TIBET: MACERIE AL MONASTERO LARUNG GAR

Pubblicato il 9 agosto 2017 alle 5:58 in Approfondimenti Asia

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Uno dei più importanti monasteri buddisti del Tibet, Larung Gar, è sovraffollato, secondo il governo cinese. Per questo molte delle residenze che lo compongono vengono demolite. Per questo molti monaci e monache buddisti vengono trasferiti forzatamente in altre zone. Si tratta davvero di un provvedimento per salvaguardare la sicurezza degli abitanti del monastero? O forse la misura è parte di un più ampio progetto di trasformazione del centro culturale del buddismo tibetano in un’attrazione per turisti?

Nella zona più Orientale dell’Altopiano del Tibet, a quasi quattro mila metri d’altitudine, si trova il monastero di Larung Gar, uno dei più importanti monasteri del buddismo tibetano al mondo un monumento alla cultura, religione e alla storia del Tibet noto come “la città in cielo”.

Il monastero conta tra i 10 e i 40 mila residenti composti da monaci, monache e studenti che vi sostano per periodi più o meno lunghi. Nel giugno 2016, il governo di Pechino ha emanato un ordine in cui si afferma che il monastero è sovrappopolato e che è necessario ridurne gli abitanti a un massimo di 5 mila persone entro il mese di ottobre 2017.

A poche settimane di distanza dall’emanazione dell’ordine, le squadre operative hanno iniziato a buttare giù gli edifici intorno al monastero. Ai residenti è stato chiesto di firmare delle dichiarazioni in cui affermano che non avrebbero fatto ritorno nell’area del monastero per “mantenere l’unità del paese” e sono stati trasferiti, forzatamente, su dei bus diretti altrove, racconta Steve Shaw su The Diplomat.

Sono stati 3730 i residenti del monastero ad essere stati trasferiti nel 2016 e 1500 le residenze di monaci e monache distrutte, in un processo di demolizione che è continuato nel 2017.

Tutto il processo della distruzione e del trasferimento degli abitanti rimane “poco chiaro”, secondo il portavoce dell’organizzazione pro-libertà del Tibet, Free Tibet. La situazione del monastero Larung Gar inizia ad essere nota e i gruppi in difesa dei diritti umani si sono attivati e hanno definito ciò che sta accadendo come una limitazione della libertà di religione e un tentativo del governo della Cina di distruggere un simbolo della cultura del Tibet.

Nonostante la zona del monastero è ad accesso ristretto per i giornalisti, i turisti internazionali e le organizzazioni umanitarie, un cittadino canadese-cinese è riuscito a raggiungere Larung Gar grazie alla sua discendenza cinese e alla conoscenza del mandarino, The Diplomat riporta ciò che David Chan è riuscito a scoprire.

All’inizio del 2017, David Chan si è unito a un gruppo di turisti cinesi a cui è permesso visitare il Tibet. Si tratta di una politica del governo di Pechino che considera il Tibet una regione a minoranza etnica maggioritaria con statuto speciale della Cina ed è impegnato in una campagna per rendere la zona attrattiva per i flussi turistici interni. Il governo cinese vorrebbe anche incoraggiare cinesi di etnia Han – l’etnia maggioritaria in Cina – a trasferirsi in Tibet, dove la popolazione è maggioranza di etnia tibetana.

Il popolo tibetano è fiorente, il governo cinese si prende cura della popolazione del Tibet, i terreni della provincia vengono pagati meglio dal governo rispetto alle altre zone del paese, così come il bestiame. I tibetani godono di sgravi fiscali importanti. I Tibetani non hanno ragione di opporsi la governo cinese, perché conducono vite positive e coloro che protestano sono solo portatori di guai. Questa è la descrizione del Tibet che i compagni di viaggio cinesi di David Chan forniscono mentre si spostano da Chengdu, nella regione della Cina occidentale del Sichuan verso Larung Gar. Questa è la descrizione ufficiale del Tibet dei media di Pechino.

I Tibetani, in realtà, lottano per riavere la libertà da quando le forze dell’esercito cinese hanno occupato la regione, nel 1950. Secondo la lettura del governo cinese, l’occupazione è stata una liberazione e le accuse di oppressione nei confronti del popolo tibetano sono solo falsi miti. L’essere parte della Repubblica Popolare Cinese è un bene oggettivo per il Tibet, secondo il governo centrale di Pechino. Lo sviluppo economico attuale del Tibet è effettivamente frutto dei miglioramenti introdotti a partire dal 1950. Le politiche di “sviluppo dell’Ovest” del governo cinese hanno dotato il Tibet di infrastrutture come strade, ferrovie, hotel e corrente elettrica. L’economia è però solo una faccia della medaglia.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle discriminazioni etniche e sociali le etnie tibetana e Han, con quest’ultima come principale beneficiaria dei frutti dello sviluppo economico della provincia.

