MYANMAR: TENSIONI TRA MUSULMANI E BUDDISTI

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 21:08 in Asia Myanmar

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Le tensioni nello stato settentrionale Rakhine, in Myanmar, sono in aumento. L’attenzione finora è sempre stata posta sulla tragedia umanitaria che colpisce la minoranza islamica di etnia Rohingya, ma le nuove ostilità riguardano il rapporto tra questo gruppo etnico e la maggioranza buddista dello stato di Rahkine.

Le Nazioni Unite hanno avvisato le loro agenzie e le altre organizzazioni internazionali che forniscono aiuti umanitari ai Rohingya della crescente ostilità nei loro confronti da parte dei buddisti della zona. La maggioranza buddista è convinta che i gruppi umanitari stiano dando sostegno ai militanti islamisti di etnia Rohingya.

Le agenzie Onu temono che possano nascere sommosse civili da parte dei buddisti in un clima già esasperato dalla violenza dell’esercito degli ultimi mesi. La ragione alla base del malcontento dei buddisti e della loro convinzione che le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali impegnate negli aiuti umanitari stiano sostenendo i militanti islamisti è la diffusione di disinformazione.

I buddisti dello stato di Rakhine si sono spesso lamentati della presenza delle agenzie straniere, accusate di favorire i Rohingya con aiuti e domenica 6 agosto in tutto lo stato si sono svolte manifestazioni per chiedere l’uscita dal paese delle agenzie estere. Nel 2014, gli uffici delle agenzie per il sostegno umanitario sono state saccheggiate nella capitale dello stato, Sittwe. I monaci e i leader della comunità buddista dello stato di Rakhine si sono riuniti domenica 6 agosto per chiedere maggiori garanzie per la loro sicurezza al governo.

I musulmani di etnia Rohingya che vivono nello stato di Rakhine sono più di un milione e vivono in una situazione di isolamento e con diritti limitati, poiché vengono considerati immigrati clandestini dal vicino Bangladesh. Dall’ottobre 2016, l’esercito birmano sta conducendo un’operazione militare nella zona settentrionale del paese, in seguito ad alcuni attacchi contro delle stazioni di polizia di confine. Da allora, sono più di mille gli edifici bruciati e più di 75 mila gli sfollati Rohingya fuggiti verso il Bangladesh in cerca di salvezza. Sono invece circa 400 le persone arrestate dall’esercitocon l’accusa di coinvolgimento negli attacchi del 9 ottobre, tra di loro vi sono almeno una decina di adolescenti. Le tensioni tra buddisti e musulmani sono state in crescente aumento da quando, alla fine di luglio, 7 buddisti sono stati trovati impiccati nelle montagne a nord di Maungdaw, nel nord dello stato di Rakhine, secondo il governo sarebbe stata opera di estremisti islamici.

L’esercito è accusato dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni per i diritti umani di aver abusato delle donne Rohingya, di aver condotto esecuzioni sommarie ed extra-giudiziarie e violenze di ogni genere. Il governo del Myanmar continua a negare le accuse e ad affermare che sarebbero solo 22 mila i Rohingya ad aver lasciato il paese. Il governo guidato dal premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi ha finora rifiutato l’ingresso nello stato di Rakhine agli ispettori dell’Onu e di instaurare una commissione d’indagine internazionale. Il governo ritiene che una tale presenza straniera potrebbe solo peggiorare la situazione attuale. Secondo il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Myanmar, Thaung Tun, sarebbero 44 i civili morti e 27 le vittime di rapimento dall’ottobre 2016 e si tratterebbe per lo più di militanti musulmani Rohingya che vengono spostati o eliminati dai villaggi che collaborano con il governo.

Ilaria Tipà

Bambini Rohingya nello stato di Rahkine. Fonte: Wikipedia Commons

Bambini Rohingya nello stato di Rahkine. Fonte: Wikipedia Commons

 

di Redazione

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