NIGER: INTERNATIONAL ORGANIZATION FOR MIGRATION MONITORA I FLUSSI MIGRATORI

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 20:56 in Immigrazione Niger

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Secondo quanto riportato dall’International Organization for Migration (IOM), circa 1000 migranti sono stati salvati da aprile a oggi, nel nord del Niger, grazie a operazioni di soccorso.

Dal 19 al 25 luglio, l’International Organization for Migration ha condotto una missione lungo le rotte migratorie nel deserto di Ténéré e nelle aree ai confini tra il Niger e la Libia. Le operazioni hanno avuto un duplice scopo: da una parte quello di migliorare il salvataggio e l’assistenza dei migranti e, dall’altra, quello di capire quale sia il modo migliore per soccorrere gli individui in aree desolate, per consigliare il governo del Niger nella gestione dei flussi migratori. Entro la fine di luglio, l’International Organization for Migration ha setacciato 1,400 chilometri nel nord del Paese, per cercare di identificare le sfide e i cambiamenti assunti dalle tratte migratorie. Nel corso della missione, sono stati salvati 150 migranti.

Tale iniziativa fa parte del progetto Migrants Rescue and Assistance in Agadez Region (MIRAA), fondato dal governo olandese, ed è complementare a Migrant Resource and Response Mechanism (MRRM), guidato dall’International Organization for Migration Niger e finanziata dall’Unione Europea.

Dal gennaio 2017, sono stati circa 60,000 i migranti che sono entrati in Niger, la cui metà aveva intenzione di uscire dal Paese attraverso Sèguedine e Arlit. Attraverso le sue attività di monitoraggio, l’International Organization for Migration mira a comprendere il modo in cui i network dei traffici di essere umani sono organizzati, così da eventualmente aumentare la propria presenza in determinate aree del Paese. Alberto Preato, manager dell’International Organization for Migration, ha riferito che l’organizzazione non vuole solo fornire assistenza ai migranti, ma vuole contribuire a migliorare la stabilità della comunità, supportando le iniziative volte a monitorare e studiare i flussi migratori nel nord del Niger.

Il Niger vive da quasi sessant’anni una situazione di instabilità economica, politica e sociale. Il 3 agosto 1960 il Paese si è reso indipendente dal dominio coloniale francese. La strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua ad essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. Le sue difficoltà sono aggravate dagli scontri tra il governo locale, con a capo il primo ministro Brigi Rafini, ed il gruppo terroristico Boko Haram, che ha la sua base in Nigeria, Paese confinante con il Niger. Dal momento che il governo del Niger fa parte di una coalizione di Stati che combatte contro Boko Haram dal gennaio 2015, subisce la vendetta di questa organizzazione terroristica, una delle più potenti del mondo. La violenza di Boko Haram ha causato una grave crisi umanitaria.

Sofia Cecinini

bandiera-cartina del Niger. Fonte: Pixabay

bandiera-cartina del Niger. Fonte: Pixabay

di Redazione

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