile per i traffici di esseri umani. Secondo le stime dell’International Organization for Migration, dal primo gennaio a oggi, circa 55,000 persone hanno lasciato il Corno d’Africa per raggiungere lo Yemen. La maggior parte provengono dalla Somalia e dall’Etiopia. I cittadini somali lasciano il loro Paese per cercare di sfuggire alla furia del gruppo terroristico islamista, al-Shabaab; gli etiopi, invece, abbandonano l’Etiopia per via delle proteste anti-governative e dello stato di emergenza in cui versa il Paese da ormai 10 mesi.

Nel 2016, 11,500 rifugiati sono attraccati in Yemen mentre, nel 2015, sono arrivati in 100,000.

Sofia Cecinini

Migranti a bordo di un barcone nel Mediterraneo. Fonte: Wikipedia

Migranti a bordo di un barcone nel Mediterraneo. Fonte: Wikipedia

di Redazione

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