LA CINA CHE NON PIACE ALL’INDIA

Pubblicato il 10 agosto 2017 alle 17:22 in Approfondimenti India

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Cina e India si fronteggiano sul confine con il Bhutan. Mentre gli eserciti sono schierati, la partita che si gioca è a livello strategico e tattico e ad essere in palio è l’influenza regionale dei due giganti d’Asia.

La Cina ha accumulato molto potere a livello economico e più la sua influenza cresce, più viene utilizzata per mascherare i suoi obiettivi in politica estera, ma i limiti di questo approccio iniziano ad apparire evidenti, man mano che prosegue la contrapposizione tra l’esercito della Cina e quello dell’India sul confine himalayano. Questa la tesi dell’analisi del prof. Brahma Chellaney, professore di Studi Strategici al Centro di Ricerca Politica di New Delhi e alla Robert Bosch Academy di Berlino, su Asian Times.

Le truppe di Cina e India si stanno fronteggiando su una striscia di confine sull’altopiano dell’Himalaya, dove i territori dei due paesi di congiungono con quelli del Bhutan, dalla fine del mese di giugno 2017. La Cina afferma che le truppe indiane siano sul suo territorio nazionale, mentre il Bhutan e l’India ritengono si tratti di territorio appartenente al Bhutan, il piccolo stato tra la provincia cinese del Tibet, l’India e il Bangladesh. L’India gode di una forte presenza militare in Bhutan e sostiene che le sue truppe hanno individuato un’unità dell’esercito cinese nella zona di Doklam, appartenente al Bhutan e che la Cina abbia tentato di costruire una strada nella regione. Il Bhutan è un paese dalle dimensioni molto ridotte, situate tra due grandi potenze: India e Cina. Secondo il governo del Bhutan, il tentativo di costruire una strada da parte cinese costituisce “una violazione diretta” degli accordi bilaterali. Il Bhutan non ha relazioni diplomatiche formali con la Cina ed è un alleato molto stretto dell’India. La strada che i cinesi vogliono costruire attraversa una zona dove il Tibet cinese, il Bhutan e lo stato indiano di Sikkim si incrociano. Per India e Bhutan una tale opera infrastrutturale mette a rischio la sua sicurezza.

Dall’inizio dell’empasse che vede i due eserciti schierati, i leader cinesi hanno chiesto quasi quotidianamente all’India di ritirare le sue truppe o di prepararsi a uno scontro militare. Il Ministro della Difesa di Pechino ha minacciato di dare all’India una “dura lezione”, affermando che un conflitto nel 2017 poterebbe un maggior numero di perdite di quelle generate dalla guerra sino-indiana del 1962. Nel 1962, a seguito di una schermaglia sul confine himalayano, la Cina invase il territorio dell’India e creò ingenti danni e perdite nel giro di poche settimane.

Nonostante le minacce e gli avvertimenti da Pechino, il governo di New Delhi, guidato dal Primo Ministro Narendra Modi, ha mantenuto la calma e non ha risposto alle minacce, tanto meno ha ritirato le truppe. È chiaro, man mano che i giorni passano, che la Cina stia cercando di ingaggiare una guerra psicologica nei confronti dell’India per portare avanti i suoi obiettivi strategici e per portare a casa una vittoria senza combattere, come vuole il principio dell’Arte della Guerra, il classico di cinese di Sun Zi, secondo l’analisi del prof. Brahma Chellaney.

La guerra psicologica della Cina si è sviluppata attraverso la diffusione di campagne di disinformazione e manipolazione mediatica mirate a rappresentare l’India come un aggressore e la Cina come la vittima, spiega il prof. Chellaney. Pechino ha fatto appello a un accordo di epoca coloniale per la spartizione delle terre di confine, senza mai fare riferimento alle sue violazioni riportate da India e Bhutan e senza citare gli accordi bilaterali più recenti. Se questa tattica di psico-guerra ha avuto frutti positivi nei primi giorni del confronto, ora ha iniziato a vacillare. L’auto-descrizione della Cina come vittima d’aggressione da parte delle truppe indiane che avrebbero invaso il suo territorio la mostra in una posizione di debolezza e ha creato forti rivendicazioni nazionaliste nello stesso popolo cinese. Di conseguenza, anche la posizione di comandante supremo di Xi Jinping e la retorica per cui la Cina è ormai una potenza dominante in Asia, risultano in pericolo.

