L’AMERICA LATINA SI MOBILITA PER ISOLARE MADURO

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 6:01 in America Latina Venezuela

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Riuniti a Lima su iniziativa peruviana, i ministri e i viceministri degli esteri di 17 paesi americani hanno espresso una dura condanna per la rottura dell’ordine costituzionale in atto in Venezuela, assicurando che riconoscono come unico parlamento del paese l’Assemblea Nazionale eletta nel 2015.

I ministri degli esteri dell'America Latina e del Canada a Lima. Fonte: sfgate

I ministri degli esteri dell’America Latina e del Canada a Lima. Fonte: sfgate

“Quello che abbiamo oggi in Venezuela è una dittatura, questa situazione è senza uscita, dobbiamo agire” – ha dichiarato Ricardo Luna, ministro degli esteri del Perù accogliendo a Lima i ministri e i viceministri degli esteri di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Giamaica, Grenada, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Santa Lucia e Uruguay.

Organizzato dal governo peruviano per affrontare la situazione venezuelana dopo la decisione degli Stati Uniti di varare sanzioni unilaterali contro il Presidente Maduro, il vertice di Lima ha raggiunto l’obiettivo di unire attorno a una posizione comune tutti i grandi paesi dell’America Latina e il Canada.

Il vertice si è svolto autonomamente da tutte le organizzazioni regionali e internazionali, nella sede del Ministero degli Esteri di Lima, il palazzo di Torre Tagle.

Tutti i partecipanti al vertice hanno espresso preoccupazione per la situazione in Venezuela ed hanno condannato la rottura dell’ordine costituzionale causato dall’elezione dell’Assemblea Costituente. I rappresentanti di dodici paesi, poi, hanno concordato un comunicato, la “Dichiarazione di Lima”, che stabilisce la posizione comune. Uruguay Guyana, Giamaica, Santa Lucia e Grenada si sono riservati di firmare la dichiarazione.

La Dichiarazione di Lima, composta di 16 punti frutto di un compromesso tra i paesi che chiedevano una posizione di rottura totale, come Perù e Argentina, e quelli più moderati, è molto dura con Caracas.

Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay e Perù comunicano la decisione di non riconoscere l’Assemblea Costituente, definita “illegittima”, e di appoggiare l’Assemblea Nazionale e la Procuratrice Generale Luisa Ortega. Tutti gli atti legislativi venezuelani senza l’approvazione dell’Assemblea Nazionale non saranno riconosciuti. I dodici paesi esprimono condanna per l’uso della violenza e per la continua violazione dei diritti umani, approvano la decisione del Mercosur di sospendere in via definitiva Caracas, chiedono l’applicazione della Carta Interamericana dei Diritti in Venezuela e lanciano un appello alla Commissione Europea e alla presidenza della Comunità Economica dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) affinché il vertice UE-CELAC previsto per il prossimo ottobre venga rinviato. Il testo contiene anche un appello affinché si interrompa la vendita di armi al Venezuela.

La Dichiarazione di Lima si chiude con un appello al dialogo e al negoziato, affinché la democrazia in Venezuela possa essere pienamente ristabilita.

“Non possiamo ammettere una dittatura fra di noi – ha dichiarato al termine del vertice il ministro degli esteri del Brasile Aloysio Nunes – promuoviamo l’isolamento diplomatico di un regime che punisce duramente il proprio popolo”. Nunes aveva proposto lo scorso venerdì 4 agosto una mediazione a Nicolás Maduro. Respinta l’iniziativa di Nunes, il Brasile aveva chiesto e ottenuto da Argentina, Paraguay e Uruguay l’applicazione della “clausola democratica” in ottemperanza della quale Caracas è stata sospesa definitivamente dal Mercosur.

In contemporanea al vertice di Lima si è tenuto a Caracas un summit dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) integrata da Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua, San Vincent e Grenadines, Antigua e Barbuda, Dominica, Saint Kitts e Nevis, Ecuador, Santa Lucia e Grenada. Queste ultime due nazioni caraibiche, data la dipendenza economica che hanno tanto dal petrolio venezuelano che dagli accordi con altri paesi del continente, hanno inviato rappresentanti ad entrambi i vertici. I paesi dell’ALBA, assieme ad El Salvador, sono gli unici ad avere riconosciuto la legittimità dell’Assemblea Costituente venezuelana.

Il ministro degli esteri venezuelano Jorge Arreaza ha definito quella di Lima “una cospirazione contro il Venezuela” ed ha enfatizzato affermando che è arrivato il momento “di difendere la sovranità del Venezuela”.

 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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