Il Tibet è considerato dalla Cina come una regione a minoranza etnica maggioritaria con statuto speciale, per questo gode, secondo la costituzione cinese, di alcune libertà di legislazione in più rispetto alle altre province. Il problema è che il diritto di formulare regolamenti e di implementare le leggi nazionali secondo le condizioni speciali della zona è in mano non ai tibetani, ma di un piccolo gruppo di ufficiali del Partito Comunista Cinese di etnia Han, secondo l’osservatorio indipendente Freedom House.

Gli appalti per i progetti infrastrutturali, per il turismo e le costruzioni vengono assegnati per lo più ad aziende guidate da cinesi di etnia Han immigrati nella zona. L’immigrazione interna dalle altre regioni verso il Tibet è stata così significativa, che l’etnia tibetana è divenuta una minoranza nella sua stessa casa.

David Chan ha impiegato due giorni di viaggio per raggiungere Larung Gar e l’autista ha dovuto aggirare due blocchi stradali con pattuglie dell’esercito. “Il grado di demolizione era diverso nelle varie zone del complesso del monastero”, racconta David Chan, alcune aree erano marcate per essere distrutte, altre ridotte in macerie.

David Chan ha tentato il dialogo diretto con gli abitanti del monastero, ma nessun Monaco ha accettato di parlare con lui. È riuscito ad avere una conversazione con una monaca, che parlava mandarino, solo mostrando un’immagine del Dalai Lama. Gli abitanti del monastero, secondo la monaca, vedono le demolizioni come inevitabili perché considerano la Cina troppo potente per opporsi. La religiosa ritiene la distruzione delle abitazioni inutile, se davvero il governo cinese riteneva il monastero sovraffollato, avrebbe potuto costruire nuove case sulle pendici del monte e non distruggere quelle esistenti.

Secondo l’osservatorio Free Tibet, non è da escludere che il monastero fosse davvero sovrappopolato, ma il vero problema sarebbe il modo con cui il governo cinese sta affrontando la cosa. Spostare forzatamente le persone a centinaia di miglia dalle loro case, dopo averle distrutte, non dimostra grande preoccupazione per la sicurezza e la salute delle persone. La Cina deve affrontare il problema del sovraffollamento in molte grandi città, ma non utilizza questa tecnica, afferma Free Tibet.

Secondo le informazioni messe insieme da David Chan durante il suo viaggio, l’obiettivo del governo cinese sarebbe quello di trasformare il monastero di Larung Gar in un centro di attrazione per turisti poiché lo riconosce come un punto di riferimento a livello internazionale e vuole ridurre al minimo l’eco dei problemi politici interni con il Tibet.

Per questa ragione gli edifici principali del monastero non vengono toccati, racconta David Chan, “così i turisti potranno ancora vedere gli edifici e la storia. Questo potrebbe anche andare bene, ma il costo a livello culturale è incredibile. Il monastero non sarà più un luogo di culto e di studio del buddismo, diverrà un’attrazione turistica”.

Nella cittadina di Serthar, a pochi chilometri dal monastero, nascono intanto alberghi di livello internazionale. Se da un lato la volontà del governo centrale di favorire lo sviluppo della regione può essere condivisibile, dall’altro il costo in termini culturali e umanitari appare altissimo. Secondo David Chan, quello che sta accadendo finirà per diluire sempre di più la cultura tibetana, così come l’etnia tibetana è sempre più diluita nel grande fiume di quella cinese Han.

Il Tibet è una delle cinque regione a minoranza etnica maggioritaria con statuto speciale, situata nella zona sud occidentale del Paese. La sua linea di confine è condivisa con il Myanmar, l’India, il Buthan e il Nepal.  L’etnia maggioritaria della regione è quella tibetana, sebbene vi siano diversi altri gruppi etnici. Il Tibet è sotto la giurisdizione della Repubblica Popolare Cinese dal 1951, anno della battaglia di Chamdo e della firma “dell’accordo in 17 punti” tra il governo della Cina e il Dalai Lama. Da allora, il Movimento per l’Indipendenza del Tibet lotta per il ritorno dell’autonomia regionale. Il Dalai Lama ha lasciato il Tibet e vive in esilio in India dalle rivolte del 1959.

Ilaria Tipà

Monaco Buddista che osserva il complesso del monastero di Larung Gar, Tibet. Fonte: Flickr

Monaco Buddista che osserva il complesso del monastero Larung Gar, Tibet. Fonte: Flickr

di Redazione

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