Qual è ragione per cui la Cina ha iniziato a costruire una strada che sapeva poteva condurre a uno scontro con il Bhutan e l’India? La ragione fondamentale è di natura geopolitica e strategica, ma anche di tattica militare. La strada, secondo gli analisti dell’India, se completata, faciliterebbe la chiusura da parte delle forze armate il cinesi del passaggio sulla stretta fascia di territorio che collega il cuore dell’India ai suoi stati nord-orientali in caso di guerra, portandoli all’isolamento.

Dal punto di vista strategico, New Delhi ritiene che le attività della Cina nella zona di confine rappresentino il suo ultimo tentativo di mettere a repentaglio i legami dell’India con gli stati vicini. Se la Cina riuscisse a convincere l’India ad abbandonare il Bhutan, uno dei suoi alleati, porrebbe in essere un precedente importante. Gli altri paesi dell’Asia, in futuro, ci penserebbero bene prima di andare in aiuto di altri stati vicini che si trovassero sottoposti alla pressione da parte della Cina. Questo è solo un aspetto, l’altro è che l’influenza dell’India sul Bhutan diminuirebbe e verrebbe sostituita dalla crescita di quella della Cina.

La Cina osserva con attenzione la crescita economica e di influenza economica dell’India e la considera una minaccia. L’India è l’unico paese sul continente asiatico in possesso di un potenziale sufficiente per contrastare la leadership cinese, secondo l’analisi di Sumit Ganguly su Foreign Affairs.

Ogni volta che l’India ha tentato di estendere la sua influenza oltre i confini nazionali verso i paesi vicini – con l’espansione della presenza navale nell’Oceano Indiano, con la concessione di aiuti umanitari o con la partecipazione alle operazioni anti-pirateria nel Corno D’Africa – la Cina si è impegnata per contenere l’influenza di New Delhi. La costruzione della strada nella regione di Doklam è solo l’ultimo passo di un piano più grande.

Una componente essenziale del progetto della Cina è quello di creare legami con i paesi vicini all’India, in particolar modo con il Pakistan. Dal 2013, il Pakistan è un membro importante del progetto infrastrutturale di Xi Jinping Belt and Road o Nuova Via della Seta. La Cina sta costruendo un reattore nucleare a Karachi, città portuale pakistana e ha versato più di 60 miliardi in investimenti diretti per progetti infrastrutturali. Il grande progetto del Corridoio Economico Cina-Pakistan, fortemente osteggiato dall’India, mira a costruire strade e ferrovie in modo da collegare il porto di Gwadar in Pakistan alla città di Kashgar, nella regione cinese occidentale del Xinjiang. L’importanza della costruzione di una strada che colleghi un’importante città cinese a un porto sul Mar Arabico è ben chiara agli ufficiali governativi dell’India. La strada costituirà un collegamento diretto tra i due avversari più importanti dell’India e renderà più semplice l’arrivo di aiuti militari dalla Cina nel caso di una crisi Indo-Pakistana.

Oltre al Pakistan, la Cina sta portando avanti progetti infrastrutturali di collegamento anche con il Bangladesh e il Nepal. Pechino negli ultimi anni è divenuta il maggior fornitore di armi del Bangladesh, mentre il Nepal si è aperto alla Cina dopo una crisi in cui l’India ha bloccato le forniture di carburante al paese vicino e Pechino è intervenuta in suo aiuto.

In Nepal la Cina ha avuto accesso facile dovuto all’errore diplomatico di New Delhi, ma in Bangladesh, in Bhutan e nello Sri Lanka, Pechino sta guadagnando influenza facendo ricorso alle ingenti risorse economiche di cui dispone, secondo l’analisi di Foreign Affairs. La decrescita dell’influenza dell’India sui paesi che la circondano dovrebbe portare New Delhi a cercare una risoluzione del contrasto nell’area di Doklam e a preoccuparsi di migliorare le sue strategie di gestione dei rapporti con i paesi vicini, se non vuole finire per ritrovarsi isolata.

Ilaria Tipà

Tempio di alta montagna in Bhutan, sull'Himalaya. Fonte: Wikipedia Commons

Tempio di alta montagna in Bhutan, sull’Himalaya. Fonte: Wikipedia Commons

di Redazione

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